lunedì 22 dicembre 2008

Un evergreen: le auto blu

A un paio d'anni di distanza, nel rinnovato clima di rigore calvinista inaugurato (a sorpresa) dal nuovo governo di centro-destra, si ritorna a parlare dello spropositato numero di auto blu che in Italia sono a disposizione dei dirigenti pubblici di alto, basso e medio livello. Un tema al quale avevo dedicato uno dei miei primi posti su questo blog (La bufala delle auto blu).

Premessa doverosa: le auto blu sono troppe. Non so se sono 30.000 (come disse il ministro Santagata) o 600.000 (come si dice ora) ma nei due casi sono 30 mila o 600 mila di troppo. Non forniscono alcun servizio al cittadino, pur costando sicuramente qualcosa (e non poco). Altri paesi che funzionano benissimo non le concepiscono proprio o ne hanno pochissime, dal che si deduce che uno stato può funzionare lo stesso, garantendo anche la necessaria sicurezza, facendone a meno (come la Svizzera) o riducendole al minimo.

Ma non posso fare a meno di stupirmi, quando vengono sparate cifre di dubbia attendibilità, che vengono poi acriticamente ripetute da tutti i media. Non ho strumenti per fare sondaggi e ricerche, ma sono capace di leggere.

E quindi cominciamo a leggere la fonte, un comunicato della stessa organizzazione, e dello stesso sito, che lanciò a suo tempo la cifra delle 570 mila auto blu:

(da www.contribuentti.it 21/12/2008)
COMUNICATO STAMPA. AUTO BLU, CONTRIBUENTI.IT: NUOVO RECORD MONDIALE. In due anni sono aumentate del 6% passando da 574.215 a 607.918 unità

ROMA - Nuovo record mondiale ha conquistato il paese Italia raggiungendo con il proprio parco di "auto blu" la fantomatica cifra di 607.918 unità. E' quanto emerge dallo studio condotto da Contribuenti.it - Associazione Contribuenti Italiani con "Lo Sportello del Contribuente" che ha analizzato il parco auto esistente, sia proprie che in leasing, in noleggio operativo ed in noleggio lungo termine, presso lo Stato, Regioni, Province, Comuni, Municipalità, Asl, Comunità montane, Enti pubblici, Enti pubblici non economici e Società misto pubblico-private, Società per azioni a totale partecipazione pubblica.

In soli due anni, in Italia, si è passati da 574.215 a 607.918 auto blu, + 6% in soli due anni, con annessi e connessi.

Dopo la legge del 1991 che limitava l'uso esclusivo delle auto blu ai soli Ministri, Sottosegretari e ad alcuni Direttori generali, si sono sempre proposte regolamentazioni e tagli, mai effettuati.

La classifica dei paesi che utilizzano le "auto blu" vede oggi al comando l'Italia con 607.918 seguita dagli USA con 75.000, Francia con 64.000, Regno Unito con 55.000, Germania con 53.000, Turchia con 52.000, Spagna con 42.000, Giappone, con 31.000, Grecia con 30.000 e Portogallo con 23.000.

"In Italia gli amministratori pubblici hanno superato ogni limite – sostiene Vittorio Carlomagno, presidente Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani - Basterebbe una norma che stabilisse il limite di cilindrata delle auto blu per ridurre drasticamente il parco auto, sostenere le industrie automobilistiche italiane e incrementare l'utilizzo di prestigiose utilitarie italiane come la Grande Punto.”
 

Non posso non notare che la stessa fonte dichiara la cifra "fantomatica" (dal dizionario Gabrielli: "spettrale, fantastico", per estensione anche "inafferrabile"), non sembra un aggettivo confortante sulla attendibillità della suddetta cifra (che invece vorrebbe essere precisa alle 18 unità), ma forse è un refuso. Almeno si spera. Altrimenti è una scusa preventiva.

Ma come sono arrivati a calcolarla? La volta precedente, dopo alcuni mesi si è saputo che la fonte era in realtà una inchiesta commissionata ad una società di ricerche di mercato da una nota società multnazionale di noleggio auto e gestione flotte aziendali, la Arval, allo scopo di dimostrare che il parco auto dello stato non era ben gestito e sarebbe stato gestito meglio ricorrendo maggiormente al leasing o al noleggio a lungo termine. A parte l'attendibilità o meno, si nota subito che il target della Arval erano tutte le auto e i mezzi in uso alle PP.AA. e non solo le auto blu. E infatti lo studio cercava di stimare tutti gli autoveicoli in dotazione alle PP.AA. (vedi commento al post precedente).



