martedì 2 dicembre 2008

O di qua o di là

Ho letto tutta l'intervista di Francesco Rutelli a Panorama, il tema è di grande attualità, la collocazione europea del PD. Una scelta, temo, necessaria, visto che è probabile che gli elettori potenziali del PD vogliano sapere da che parte staranno i deputati che eleggeranno l'anno prossimo. Il titolo dell'articolo è "Caro Veltroni, non voglio morire socialista" e la chiusura lo conferma, alla domanda "Nostalgia della Margherita?" quello che è uno dei principali esponenti del PD, anche se non corroborato nella sua leadership da grandi vittorie negli ultimi anni, la risposta è: "quando abbiamo sciolto la margherita, se c'era una cosa certa era che non la stavamo sciogliendo per ritrovarci nel Pse".
Qui già sorgerebbero alcune domande, del tipo: "quali erano invece le cose incerte?" oppure "ma se per voi era così importante, forse era meglio che trovavate un accordo prima, visto che gli altri volevano esattamente il contrario ...", soprattutto perché gli altri, i DS, erano un partito totalmente immerso nel PSE, con vicepresidenti e tutto.

In un matrimonio questa riserva iniziale è utilizzabile come annullamento, almeno alla Sacra Rota, se non ricordo male.

Ma cerchiamo di tornare alla sostanza: a cosa serve questo famoso PSE? Ora, in Europa le cose sono piuttosto semplici, come anche da noi, in fondo. E questo dovrebbe essere particolarmente chiaro ad un esponente del partito che è nato proprio per introdurre il bipartitismo in Italia. E che, almeno in questo, ha avuto un successo molto superiore ad ogni aspettativa. Anche in Europa si può stare solo o di qua o di là. Di là c'è uno schieramento di centro-destra, il cui nucleo originario è formato di partiti di ispirazione cristiana, e che si chiama PPE (Partito Popolare Europeo). Questo è il posto dove stava Forza Italia e ora starà il PdL, e quindi anche AN per interposto partito. Rimane quindi solo il PSE . Ma, come avviene in molti sistemi bipolari, e a maggior ragione in una organizzazione che raggruppa 25 paesi molto diversi, esistono anche formazioni minori, di estrema destra, di estrema sinistra, e poi c'è una formazione "di centro", chiamata ALDE (Associazione dei Liberali e dei Democratici Europei), che è l'obiettivo di Rutelli. E alla quale aderiscono gli attuali parlamentari europei della ex Margherita (che sono in tutto 9).

Su quanto conta in Europa questa ALDE, fondata dal francese Bayreou, (se non erro, neanche lui peraltro con grandi successi all'attivo: alle ultime presidenziali francesi non è arrivato neanche al ballottaggio) possiamo fare riferimento a quello che dice lo stesso Rutelli nell'intervista "A Strasburgo la scelta del presidente dell'Europarlamento è affare tra PPE e PSE. Un nome per uno, meglio se di basso profilo (un tempo è stato Prodi, forse l'ha dimenticato, ndr) e poi via alla staffetta, mezza legislatura per uno".

A questo punto a una persona "di basso profilo", che si ripromette semplicemente di vincere o almeno di contare qualcosa, e che magari ha in mente le strategie per vincere o almeno per non perdere rovinosamente (vedi i 36 stratagemmi cinesi) non rimane alcun dubbio. Ma l'esponente del PD guarda oltre.

"Il PD dovrebbe rompere questo schema compromissorio, proponendo a tutto lo schieramento democratico, socialista, liberaldemocratico, ambientalista, il nome di una grande personalità per la presidenza", e ancora prima "Il PD deve affrettarsi a promuovere un'alleanza di centrosinistra tra le forze riformiste ed europeiste". Quindi il PD, partito appena nato, tuttora con forti ed evidenti divisioni interne (questa sul PSE è una), uscente da una serie di sconfitte e in grande difficoltà di consensi, dovrebbe coagulare invece in Europa una coalizione del tutto innovativa, coinvolgendo partiti (partitini per lo più) di 22 paesi. Ma forse l'asso nella manica è la personalità da proporre. Sentiamo ancora Rutelli "A titolo di esempio, il liberale belga Guy Verhofstadt, la socialista francese Segoléne Royal, o l'ambientalista tedesco Joschka Fischer".

