venerdì 2 gennaio 2009

Riflettere su Israele e Palestina

Un anno che inizia con l'ennesimo conflitto tra palestinesi e israeliani, che si aggiunge alle diffuse previsioni economiche negative (non ci prendono mai, speriamo che continui così) non invita molto a pubblicare gli articoli che avevo già preparato, su cose che appaiono minime al confronto, come i misteri di Roma, o l'altra faccia del precariato e dei call center.

D'altra parte non è facile neanche dire qualcosa di nuovo su questo (triste) argomento, verrebbe più naturale tacere, e limitarsi a citare e consigliare magari il blog di qualcuno che la difficile convivenza (uso un eufemismo) tra questi due popoli peraltro così simili la sta vivendo dall'interno, e ci consente di leggere il suo interessantissimo, e per niente schierato, diario dalla Palestina.

Riflettendo, qualche cosa che non era evidente ascoltando i primi notiziari, però la si nota. Anzitutto la sensazione di stanchezza che sembra prevalente tra i supporter dell'una e dell'altra parte. I tradizionali alleati di Israele, ora avamposto contro il minaccioso mondo arabo, particolarmente attivi ad esempio nella destra italiana durante il passato governo di centro sinistra, non si sentono proprio. Anche dall'altra parte si nota una carenza di reazioni da parte delle tradizionali folle arabe e musulmane (vedi articolo di oggi su Repubblica di Rampoldi) e anche i filo palestinesi della sinistra radicale italiana non mi sembrano molto attivi.
Saranno tutti stanchi di questa ennesima riproposizione del conflitto? Colti dal dubbio sulla possibilità, almeno in questo caso, di separare in modo netto la ragione dal torto?

Perchè una ragione ci sarà pure da qualche parte. Ma forse è necessario prima fare qualche approfondimento. Io ho provato a utilizzare la rete. Che non è così ricca, come si dice, di contenuti originali (in gran parte sono video ripresi da organi di informazioni uficiali), ma qualcosa si trova, o si riscopre.

La striscia di GazaGuardando la mappa e i video su YouTube, si capisce subito che questa famosa striscia di Gaza, 360 Kmq, con 1.5 milioni di abitanti (erano 1.389.899 nel 2005) non è altro che un agglomerato di città, con palazzoni e case di fortuna, simile a tante altre città del Mediterraneo. Un agglomerato per il quale però si combatte.
Il video più efficace per capire cosa vuol dire guerra, secondo me, è questo "raw video" (video grezzo) dell'Associated Press, senza commento parlato.
(Avvertenza: i video non sono i più crudi visibili in rete, ma mostrano putroppo e inevitabilmente gli effetti tragici dei bombardamenti)

Con quest'altro video, in buona parte proveniente da un telefonino, si può entrare proprio nella dmensione drammatica di una famiglia a cui entra la guerra in casa. E non sa dove andare per uscirne.

Guardando i video, le persone, le case, i ragazzi e le ragazze, si intuisce anche la vita di tutti i giorni nella famosa Gaza strip. Si capisce anche che per campare tutti in un'area che ha una delle maggiori densità di popolazione del mondo le fonti di sostentamento possono essere solo due: aiuti internazionali e il lavoro in Israele.
Risulta quindi a dir poco incauta la scelta della popolazione palestinese di scegliere come proprio rappresentante un partito legato al fondamentalismo islamico iraniano, in grado quindi di mettere velocemente in discussione sia gli aiuti internazionali sia i posti di lavoro nel vicino (e dominante) stato ebraico,
D'altra parte non è la prima volta che un popolo sceglie democraticamente un partito politico che lo porterà alla rovina. E' successo ad esempio in Germania nel 1933. Succede, a quanto pare, quando un popolo cresce nel risentimento per i torti subiti e cova sogni di rivincita globale.

Un altro video interessante (da France 4) mostra i bombardamenti dall'alto dei tunnel che mettono in contatto l'Egitto con la Gaza strip (che non confina con l'Egitto, contrariamente a quanto sembra nella mappa, il confine è controllato dalle truppe israeliane, si tratta, come è noto, di una enclave, e la Palestina quindi non è uno stato sovrano). E mostra anche l'effetto dei razzi sparati da Hamas verso Israele. Razzi in grado di colpire non solo le cittadine confinanti, piene di ebrei ortodossi che sono lì per costruire la "grande Israele" (come si dice di solito), ma che possono arrivare sin quasi a Gersualemme. Non perchè siano particolarmente potenti o tecnologicamente avanzati, ma perchè tutto quel territorio conteso è particolarmente piccolo!

Cliccando qui si può anche vedere un altro video interessante che arriva dalla organizzazione indipendente di documentaristi Journeyman TV, dove si vede come Hamas addestra le sue truppe scelte e anche il lancio di un missile tascabile. Si scopre poi che per selezionare gli obiettivi e verificare poi gli effetti utilizzano semplicemente Google Earth!

Si nota anche dai video (l'ultimo è di Sky News) che quella in corso non è propriamente una guerra. E' un bombardamento. I tank israeliani che si vedono sono quelli che controllano i confini. Tutta la morte e la distruzione arriva dal cielo, dagli F.16 dell'aviazione israeliana, o dalle navi. Non c'è una azione di terra, e non sembra neanche che sarebbe tanto facile in quelle città che vediamo nei video. Sarebbe possibile solo se i miliziani di Hamas perdessero ogni appoggio da parte della popolazione, come è avvenuto a suo tempo in Iraq a Saddam Hussein. E sembra essere questo il disegno di Israele, costringere i palestinesi a scaricare obtorto collo Hamas (aumentando così però il già elevatissimo tasso i risentimento).

