domenica 8 marzo 2009

Nucleare? Sì, grazie.

Coi miei tempi piuttosto rilassati per eccesso di impegni (di lavoro, purtroppo) non riesco a stare dietro all'inerrastabile creativo che ricopre attualmente la carica di presidente del consiglio nel nostro paese. Avevo quasi pronto un post sul ritorno al nucleare e lui già ha aperto un nuovo fronte: il rilancio dell'edilizia mediante sopraelevazione delle villette (anche le bifamiliari)? Penso che l'obiettivo sia risolvere in questo modo il problema dei figli con lavoro precario che non possono andare a vivere da soli.


Si torna al nucleare pacifico
Ma aspettiamo di saperne di più e concentriamoci su quello che è stato già deciso: il ritorno al nucleare. Che va decisamente ad affrontare, occorre riconoscerlo, un tema centrale del momento di crisi che sta passando l'economia mondiale, il vero nocciolo del problema anzi, come spiega l'eccellente articolo di mio fratello con Zuliani, che invito tutti quanti a leggere.
La strada presa dal nostro governo appare però piuttosto divergente da quella indicata dall'articolo. Una strada comunque non semplice, come dimostra il sondaggio riservato che riporto più avanti.

Atomino Bip-Bip
Devo ammettere che io faccio parte di una generazione che è cresciuta nel mito del nucleare buono, quello per usi pacifici, opposto al nucleare cattivo, quello con il quale si costruivano le testate nucleari. Che per inciso stanno ancora lì in buona parte, su quegli inquietanti sottomarini a propulsione atomica, che si nascondono sotto la calotta artica, con un carico di missili intercontinentali sufficiente a distruggere un continente (per ogni singolo sottomarino). E l'ultimo sottomarino potrebbe essere come quello del comandante Gregory Peck nel film L'ultima spiaggia (1959, tre anni dopo a momenti succedeva davvero) che vagava per i mari a cercare i superstiti (colonna sonora: Morning Dew di Tim Rose nella versione di Jeff Beck).

Con paure di questo genere era piacevole leggere le storie a fumetti di Atomino Bip Bip,  dell'extraterrestre Eta-Beta con la sua astronave atomica o di Atomino del Pioniere. Un atomo pacifico e civile che dava al mondo intero l'energia sufficiente per uscire dal sottosviluppo e dalla miseria, ed entrare nel mondo del futuro, nel Pianeta degli alberi di Natale.

Atomino il personaggio pubblicato sul Oioniere, l'inserto per ragazzini dell'Unità dal 1963 al 1966. Disegnato da Vinicio Berti, testi di Marcello Argilli, Atomino Bip Bip era invece un personaggio di Romano Scarpa pubblicato dal 1959 su Topoino.
Atomkraft? Nein danke
Poi a un certo punto, all'inizio degli anni '70, con mia grande sorpresa anche l'atomo buono è diventato cattivo, "no nukes" dicevamo gli americani con l'infaticabile Jackson Browne in testa e, subito dopo i verdi tedeschi coniavano il più fortunato degli slogan: "Atomkraft? Nein danke." tradotto impropriamente in italiano "Energia nucleare? No grazie.". Perchè anche questo nasceva come slogan pacifista (il mondo era se possibile ancora più vicino alla guerra termoncleare globale, vedere i film del periodo come War games con l'esordiente Matthew Broderick). L'assunto era che il nucleare pacifico era un sottoprodotto di quello militare e che solo da quello poteva recuperare i margini per sopravvivere. Non era quindi una soluzione al bisogno di energia se non mantenendo l'equilibrio del terrore (lo slogan era "potere nucleare? no grazie.").

Io ero molto perplesso, anzi, per essere sincero ero proprio contrario, mi sembrava che fermare il nucleare pacifico era proprio quello che volevano i petrolieri, e che solo con il nucleare pacifico avremmo messo in moto le energie anche economiche per arrivare poi alla vera soluzione, cioè la fusione nucleare.

Chiusi i giochi
Poi è arrivato l'incidente di Chernobyl e si sa come sono andate le cose. In Italia siamo stati i più zelanti di tutti e abbiamo smantellato l'intero sistema, fermando persino una centrale vicina (in tempi nucleari) alla consegna come quella di Montalto di Castro. Il referendum è andato come sappiamo, per completare l'outing dico anche che ho votato a favore del mantenimento del nucleare, ma l'80% la pensava diversamente, e siamo rimasti ai combustibili fossili. Ora l'inversione di tendenza, dimentichiamo il referendum (in trent'anni cambiano tante cose, in particolare i sondaggi) e torniamo al nucleare pacifico.
Tutti i problemi sono risolti, hanno detto Sarkozy e Berlusconi, salvo un dettaglio facilmente superabile, basta istituire una commissione apposita, bisogna individuare i siti, cioè, per capirsi, dove mettere le centrali. Un problema secondario.

Il sondaggio
E qui arriva il sondaggio riservato del quale sono entrato casualmente in possesso (cercando su Google con la keyword "centrali dove", ma ora è sparito), che pone tre semplici domande:

1. Sei favorevole a riprendere la costruzione di centrali nucleari per poter continuare a utilizzare energia senza problemi per climatizzare la tua casa d'estate, girare con macchine a 4 ruote motrici in città (da solo), tenere accesi i tuoi elettrodomestici senza patemi d'animo e così via?Possibili risposte:
A. Dove devo firmare?
B. Sì, ma non esagerate.
C. No, sono pronto ad autoridurmi i consumi e a rinunciare a tutte queste comodità

2. Sei pronto ad approvare la costruzione di una centrale nucleare entro un raggio di 50 Km da casa tua (o dalla tua casa al mare)?Possibili risposte:
A. Cosa? Neanche per sogno! Dovrete passare sul mio cadavere. Ma non c'è in Italia qualche posto deserto dove metterle?
B. Solo se mi ricoprite di denaro. Ma deve essere proprio tanto.
C. Sì, bisogna essere coerenti nelal vita, e io non ci credo ai rischi e sono fiducioso in quello che affermano i tecnici del settore e il nostro pres.

C'era anche una terza domanda sulla collocazione delle scorie, ma il risultato è diventato superfluo in base all'esito delle prime due, che era:

Quesito 1:A: 80%
B: 15%
C: 5%

Quesito 2:A: 90%
B: 9%
C: 1%

Quando gli toccano la casa gli italiani diventano delle belve
Come si vede la intersezione tra i due insiemi è un insieme vuoto, anche perchè la risposta B al quesito 2 non è concentrata in una zona, e quindi la costruzione di una centrale nucleare in Italia (figuriamoci di cinque) è impresa impossibile e le discussioni di questi giorni sono energia (in questo caso) sprecata.
A parte il rischio potenziale (siamo un paese di ottimisti, qualcuno pronto a sfidarlo c'è di sicuro) c'è un fatto molto più reale e sul quale la gente è molto più sensibile: i soldi, ovvero il valore delle case. Una casa con una centrale nucleare vicina, anche a 50 o 100Km, vale istantaneamente un decimo (se basta) di quanto valeva prima.
Quando abbiamo costruito le prime centrali negli anni '50 il problema era relativo perchè un italiano o 2 su 10 era proprietario di casa. Ora sono 8 o 9 su 10 e il problema è diventato irrisolvibile.

Qui non è questione di discariche, e di zone militarizzate o di aeroporto Dal Molin, le barricate saranno ben più alte (anche elettoralmente). Bisgna dire che sarebbe una ottima soluzione per la salvaguardia dell'ambiente (la Val d'Orcia ad esempio rimarrebbe splendida e intatta come ora, così come la bassa Maremma).

Il sistema francese
Ma allora come fanno i francesi a costruire le centrali? Siamo noi che siamo speciali?
pare che nessuno sia mai andato in aereo a Parigi. Eqppure non è una meta particolarmente esotica.
La rotta passa proprio sopra la centrale SuperPhénix, la principale di Francia, che si vede benissimo anche da 10000 metri d'altezza. E si nota che è costruita al centro di una immensa landa desolata. Nel nostro vicino paese d'oltralpe infatti un francese su cinque abita a Parigi, e gli altri 4 abitano in Costa Azzurra, a Marsiglia o a Lione o sulla costa atlantica. Le aree disabitate ci sono. Da noi no. Proprio da nessuna parte.

Una soluzione
Posso lasciare un post senza una soluzione? No, sarebbe critica non costruttiva. Poi in questo caso la soluzione c'è ed è semplicissima: le nuove centrali italiane costruiamole in Francia! Non facciamo parte dello stesso mercato comune europero? Non facciamo già parte della stessa rete di interscambio energia, come dimostrato dal famoso black -out del 2003? E poi non dicono sempre, i sostenitori delle centrali (per esempio Panorama di questa settimana) che le paure degli ecologisti sono ridicole perchè se scoppia una centrale in Francia noi non  possiamo certo fermare la nube nuceare con i doganieri, se spira vento di tramontana?
Allora costruiamole direttamente lì, dove hanno tanto posto e meno paure di noi.

Naturalmente ci sarebbe anche da chiedersi se la strada è quella giusta o se non sia più logico ripensare al modello di sviluppo basato sullo sfruttamento infinito di risorse finite, ma per questo mando all'articolo molto più circonstanziato del mio fratello economista che ho già citato prima.

(Appena le trovo inserisco le immagini della SuperPhénix dall'alto, di Atomino Bip-Bip e del Pianeta degli Alberi di Natale, e magari anche di Gregory Peck e di Ava Gardner).

1 commento:

  1. qui a latina dove c'è una delle centrali in dismissione, c'è un po' di fermento sull'argomento. specie nella destra che governa la città. ci sono dischiarazioni più o meno infervorate del sindaco (AN, anzi ormai ex-AN > PDL) che dice che la città ha già dato in servitù, e questo è certamente vero. in più la realtà è che proprio vicino alla dismessa centrale (gestita "speriamo bene" dalla SOGIN) ed in cui ci sono ancora scorie stoccate, c'è il progetto di un mega porto turistico commerciale con collegamenti per ponza e svariate migliaia di metri cubi di villette e cantieri navali. fosse che questo è il motivo vero ?

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