giovedì 11 dicembre 2008

Veltroni versus D'Alema

Trovo sempre interessante la lettura di Panorama, vi si possono leggere interessanti articoli sulla situazione politica, quasi ingenui nella loro trasparente aspirazione e premonizione di errori più o meno contigui al suicidio da parte della sinistra e del PD, epperò spesso confermati, contro ogni previsione e aspettativa, dalla suddetta sinistra e dal suddetto PD. Detto in altre parole, uno pensa, mentre legge "Nooo, questo non lo faranno mai, non possono essere così autolesionisti" poi invece ...
Per esempio nell'ultimo articolo si parla di D'Alema contro Veltroni (o viceversa), il titolo è "Lingotto due: la vendetta di D'Alema". L'assunto è che il nuovo meeting del Lingotto (cioè la conferenza programmatica, per la quale non è stata ancora fissata la data) sarebbe l'occasione attesa da D'Alema per il definitivo attacco al segretario, o almeno per preparare il percorso alla sua sostituzione nel congresso di ottobre. Il che appare assurdo, visto che l'organizzazione dell'evento sarebbe in mano a Veltroni e tutto è pensato e studiato per lanciare un nuovo messaggio di coesione, non esistono proprio gli spazi per farne una contromanifestazione. Essendo al chiuso e a inviti non c'è neanche spazio per un flop.

Si potrebbe quindi anche chiudere qui l'articolo (di Giovanni Fasanella), che contiene però altre cose interessanti e curiose.
Per esempio, perchè mai V e D'A dovrebbero essere così contrapposti, cosa li divide? Ecco le risposte:

1. "Non c'è accordo sul modello del sistema politico: bipartitico quello veltroniano, multipartitico il dalemiano.

2. "E di conseguenza, anche sulla legge elettorale: il segretario è per il maggioritario secco, il suo avversario preferisce il proporzionale tedesco"

3. "Non c'è intesa sul federalismo fiscale: Veltroni è più in sintonia con le idee leghiste, D'Alema prediliige una visione più meridionalistica".
Ora, io sarò un analizzatore politico (o presunto tale) un po' terra-terra, ma:

1. l'aspirante segretario di un partito maggioritario, almeno a sinistra, che punta a un sistema multipartitico (quindi alla propria riduzione), non si è ancora visto e penso che non esista in natura; a maggior ragione quando dall'altra parte l'avversario ha creato con successo e senza scosse un partito unico;

2. potrebbero volere anche la votazione per censo o per sorteggio ma sarebbe comunque una discussione oziosa e priva di senso: all'altra parte che ha la maggioranza va bene il porcellum così com'è, e per ora così resterà

3. il federalismo fiscale, l'hanno capito anche i bambini, è la nuova strada a cui punta la Lega per una secessione, magari morbida e parziale; Berlusconi ci sta giocando pensando di riuscire a rifilare un bidone anche alla suddetta Lega; in sé e per sé è una cosa inattuabile in questo momento di crisi economica, e quindi almeno per tutta questa legislatura; neanche Berlusconi è "in sintonia con le idee leghiste" e lo dovrebbe essere Veltroni? Anche se lo fosse, non lo sarebbe la Lega.

Sulle alleanze lo sappiamo, Veltroni vorrebbe continuare con la "vocazione maggioritaria" e l'autosufficienza e l'alleanza con l'Idv di Di Pietro (e Di Pietro?), mentre D'Alema vorrebbe un'alleanza con la sinistra radicale e ... l'UDC; insomma una specie di Unione ancora più allargata. Dopo le precedenti esperienze mi sembra una ipotesi talmente irrealistica da risultare quasi offensivo pensare che il presidente del PD ci pensi. L'UDC insieme a Rifondazione? Ma l'UDC non vuole andare neanche insieme al PD, dal vertice e soprattutto dalla base la strategia è rientrare nel centro destra (vedi elezioni di Roma).

Bellissimo anche il passaggio sugli "interlocutori all'interno della maggioranza di governo". Veltroni "ha un rapporto stretto e continuo con l'alter ego di Silvio Berlusconi, Gianni Letta" mentre D'Alema "ha un vecchio feeling con il ministro Giulio Tremonti".

Non so cosa intenda Fasanella con il termine "feeling", io ricordo una puntata di Ballarò dove i due si sono attaccati pesantemente, anche sul piano personale e, in particolare alla fine, cogliendo una distrazione di D'Alema, Tremonti è stato particolarmente sanguinoso e offensivo nei confronti dell'esponente del centro-sinistra. Dopo uno scambio di battute come quello io avrei tolto il saluto a uno così (o l'avrei aspettato fuori) ma invece questi di Panorama lo chiamano feeeling ... ma probabilmente sono io che non capisco niente di politica.

Ma, infine, perché D'Alema si starebbe dando tanto da fare, per buttare giù Veltroni, attraverso un collaudato sistema che si chiama "ripetute sconfitte" (ne parlano nel resto dell'articolo) e che gli consegnerebbe quindi, evidentemente, un PD ridotto di importanza, lacerato, insomma una grossa rogna da gestire? Per far diventare segretario ... Enrico Letta.

La prova è tratta dalle dichiarazioni di un "dalemiano della prima ora" Gianni Pittella, che dice, virgolettato: "Nessuna leadership è buona per tutte le stagioni. Ma se qualcuno pensa che D'Alema abbia ambizioni personali, si sbaglia di grosso".

Mi paiono dichiarazioni abbastanza generiche, non mi sembra che sia citato il suddetto Letta, ma Fasanella conclude lo stesso: "Sullo sfondo, come Panorama ha già anticipato, si delinea sempre più il profilo del candidato dalemiano: Enrico Letta"

Capisco che un partito ridotto alla metà di quello che era (o che doveva essere), con elettori delusi e fuggiti da tutte le parti dopo tutte queste lotte intestine, e un potere ridotto in tutti i settori della società, non sia più così appetibile, ma perché mai, dopo tante fatiche, consegnarlo ad uno che "dalemiano" non è stato mai? E che difficilmente prenderebbe ordini da lui? E diventare il numero due di Letta Enrico, dopo essere stato il numero due di Veltroni?

Ma niente paura, è solo un articolo tendenzioso di Panorama.

1 commento:

  1. A distanza di anni praticamente tutte le anticipazioni e le dietrologie del giornalista sono state confermate. Chissà se il mio articolo era ironico o veramente voleva essere una smentita? Non lo ricordo.

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