Questa volta però il responsabile di Contribuenti.It, il sopra citato Vittorio Carlomagno, intervistato in TV (il TG di Canale 5) parlava di un lavoro fatto spulciando i bilanci di tutte le organizzazioni della pubblica amministrazione (e del settore pubblico allargato: l'universo). Un lavoro titanico, per avere una idea di quante sono solo nel pubblico si può ad esempio consultare l'indice delle amministrazioni pubbliche gestito dal Cnipa (vedi http://www.indicepa.gov.it/default.php ). Per ognuno di esse sarebbe stato necessario acquisire il bilancio (che non viene dato al primo venuto), studiarlo per individuare gli autoveicoli in inventario, ammesso che siano facilmente riconoscibili tra le voci in bilancio, e individuare tra di essi le effettive "auto blu".

Quante persone avrebbe dovuto mettere a lavorare per ottenere questo risultato la "Associazione dei contribuenti italiani"? E quanti soldi sarebbe costata questa ricerca a tappeto? Non ci sono elementi per escluderlo a priori, ma neanche informazioni a corredo dello scarno comunicato, che facciano chiarezza sul metodo seguito.


L'auto blu

Ma forse è opportuno fare prima una "premessa metodologica". Cos'è un'auto blu? E a cosa serve? L'auto blu serve a direttori generali o giù di lì, perennemente impegnati in riunioni e incontri ad alto livello, per andare velocemente da una parte all'altra della città (e anche a casa propria). Durante i trasferimenti hanno così la possibilità di leggere documenti di ufficio (o i giornali) o parlare al telefonino per lavoro. Una volta arrivati a destinazione non hanno problemi di parcheggio, perché l'autista li attenderà paziente, anche per ore, chiacchierando amabilmente con gli altri autisti presenti alla stessa riunione (si spera, non delle abitudini o delle faccende dei rispettivi direttori).

Dal che si deduce che l'elemento fondamentale dell'auto blu non è l'auto in sé stessa, ma l'autista. Un'auto aziendale in leasing in Italia ce l'hanno in tanti (se non ricordo male da notizie fornite su Radio 24 sono il 24% del totale delle auto vendute ogni anno), ma le guidano gli assegnatari. Anche se sono amministratori delegati o direttori di una società privata. Al telefonino parlano lo stesso come faccio io e tutti gli altri (con l'auricolare Bluetooth), a destinazione parcheggiano l'auto nel parcheggio visitatori, se proprio il parcheggio non c'è ... vanno in taxi.

Gli autistiSono loro l'elemento fondamentale dell'auto blu, e anche il più costoso. Un'auto aziendale con noleggio a lungo termine (peraltro stigmatizzato dalla organizzazione citata come "trucco" per nascondere le auto blu) costa intorno ai 900 € al mese + IVA (una 159, la Grande Punto sponsorizzata nel comunicato circa la metà), un autista costa molto di più, 2000-3000 € al mese, e oltre, con gli straordinari. Sarebbe questo lo scandalo più grande, gigantesco: lo stipendio pagato dai contribuenti a un esercito di 607 mila autisti.

Che forse dovrebbero essere anche di più, perché il direttore di cui sopra lavora 12, 15 o 18 ore al giorno, fa riunioni anche dopo cena e il giorno dopo si alza prestissimo. Il suo autista con questi ritmi non rispetterebbe neanche i tempi di sosta obbligatoria previsti da contratto. Di conseguenza spesso, per ogni auto blu, gli autisti sono due, e lavorano su turni.

Esercito però è la parola giusta. Infatti l'esercito italiano era composto da circa 500 mila effettivi ai tempi della leva obbligatoria, e ora è meno della metà.

Ma quanti sono i dipendenti statali?
Usciamo però dalle congetture e proviamo a trovare i dati precisi sui dipendenti delle pubbliche amministrazioni. Anche senza spulciare i dati Istat si può trovare una fonte attendibile nel Libro verde sulla Pubblica amministrazione pubblicato due anni fa dall'allora ministro dell'Economia Padoa Schioppa. Non so se sia preciso alla unità, ma all'epoca i dati non furono contestati da nessuno (e davvero non si può dire che non ci fosse una elevata attenzione su tutto ciò che TPS proponeva e faceva).

