giovedì 30 aprile 2009

La festa della Liberazione degli ebrei

Prima che la festa della Liberazione esaurisca il suo momento di attenzione come tutte le altre notizie, che rimangono sui media per il loro tempo prestabilito di 4-5 giorni (e se ne riparla tra un anno) solo un ultimo commento sul significato profondo della suddetta festa per i nostri connazionali.

Visto che siamo in un paese per vecchi l'attenzione è come al solito sui giovani, che non saprebbero dire, se interrogati, che cosa si festeggia il 25 aprile, perchè e da chi e a favore di chi ci sia stata una liberazione, e in quale anno questo fatto, così importante da farci una festa nazionale, sia avvenuto.

Temo che se si facesse la stessa domanda anche a fasce di età superiori non si avrebbero risultati molto diversi, ma i dati disponibili e rimbalzati sulle TV e su YouTube sono incentrati sui giovani in età di liceo o poco più. Una televisione locale di Carpi ha intervistato un gran numero di ragazzi della nota cittadina emiliana, capitale italiana un tempo delle pellicce ed ora della moda, con risultati che confermano una certa distanza dal significato della festa.

Confortato da una piccola analoga inchiesta in area romana, posso azzardare che il significato che è più rimasto impresso nella memoria degli adolescenti è la Festa della Liberazione degli Ebrei.


Anni e anni di film come Schindler's List, La vita è bella, Train de vie, sceneggiati su Giorgio Perlasca, imposti ai ragazzi in visioni mattutine, di viaggi ad Auschwitz e testimonianze di scampati ai campi di concentramento, più la sovraesposizione di Israele con tutte le guerre in Medio Oriente hanno, credo, creato la convinzione che la Seconda Guerra Mondiale abbia contrapposto i Nazisti (tedeschi) agli Ebrei, che alla fine hanno vinto con il contributo decisivo degli Americani.

In questo contesto è logico che si festeggi con una festa nazionale la Liberazione degli Ebrei, cioè la fine della guerra, che ha rappresentato anche, come azzarda qualche ragazza intervistata (in cerca di sintesi tra le due ricorrenze) la fine della monarchia e la nascita della Repubblica.
E poi c'è il fatto che la visione degli Ebrei e del loro peso è del tutto distorta. Io mi diverto a volte a proporre un piccolo test, anche a persone acculturate, se gli ebrei italiano siano 30 mila, 300 mila o 3 milioni. Con risultati sempre sorprendenti.

Anche a Carpi, a pochi chilometri da Modena, i ragazzi, figli di genitori o nipoti di nonni che presumibilmente hanno votato in buona parte, finché c'è stato, per il PCI (che pure, come dicevano un tempo gli extra-parlamentari di sinistra che lo contestavano, non era dissimile da uno scaldabagno, perché se gli toglievi la Resistenza era un bidone) non collegano mai la parola Liberazione e la ricorrenza del 25 aprile alla parola "partigiano". Al massimo i più alternativi e/o informati azzardano la parola "fascista", magari collegandola alla monarchia e al 2 giugno.

Di che anno? Anni e anni di battaglia contro il nozionismo hanno dato i loro frutti. Le date non le ricorda nessuno. Ma comunque in questo caso non sono troppo lontani, le date proposte sono più o meno tutte negli anni '40. Per altre ricorrenze va meno bene.

Tutta colpa dei giovani d'oggi, che sono ignoranti e attenti solo all'edonismo? E' vero che sembra che proprio a tutti la buona fatina abbia fatto in tempo a trasmettere il dono della non curiosità (sto citando, come è evidente, la favola della Bella addormentata nel bosco). Ma la colpa non è loro.
E' la debacle della scuola italiana. E in particolare dei professori di Lettere e di Storia.

Non ci arrivano mai alla seconda guerra mondiale. Per prudenza si fermano prima. In classe c'è sempre qualche fascistello in vena di provocazioni che potrebbe complicare le ultime lezioni dell'anno. Oppure ci arrivano, ma si perdono in particolari storiografici, nei dibattiti per specialisti che tracimano nei libri di storia delle scuole, scritti di solito da professori universitari e non di liceo. Che adattano le loro dispense tagliando qua e là (e rendendo il tutto definitivamente incomprensibile).

Gli studenti americani, anche dell'ultima scuola del North Dakota, magari non sanno di preciso se il Colosseo è stato costruito duecento o duemila anni fa, ma sanno esattamente tutto della loro festa nazionale, dell'Indipendence Day tante volte glorificato e citato al cinema. E' una festa nazionale e ha un significato di coesione nazionale, anche per i nuovi venuti, e il sistema scolastico americano si mette d'impegno per farla capire e assimilare a tutti.

Non penso che siano loro a non voler sapere e a non voler ascoltare. Penso che siano gli adulti a non saper parlare. Abbandonando sia il distacco critico sia l'ansia di indottrinamento.

2 commenti:

  1. E meno male che ancora si parla di Festa di Liberazione DEGLI ebrei e non DAGLI ....

    CC

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  2. Non sono tanto sicuro ...

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