sabato 21 febbraio 2009

I sette leader abbattuti

Berlusconi Maramaldo se ne è vantato apertamente: "Sono 15 anni che sono in politica e mi sono confrontato con sette leader diversi che sono andati a casa arrivera' l'ottavo e non credo che vorra' tradire la regola''.
Quindi Franceschini è il prossimo perdente designato, anche se il mandato a termine (se non ho capito male) lascia già spazio al numero nove.
Ma chi erano questi sette leader colpiti e affondati dal padrone delle televisioni?
Una volta tanto il conto è quasi giusto e non per eccesso:
- 1994: Achille Occhetto
- 1998: Romano Prodi I
- 2000: Massimo D'Alema
- 2001: Giuliano Amato
- 2001: Francesco Rutelli
- 2008: Romano Prodi II
- 2009: Walter Veltroni
"quasi" 7, non tanto perché Prodi è contato due volte, ma perché il ruolo attivo di Berlusconi nell'affondamento non sempre c'è stato.

Prodi ad esempio non è mai stato abbattuto da Berlusconi, ma sempre dagli alleati (termine quanto mai improprio, in questo caso). Nel 1998 da Bertinotti che definiva con aria schifata la finanziaria 1999 "brutta, bruttissima" con le conseguenze ben note e nel 2008 da Mastella a cui si sono accodati altri cosiddetti centristi pronti a passare dall'altra parte (come poi hanno fatto, mi riferisco a Dini e Fisichella). Lo stesso Mastella che aveva salvato il centro sinistra nel 1999 passando dall'altra parte e lo stesso Dini che era stato il beneficiario del famoso ribaltone del 1995, peraltro organizzato da due alleati passati e futuri di Berlusconi, Bossi e Buttiglione.

Anche Amato non dovrebbe essere incluso nel conto, perchè ha rinunciato di sua volontà a favore di Rutelli. E anche la vittoria contro Rutelli è stata propiziata dagli errori dell'altra parte e in particolare dalla carente gestione dell'appuntamento elettorale da parte dell'allora ministro dell'interno Enzo Bianco.
Alla fine il ruolo attivo del cavaliere si può ravvisare proprio nella sconfitta dei tre principali esponenti PDS/DS/PD. Occhetto nel 1994 contro l'imprevisto avversario emerso a sorpresa a 4 mesi dal voto. D'Alema nel 2000 incauto evocatore di una sorta di referendum sul suo nome in occasione delle regionali, malamente perse dal CS (cinque anni dopo Berlusconi le perderà in modo ancora più netto, ma non farà una piega). E infine Veltroni sconfitto per interposta persona in Sardegna grazie ad un imprevisto e inatteso impegno personale all'ultimo voto del presidente del consiglio attuale. Inatteso perché i dietrologi si aspettavano che un Soru rafforzato fosse un problema in più per Veltroni e quindi uno scenario gradito per Berslusconi.
Che però aveva visto giusto e si era accorto che per abbattere Veltroni bastava ormai una pallina di carta tirata con la cerbottana, e non si è tirato indietro. Meglio un leader abbattuto oggi che uno domani, chi ha tempo non aspetti tempo.

Ma anche in questo caso per il logorio aveva provveduto con efficacia, come ampiamente rimarcato dall'interessato e dallo stesso Franceschini, direttamente il gruppo dirigente del PD.
In  sintesi non ritengo convincente questa visione dell'interessato e dei suoi più entusiasti sostenitori e sostenitrici come gladiatore invincibie (a parte che l'immagine del gladiatore non è molto benaugurante, ben pochi arrivavano alla pensione). Piuttosto come combattente sicuramente attento ai cambiamenti nel campo avverso, ma anche fortunato nel trovare sempre nel campo avverso qualcuno pronto a tirarlo su (senza averne l'intenzione, sia chiaro) nei momenti di difficoltà.

Ora tocca a Franceschini che, visti i precedenti e la ripetitività della politica italiana, non può sbagliare.

2 commenti:

  1. Come disse Guzzanti imitando Funari ... nun gnaafamo .....non si riesce ad avere un partito europeo, riformista moderno, e soprattutto democratico ... è un mondo difficile ...

    CC

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  2. Bisogna vedere se si riesce ad avere almeno un partito ...

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