Nel documento (clicca a lato, le tabelle con il personale sono a pag. 136 e 137) si legge che il totale del personale, a tempo indeterminato e determinato, era pari nel 2006 a 3.545.500 persone (3 milioni 371 mila a tempo indeterminato, circa 60 mila soldati in leva volontaria, gli altri a tempo determinato). Escludendo il personale nella scuola e nei conservatori (AFAM sarebbe Alta Formazione Artistica e Musicale) dove, come noto, le auto blu e le auto aziendali in genere sono assai rare, sono circa 2.360.000 unità.

Una semplice divisione e si ricava che almeno il 25% del personale sarebbe composto da autisti (uno su 4 dipendenti statali). Anche allargando a tutto il personale, scuole incluse, si arriverebbe al 17% (sempre con un solo autista per auto) quindi uno su 5 o 6 dipendenti.
E poi, ci sono anche i trasportati, i direttori, dirigenti, funzionari che utilizzano le auto blu. Con loro si arriva come minimo a un milione e 200 mila persone. Un dipendente statale su due sarebbe in giro ogni giorno sulla sua auto blu.

D'altra parte il TG5 parlava di un costo per stipendi degli autisti pari a 18 miliardi all'anno, che viene proprio fuori moltiplicando un costo per dipendente di 30.000 € /anno per 600.000 persone,

L'universo però è più vastoInfatti il comunicato parla di un'analisi estesa al settore pubblico allargato (Enti pubblici non economici e Società misto pubblico-private, Società per azioni a totale partecipazione pubblica). Solo stilare l'elenco delle società miste pubblico-privato mi sembra un compito discretamente complesso (non dico poi contattarle), bisognerebbe tracciare tutte le partecipazioni azionarie incrociate (pensiamo a Sviluppo Italia o Italia Lavoro). E poi ci sono le partecipazioni  bancarie. Con questo principio, di partecipazione in artecipazione, si potrebbero includere anche tutte le società italiane o quasi.
Ma tagliamo la testa al toro, consideriamo il dato delle auto blu su tutta la popolazione attiva in Italia. escludendo però gli extra-comunitari. Almeno loro, siamo sicuri che non girano con l'auto blu.

Gli occupati sono in tutto 22.988.000 (dato 2006, Calendario Atlante De Agostini).
L'esercito delle auto blu ne trasporterebbe ogni giorno un milione e 200 mila, che sarebbe il 5% del totale di tutti gli occupati in tutti i settori. Uno su 20 dei lavoratori delle fabbriche, nella scuola, nella polizia, nei supermercati, nei negozi, negli ospedali, nell'esercito, nei ministeri, starebbe su un'auto blu, come autista o dietro ai vetri fumè. E comunque gli autisti sarebbero in buona parte privati.

Poi ci potremmo anche chiedere quanti sono i dirigenti italiani, altra informazione non difficile da trovare, sono circa 500 mila (dato 2006, da una intervista al presidente della ManagerItalia), 186 mila nel settore privato, e quindi poco più di 300 mila nel settore pubblico (secondo un altro studio della Trentino School of Echonomics sarebbero 250 mila, comunque cifre vicine). Quindi non basterebbe neanche dare una macchina a tutti i dirigenti dello stato, dovrebbero averla anche un numero equivalente di funzionari. Chiunque ha a che fare col pubblico sa che non è così.

Poi potremmo provare a contare allora le cariche elettive (assessori, consiglieri comunali, provinciali, capigruppo, parlamentari, consiglieri di amministrazione ecc.). Sappiamo che sono parecchi, ma quanti? Uno studio del settimanale Il mondo (maggio 2007) aveva tentato il conteggio. Erano censiti "78 europarlamentari, 951 parlamentari nazionali (630 deputati, 315 senatori eletti, 6 senatori a vita), 1.118 consiglieri regionali, 3.039 consiglieri provinciali, 119.046 consiglieri comunali, 12.541 consiglieri di circoscrizione, 12.820 consiglieri di comunità montana, per un totale di 149.593 eletti nelle istituzioni".

Ancora non abbiamo trovato un numero sufficiente di passeggeri delle auto blu. Anche perchè, come sappiamo, i consiglieri provinciali, comunali, di circroscrizione non hanno certo l'auto blu (spesso neanche i sindaci) e lo stesso vale per i parlamentari nazionali.

Il meno che si possa dire è che si tratta di un dato scarsamente attendibile.



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