sabato 21 marzo 2009

Un angolo di Svizzera anche a Roma

Si portano spesso ad esempio i paesi del Nord e le loro evolute strutture urbanistiche ed organizzazione della mobilità. Mezzi pubblici efficienti e traffico incanalato su poche grandi strade costruite apposta, senza semafori ma con sottovia e sopravia e, quando proprio necessario, rotatorie.
 
E attorno i quartieri residenziali, dove i bambini possono anche andare in bicicletta e le mamme attraversare la strada con la carrozzina senza rischiare la vita, perché lì il traffico è forzatamente a velocità ridotta, su ogni strada sono difatti previsti dossi rallentatori, a volte integrati con le strisce pedonali. Le chiamano, se non ricordo male, stade chilometri 30, perché la velocità massima è, appunto, 30 Km/h.
Così non viene neanche la tentazione ai furbi (che però come noto sono meno numerosi in quei paesi di gente semplice) di usare queste strade locali meno trafficate come scorciatoie, quando il traffico è intasato sulle strade principali. Scorciatoie da percorrere magari a tutta velocità, perchè a causa dell'intasamaneto chi le percorre è in ritardo.
 
Mi sembrava una soluzione molto logica e anche ben poco costosa, con un rapporto efficiacia/costo particolarmente elevato. Non è che mi stupissi troppo di non vederla applicata anche da noi, ma mi avevano detto che era addirittura impossibile, perché i dossi rallentatori su strade aperte al traffico, non private, erano vietati da non so quale norma del codice della strada.
Ma era una bufala, perchè ho scoperto che le strade Km 30 almeno a Roma ci sono veramente! Io ne ho scoperto una, l'unica in tutta la città a dire il vero (almeno a quanto ne so, io giro molto) ma una ce n'è.
Certo è una strada un po' particolare, è Via del Mandrione.


Via del Mandrione
Avete presente una strada di un quartiere residenziale? Avete presente una strada di grande scorrimento? Via del Mandrione è l'antitesi di tutte e due.
Per chi non conosce Roma e non ci abita da almeno 20 anni è un nome che non dice niente, ma gli altri in genere la ricordano, era una strada di campagna (come si intuisce dal nome) che costeggia le mura romane e papaline nella zona Sud-Est della capitale. Proprio a ridosso delle mura si era sviluppato negli anni del dopoguerra un "borghetto" (una favelas all'italiana) celebrato da alcuni film pasoliniani. Le misere case utilizzavano le antica mura, in parte anche romane, per avere costruito almeno un lato, e le loro volte per avere una parte delle stanze.
Roma fino al 1978 era una città dove di favelas di questo tipo ce ne erano diverse (c'era il borghetto latino, il borghetto prenestino all'altezza di largo Preneste, il borghetto di Cenocelle-Quarticciolo). Fino a quando l'eroico sindaco Petroselli, lo stesso che ha tirato fuori dal sonno ventennale la Metro A, si è battuto per trovare una casa dignitosa a tutte quelle persone e chiudere per sempre quel vergognoso spettacolo che una presunta potenza industriale dava di sé, e proprio nella capitale. Trovando purtroppo la morte per il superlavoro e le immani responsabilità addossatesi, solo tre anni dopo.

Via del Mandrione (nell'ultima parte si chiama, per la precisione, Caslina Vecchia) aveva però un altro scopo, quello di scorciatoia per arrivare in centro arrivando dal popoloso quartiere Tuscolano (ora X Municipio), evitando la più trafficata Via Tuscolana e risparmiando qualche manciata di minuti grazie all'assenza totale di semafori (compensati però da diverse curve a gomito e da un paio di immissioni da altre note scorciatoie romane, nonchè da alcuni passaggi a senso unico alternato all'interno delle arcate romane, con epiche sfide tra gli automobilisti a chi cedeva per ultimo).

Ora è una strada che collega alcuni capannoni abbandonati, la stazione FS meno usata di Roma (Casilino),  alcune residue case (quelle che erano tutte in muratura) e laboratori artigiani e ogni tanto qualche mini accampamento di zingari (poche roulottes). Un posto dove non ti verrebbe mai in mente di mettere i dossi rallentatori. Invece ci sono, strategicamente e sistematicamente disposti ogni 200 mt., anche dove non servirebbero, in corrispondenza di curve a gomito che non hanno nulla da invidiare alle chicanes del Gran Premio di Monaco di Formula 1, e dove anche Shumacher avrebbe difficoltà a superare i 30 Km/h. Lo so perché quando ci passavo mi ingegnavo di superarle alla massima velocità possibile con la mia agile Fiat 500 (quella vera), ma non era facile, perchè dopo la curva a 90 gradi si passava su uno stretto ponte sulla ferrovia e in basso bisognava fare attenzione ad una trave di acciaio che restringeva ulteriormente la carrreggiata.