Forse però è anche utile ricordare questo video, che risale al marzo scorso.

Una prima conclusione da tutti questi documenti si può anche tentare di farla: ed è che non ci sarà conclusione, in questa infinita serie di azioni e di ritorsioni, nelle quali nessuna azione è conclusiva, come non lo è nessuna ritorsione.

I paralleliMolti però spostano l'attenzione sull'etica, sul diritto di reagire da parte di un paese democratico cme Israele, della impossibilità di mettere sullo stesso piano il più forte e il più debole, il fanatico che vuole la distruzione del nemico e il paese pluralista dove le opinioni più diverse sono rispettate.
Non essendo tanto facile e soprattutto essendo arduo, se non impossibile, individuare un punto di inizio in questo ciclo infinito, si tentano paralleli con altre tragiche esperienze di altri popoli.

Un parallelo che ho letto in questi giorni riguarda il terrorismo dell'IRA. L'esercito repubblicano irlandese ha compiuto efferati attentati contro gli inglesi, anche a Londra, eppure gli inglesi non hanno mai neanche progettato, per isolare l'IRA dalla popolazione (che, almeno nell'Ulster, era in buona misura dalla sua parte) bombardamenti delle città, seppur mirati e "chirurgici".

Non l'hanno fatto per evitare di avere il mondo contro o semplicemente perché lo ritenevano del tutto inutile e controproducente. E comunque non sono mancate certo ingiiustizie contro chi non c'entrava nulla (ved adesempio il film In The Name Of The Father con Daniel Day-Lewis).

A me però è venuto in mente un altro parallelo, anche se sono sicuro che a molti non piacerà. Il parallelo con il bombardamento di San Lorenzo nel 1943, era il 19 luglio e l'obiettivo era lo scalo merci di Roma, da dove partivano i rifornimenti e le armi per l'esercito. Un obiettivo militare, senza dubbio, ma le bombe arrivarono in gran quantità nel vicino quartiere di San Lorenzo, a centinaia di metri, anche un chilometro d distanza,  provocando quasi 3 mila morti. Tutti o quasi tra la popolazione civile. Errore, imprecisione di mira? Effetti collaterali indesiderati ma inevitabili? Bombardamento punitivo come in seguito a Dresda?

Sta di fatto che i  romani e gli italiani in genere non se la presero con gli americani e gli inglesi responsabili del bombardamento,, ma li hanno invece accolti con gioia meno di un anno dopo, quando hanno liberato Roma dai tedeschi. Hanno invece dato la colpa al fascismo che aveva trascinato l'Italia in una guerra impari conro le più grandi potenze del mondo, senza preparazione e senza motivazione.

Ma insomma, esiste una soluzione? Anni fa Michele Serra, sconcertato dall'ennesima speranza andata dissolta (erano i mancati accordi di Camp David, quando Clinton (Bill) arrivò a un passo dalla pace, e Sharon riuscì a mandare tutto all'aria con una semplice passeggiata nella spianata delle moschee, dando modo ad Arafat di rifiutare l'accordo, cosa che peraltro, probabilmente, intendeva comunque fare) proponeva di spianare la spianata delle moschee, seppellire tutti quei ruderi che sono diventati simboli religiosi per i quali innumerevoli persone sono morte (o ne hanno uccise altre) sotto 10 metri di cemento armato, Nella illusione (vana) che questo potesse farli desistere.

La mia attenzione è invece stata attratta, come sempre, da alcuni numeri. Cerchiamo di misurare il fenomeno con un altro metro, un metro civile.

Superficie della striscia di Gaza: 360 Kmq
Popolazione: ora si dice 1,5 milioni (erano 1.389.000 nel 2005)
Densità: 4.166 abitanti per Kmq
(il Comune di Roma ha una superficie di 1285 Kmq, una popolazione di 2,7 milioni, un densità di 2100 abitanti/Kmq, il Comune di Milano, che è quasi solo città, è 182 Kmq, 1,297 milioni di persone, 7100 ab/Kmq)Quanti saranno i nuclei famigliari? Ipotizziamo che la media sia di sei persone per ciascuno (genitori e 4 figli, ma probabilmente è una approssimazione per difetto). Sarebbero 250 mila.
Quanto dovrebbero avere come entrate per una vita decorosa? Il reddito pro-capite nel vicino Egitto è circa 1.500 $ all'anno, in Israele è 20.400 $, in Italia è 31.800 $.
Supponiamo, per tenersi ad un livello intermedio, 3.333 $ / anno, ovvero 20.000 $ /anno per famiglia.
Quanto costerebbe, diciamo, al mondo, questo intervento: 5 Miliardi di dollari all'anno.
Un bel po' di soldi, ma non tantissimi.

Quanto costa un F.16 (l'aereo usato dall'aviazione israeliana)? Modello base 25 milioni di dollari, con armamento più sofisticato e in altre versioni fino a 45 milioni di dollari. Con tutte le parti di ricambio, la manutenzione ecc. il costo è sugli  80 milioni di dollari, l'uno.
La base d'asta di una gara dell'esercito USA del 2003 per 80 F.16 di cui si trova notizia in rete era appunto di 6,4 miliardi di dollari, per 80 F.16.
Più dei 5 miliardi.

1 commento: