domenica 11 gennaio 2009

I figli d'Italia

George Orwell aveva forse sbagliato data nel suo celebre romanzo 1984, ma certo non aveva sbagliato su uno dei pilastri del mondo governato dal Grande Fratello: "la mutabilità del passato è il dogma centrale". Se i fatti non tornano con la nostra tesi non c'è problema, basta cambiare il passato.

Così apprendiamo da manifesti attaccati in giro per Roma da Azione Giovani (l'associazione dei giovani post-fascisti, ma non anti-fascisti, di Alleanza Nazionale, evidentemente ancora non del tutto rassegnati alla confluenza nel PdL - nel simbolo c'è ancora la fiamma) che i l soldati e gli ufficiali italiani che furono protagonisti di una eroica resistenza contro i tedeschi a Cefalonia nelle settimane successive all'8 settembre erano fascisti. O, almeno, sono accomunati come eroici figli d'Italia ("i figli d'Italia ... non si arresero a Cefalonia") ai giovani fascisti (in questo caso non "post") assassinati a Via Acca Larentia alla fine degli anni '70, Franco, Francesco e Stefano. E, intendiamoci, il fatto che fossero fascisti non giustifica in alcun modo il loro barbaro assassinio, ed è giusto ricordarli e ricordare questi fatti ormai (per fortuna) lontani. Anche se è bene precisare che il terzo, Stefano Recchioni, fu ucciso da un carabiniere in uno scontro a fuoco subito dopo l'attentato, scontro dalle dinamiche mai del tutto chiarite, ma sempre spiegato come un eccesso di legittima difesa.

Questi tre ragazzi erano però sicuramente dall'altra parte, dalla parte dei repubblichini alleati dei tedeschi e quindi dei nazisti negli ultimi due anni di guerra. Dalla parte degli italiani "che non avevano tradito", come ha incessantemente ripetuto la propaganda fascista o ant-Resistenza per tutto il dopoguerra. Se avessero potuto tornare indietro nel 1943 con la macchina del tempo, la De Lorean del professor “Doc” Brown, sicuramente sarebbero stati dalla parte dei tedeschi. Ma non importa la coerenza quando si è alla ricerca di radici, eroi e martiri da mettere nel proprio Pantheon.

Anche se magari si gioca un po' troppo con le parole e con i messaggi ambigui, buoni per i giovani moderni, ma senza dimenticare qualche ammiccamento a quelli nostalgici ("I figli d'Italia si chiaman Balilla", lo so che è un verso dell'inno di Mameli, ma poprio a partire da questo verso nel ventennio venne creata la organizzazione para miltare per bambini, i Balilla ...).
Ma per una conferma sulla percentuale di notalgia (o di anti-antifascismo) basta fare un giro sui vari  siti e forum dei circoli locai di AG.

Piccola ultima notazione sui "martiri di Acca Larentia" a cui ora la destra al potere a Roma vorrebbe dedicare la omonima strada. Secondo il dizionario Gabrielli un martire è "chi, coscientemente, affronta gravissime pene fisiche e morali in nome di una fede o di un alto ideale". Qui si trattava di tre militanti di un partito politico, che non avevano certo in programma il martirio; un partito che peraltro non propugnava certo un "alto ideale", ma il ricordo nostalgico del fascismo (era l'MSI), quel movimento politico del ventennio che lo stesso attuale presidente di AN ha definito, pur con qualche distinguo, il "male assoluto" (tra lo sconcerto e il dissenso dei giovani e dei dirigenti d AG). Martire è una parola che sarebbe meglio lasciar stare.
 

3 commenti:

  1. Ho sempre trovato stucchevole sto fatto della toponomastica. Voglio dire che una volta si dava il nome ai luoghi quando questo nome era relativamente noto, dopo un bel pò di anni dalla morte del prescelto, e, insomma, ci sarà un motivo per il quale c'è una via o una piazza Garibaldi in ogni comune d'italia -più o meno- e non necessariamente una via Almirante, con tutto il rispetto. Non si potrebbe ALMENO aspettare che la cronaca diventi non dico storia-sui-libri-di-storia, ma almeno "storia recente"?

    Ciao. Eli

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  2. Una volta la regola era che i destinatari di nomi di vie dovevano essere morti da dieci anni. In questo caso sono 31 anni, ma bisogna vedere se sono stati sufficienti per imparare qualcosa o se sono passati invano.

    Ciao. Alberto

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  3. Questa dei fascisti che celebrano Cefalonia è proprio comica...E' vero, cmq, che all'epoca ci fu un pò di confusione, tant'è che i reparti della Folgore inquadrati nell'esercito italiano post armistizio andavano all'assalto dei tedeschi e dei repubblichini cantando "Giovinezza" :-)

    P.S. Non sarebbe il caso di riabilitare il povero Balilla? Tirò dei sassi ad un esercito straniero occupante in nome della libertà e mai e poi mai avrebbe potuto immaginare che il suo nome sarebbe stato sfruttato 2 secoli dopo da un regime totalitario...

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