Insomma un assurdo totale metterli qu, forse era una sperimentazione che doveva estendersi ma si è fermata qui, o i dossi artificali erano in offerta, ma almeno sappiamo che, volendo, si potrebbero mettere anche nei quartieri residenziali e magari anche in prossimità delle scuole elementari, questi famosi dossi rallentatori, e non solo per scoraggiare l'uso come scorciatoia di questa unica strada di periferia (peraltro ce ne sono altre cinquanta almeno così).
Come dite? I dossi sono pericolosi per gli scooter? Dalla documentazione fotografica (Google Earth) che allego si vede anche che non è proprio così.


E' proprio a Km 30

Le moto non hanno alcuna difficoltà (passano a lato). Notare nella prima immagine che il raffinato software di Google per camuffare i volti viene ingannato dalla orrenda riproduzione in gesso della Bocca della verità che da anni staziona nei pressi di un laboratorio. In fondo alla prima immagine si intravede anche il ponte sulla ferrovia che si conclude con una curva a gomito che mette a dura prova l'abilità del driver.

2 commenti:

  1. Corradoinblog21 marzo 2009 23:44

    Alberto, da abitante del IX Municipio e partecipante al progetto del bilancio partecipativo, ti correggo e fornisco un po' di notizie sul Mandrione.

    1) i dossi rallentatori sono stati tempo fa richiesti da una vivacissima associazione di cittadini che abitano via Casilina Vecchia e via del Mandrione, al preciso scopo di limitare lo scorrere velocissimo delle auto che usavano (e continuano ad usare) il Mandrione come alternativa alla Tuscolana. Quindi la zona 30 serve eccome.

    2) E' difficile crederlo per chi ci passa da fuori, ma su quella strada, incastonate in modo incredibile, ci sono un bel po' di case ed un bel po' di abitanti. Se ci vai a piedi o in bici, come ho fatto io insieme a quelli del comitato, ti rendi conto che è davvero difficile viverci se una teoria di auto passa sulla stradina ed altrettante si parcheggiano a caso attorno all'acquedotto, cosa che accade a causa della presenza non solo di piccoli artigiani (tipo quello della finta bocca della verità) ma anche di una media azienda con molti impiegati (si sa, Roma è un posto bizzarro). Ed infatti la richiesta principale del comitato attualmente è la realizzazione di un giardino e un parcheggio in un'area di proprietà delle FS (la ferrovia passa li vicino) e, sopratutto, di "parapedonali" dovunque si può, perché i marciapiedi sono facile preda delle auto, e portare un bambino a scuola camminando su via Casilina Vecchia, nelle attuali condizioni, è quasi follia.


    Resta vero che di zone 30 ce ne vorrebbero molte di più a Roma, ma che la vedo dura con una popolazione che si imbizzarrisce ogni volta che si costruisce un semplice "naso" (termine tecnico per gli angoloni che allargano i marciapiedi in corrispondenza degli incroci).


    Un'ultima notazione bizzarra. Altra richiesta del comitato è il passaggio di una navetta ATAC sulla via. Ma la richiesta non può essere esaudita perché, seppure i dossi non sono vietati dal codice, tuttavia è vietato agli autobus pubblici passare sui dossi....


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  2. Sono contento che ogni tanto le mie blande provocazioni colgano nel segno. Io i dossi rallentatori li metterei per tutta Roma, in particolare nelle strade di ogni quartiere percorse da automobilisti e motociclisti intenti ad attraversare la città alla massima velocità concessa dai loro mezzi, e che non sospettano neanche lontanamente che, in quella che loro interpretano come una autostrada, vivano in realtà delle persone che, magari, avrebbero l'intenzione di attraversare la strada. Visto che la velocità media del traffico a Roma è 10 Km/h credo che limitarci a 30 Km/h non cambierebbe di molto la situazione.


    Io per esempio me ne sono accorto proprio anni fa (parecchi) proprio uscendo da Via Del Mandrione, che avevo percorso come al solito alla massima velocità possibile, facendo il pelo ad ogni muretto. Entrando nell'arco che da' inizio alla strada (quello della prima foto) avevo notato un esausto furgoncino con qualche decennio sulle spalle che aveva invece proseguito per la strada normale ... e l'ho ritrovato proprio davanti a me all'uscita della cosiddetta "scorciatoia". Lì ho iniziato a riflettere. Che è tutto un problema di idraulica, o meglio di "imbuti". Sono gli imbuti a determinare il tempo di percorrenza. La velocità tra un imbuto e l'altro è inessenziale. Il vantaggio degli scooter è solo che saltano gli imbuti (andando in contromano o sui marciapiedi).


    L'assurdo totale (sì) è che qui e solo qui è stato possibile mettere i dossi rallentatori, anche magari dove non servono (prima di una curva a gomito). Sono quelle eccezioni, frutto di casuali e fortuite coicidenze, che non fanno la regola, un'altra caratteristica del nostro bizzarro paese.


    Ma almeno uno dei misteri di Roma è svelato.

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