martedì 24 febbraio 2009

Bicamerale 2009

Il 19 febbraio con un accordo tra PD e PDL è stata votata una nuova legge composta da un solo articolo, che introduce uno sbarramento del 4% alle elezioni europee. I partiti maggiori si spartiscono i voti andati ai partiti che rimangono sotto la soglia e possono quindi eleggere più deputati, e si intravede quindi un vantaggio (per loro), ma a parte questo la nuova norma che benefici da'?
Si dice che in questo modo si uniforma il sistema elettorale agli altri, nel nome del bipolarismo, del bipartitismo e del sistema maggioritario.

Mah, insomma... Il sistema elettorale dovrebbe essere coerente non con un modello astratto, ma con la forma di governo a cui si vuole dare luogo. Se la forma di governo è presidenziale o semi presidenziale, il governo che dura cinque anni e che decide e così via, il sistema elettorale non può che essere maggioritario, con i vari sistemi che la creatività dei legislatori ha introdotto paese per paese negli ultimi decenni.

Se invece il modello è diverso, il governo di coalizione che può anche scomporsi e ricomporsi nel corso della legislatura, il sistema elettorale deve essere proporzionale. Questo modello attualmente non lo vuole nessuno (a parole) e anche io sono un sostenitore del sistema maggioritario e della alternanza, ma qualche motivazione comunque ce l'ha: la prudenza. E' un sistema più lento e meno efficace, ma l'eventuale elezione di una coalizione o di un premier incapace (o poco democratico) è meno facile e se avviene fa meno danni. Provate a immaginare un allenatore di calcio inamovibile per cinque anni, anche quando la squadra finisce in serie B, che continua a ripetere "va tutto bene". Era ben per questo motivo che i saggi padri costituenti nel 1948 avevano scelto questo sistema di governo.

Ma questo è anche il modello del governo europeo, che poi è in realtà una commissione, con poteri (blandi) di indirizzo e controllo e che ha la caratteristica di essere addirittura indipendente dal risultato elettorale. E' composta infatti in base al bilanciamento dei governi dei vari paesi, piuttosto che dal prevalere della destra e della sinistra nel parlamento europeo.

Quindi se dicono che deve essere maggioritario non è vero, è solo un pretesto. Poteva rimanere benissimo com'era ,senza conseguenza alcuna sul governo europeo.

In questo modo però si impedisce in Italia di dare un nuovo stimolo alla frammentazione, mantenendo e confermando il processo di semplificazione iniziato con la decisione del PD, a guida di Veltroni, di presentarsi da solo (quasi) alle elezioni anticipate del 2008.

Il che può anche essere vero, se i vari partiti non in grado di raggiungere la soglia neanche in caso di miracolo non si presenteranno alle elezioni o si accorperanno in partiti omnibus sempre più vasti.

Andrà così? C'è il precedente delle elezioni del 2008, ma occorre interpretarlo. Imparando la lezione i vari RC, Verdi, PdCI, SD, PSI, Destra e poi non ricordo dovrebbero tenersi lontano dalle elezioni o cercare un qualche apparentamento con i due partiti maggiori. Ma non è detto che vada così. E' possibile che si presentino lo stesso, puntando non all'obiettivo pratico di ottenere deputati a Strasburgo, ma all'obiettivo mediato di conquistare percentuali.

Obiettivo: la percentuale
Quella che si leggerà sul giornale a risultati scrutinati sarà infatti la percentuale ottenuta dal partito giallo o dal partito arancione, anche se non ottengno deputati.

Certo sarà evidenziato che è un risultato sotto soglia, quindi una corsa inutile. Ma il dato resterà e potrà essere speso nelle successive amministrative o regionali. Il mio è un partito che vale il 2% dei voti, potrebbe dire ad esempio il leader del partito giallo,in fase di accordo per una coalizione alle regionali dell'anno prossimo.

Ma perché qualcuno dovrebbe votare per un partito destinato a non raggiungere il quorum? E perché i candidati dovrebbero impegnarsi a raccogliere voti utili, forse, solo in seguito e non a loro? Non ci sarebbe nessun motivo, ma aspettiamo e vediamo. Siamo un paese di ottimisti.

L'approvazione (a sorpresa, anche per il relatore Vincenzo Vita (ho sentito lui stesso che lo diceva a Radio 24) di un emendamento che consente anche ai partiti sopra al 2% nelle precedenti elezioni di partecipare ai finanziamenti elettorali conferma questo rischio.

Se andasse così, anche solo in parte, per il PD potrebbe essere un ulteriore problema. Anche nel caso del partito democratico si guarderà, il giorno dopo, solo la percentuale, e non certo il numero di deputati. E la si confronterà con il dato 2008.

Non importa se i vari partiti alla sua sinistra raccoglieranno voti inutili, saranno comunque utili all'avversario per dichiarare la sconfitta del PD. Avversario, il PdL, che ha molti meno rivali dal suo lato, praticamente la sola Destra di Storace.

Sarebbe stato diverso con il sistema precedentemente, ultra proporzionale? No, sarebbe stata la stessa cosa, con qualche possibilità in più di resistenza nel tempo da parte dei partitini (i cespugli, erano chiamati) grazie ai deputati eletti. Nel nuovo sistema il PD dovrà però impegnarsi in una lotta all'ultimo voto con i partiti alla sua sinistra, deformata per di più dall'argomento dell'inciucio ai danni della sinistra sinistra (come già rimarcato ad esempio da Fava della SD). Visto l'esiguo vantaggio, peraltro da confermare nei fatti, ritengo che sarebbe stato preferibile lasciare il sistema com'era.

Ma ora il PD dovrebbe tentare di chiudere accordi con i partitini, almeno quelli meno lontani, includendo potenziali deputati nelle sue liste (modello radicali nel 2008) se non vuole prepararsi una possibile sconfitta. E sono sicuro che il PdL per la sua parte ci sta già pensando.

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