Allora, una, Segolene Royal, è socialista e peraltro ha appena perso il congresso del suo partito (oltre che le presidenziali l'altr'anno). Non si vede perché i partiti che non vogliono "morire socialisti" dovrebbero eleggere una socialista a presidente dell'Europarlamento. Joschka Fischer è un ambientalista e la maggior parte dei partiti dell'ALDE sono confindustriali e anti-ambientalisti, quindi anche qui pare proprio un nome con probabilità prossime allo zero. Il terzo,  Guy Verhofstadt, non sapevo chi fosse e quindi mi sono informato su Internet. Si tratta di un ex primo ministro belga (tra il 1999 e il 2004), un liberale centrista che per governare si è alleato con i socialisti locali. La storia politica belga è ancora più complicata di quella italiana e chi volesse seguire le vicende di questo signore può leggerle qui (http://en.wikipedia.org/wiki/Guy_Verhofstadt). Con tutta la buona volontà non sembra proprio il profilo di uno che può essere riconosciuto da tutta l'assemblea europea come "una grande personalità". In ogni caso viene da una storia di ripetute sconfitte in questi ultimi anni. Va bene che è un po' una tradizione europea usare i posti di presidente e commissario come compensazione per chi ha perso in patria, ma non mi sembra una buona cosa perseverare.

Insomma, continuo a non capire dove dovrebbe andare il PD secondo Rutelli e con quali probabilità. Forse la chiave sta proprio nell'inizio dell'intervista, dove fa un'apertura interessante: "Veltroni ... deve cogliere al balzo la palla che ci offre la vittoria di Barack Obama negli Stati Uniti, preludio all'apertura di un nuovo ciclo democratico in tutto il mondo".

Quindi, cercando di sintetizzare: anche in Europa dovrebbe sorgere un grande partito democratico e dovrebbe essere finalmente archiviato l'arcaico socialismo. Per farlo il PD dovrebbe: 1) proporsi come guida di una nuova formazione europea democratica, forte dei suoi "12 milioni di voti"; 2) far sparire (magari non nella prima elezione, diciamo nella seconda) e poi inglobare tutti i partiti socialisti europei (altrimenti come fa a vincere? Obama non aveva mica questi problemi)  3) il tutto mantenendo però una posizione fortemente centrista perché "abbiamo visto che anche in Italia le elezioni si vincono o si perdono a seconda del pendolarismo degli elettori moderati. Il PD è nato proprio per attirare anche quei voti".

Un programma che sarebbe ambizioso anche per un PD vincente e maggioritario e che mi sembra del tutto velleitario per il PD attuale. Penso che Rutelli debba rileggere (o leggere) il Gramsci dei "ragionevoli rapporti di forza". Riguardo al "pendolarismo degli elettori di centro" mi sembra che le recenti elezioni abbiano mostrato qualcosa di diverso: il PD che si è salvato ed è arrivato al 34% (o quasi) grazie al pendolarismo degli elettori della sinistra radicale, e Rutelli che non si è salvato dalla sconfitta grazie sempre al pendolarismo (ma questa volta nel senso dell'astensione) dei suddetti elettori della sinistra radicale.

Non ne ricaverei comunque una legge generale e immutabile. Ma neanche una prova dell'esatto contrario.
Quanto agli USA, Obama non ha vinto certo conquistando il centro moderato, ma portando a votare chi non ci andava mai perché si sentiva escluso, e per altri motivi che spiegava benissimo Stiglitz molti mesi prima delle elezioni (leggi qui).
Riguardo poi ai 12 milioni di voti, il PD deve prima riuscire a ritrovarli, nel 2009 ...

Mi rimane comunque senza risposta una domanda di fondo: perché? Perché impegnare energie in questa cosa? Mi vengono pensieri che non condivido e mi fermo qui.

Ultima cosa: ma chi sono gli altri partiti dell'ALDE? (ADLE in inglese). Vengono da 22 paesi e sono assai variegati. Dunque, una sintesi non è facile, e poi bisognerebbe essere un poliglotta, per seguire le vicende di tutti questi partitini e individuare la loro collocazione, oltre ad avere un mese e mezzo di tempo. Ma proviamoci, iniziando col dire che è a sua volta una coalizione, tra il Partito Europeo dei Liberali, Democratici e Riformato (ELDR) e il PDE (Partito Democratico Europeo). Il primo esiste dagli albori dell'Unione, raggruppa i partiti liberali e simili. Per esempio il nostro PLI di Malagodi, Altissimo e Zanone (per chi ha età e buona memoria). Non sono in grado di seguire tutte le vicende di tutti gli innumerevoli partiti e raggruppamenti che ne fanno parte, ma a colpo d'occhio mi sembra che siano in genere partiti alternativi alla sinistra nei vari paesi, al massimo possono essere alleati col centro, come la FDP tedesca. Il PDE ( http://it.wikipedia.org/wiki/Partito_Democratico_Europeo)  invece è più recente, è nato solo 4 anni fa nel 2004 (proprio a dicembre), comprende in tutto 8 partiti, ma proprio piccolini (uno di San Marino, uno di Cipro, uno basco, vedere la pagina di Wikipedia) tranne due un po' più grandi, due partiti di centro, l'UDF dalla Francia e la Margherita dall'Italia, da dove provengono infatti i due presidenti, che sono Bayreou e ...... Francesco Rutelli (ohibò).

(Le foto si riferiscono, ovviamente, alla ridente città di Strasburgo, che ospita il Parlamento Europeo, e alla sede del suddetto parlamento)


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