lunedì 20 aprile 2009

Un altro 25 aprile?

Un altro 25 aprile
... con il centro destra al potere e Berlusconi presidente del consiglio, forse assente o non si sa. La storia è iniziata nell'ormai lontano 1994, la destra aveva vinto le elezioni e quel 25 aprile a Milano una grande manifestazione, sotto la pioggia battente, ha segnato la nascita dell'Ulivo e di una lunga stagione del centro sinistra, ora apparentemente tramontata.


Poi sono arrivati altri cinque anniversari mancati dall'attuale premier, più quello del 2008 dove era in procinto di riprendere la carica dopo la vittoria alle elezioni la settimana prima. Perché le elezioni di solito si tengono in aprile, a ridosso appunto della festa della Liberazione. Dove peraltro non è detto che un leader politico debba partecipare solo se è presidente del consiglio, sono ammessi anche i leader dell'opposizione, se condividono il motivo per cui si festeggia.

E questo è il punto, il 25 aprile si celebra "la Repubblica nata dalla Resistenza", è una festa antifascista, è una festa del CLN, del Comitato di Liberazione Nazionale, del fronte antifascista che andava dai monarchici sino ai comunisti, e poi, negli anni a venire, dalla DC al PCI, escludendo i post-fascisti del MSI.

Come fa a partecipare a questa festa chi non condivide proprio il suo motivo ispiratore? Chi è l'erede proprio degli esclusi di un tempo? Chi ha costruito il suo blocco proprio rimettendo in pista quegli eredi? Se non partecipa è coerente con le sue idee. Ed è pure meglio. Se partecipa fornisce uno spettacolo di ipocrisia insopportabile. Sarebbe come vedere gli esponenti di Rifondazione comunista o dei comunisti italiani ad una commemorazione delle vittime del comunismo, o a una presentazione del "libro nero del comunismo" perché mai dovrebbero allora continuare a chiamarsi orgogliosamente "comunisti"? Perché contestualizzano, distinguono, mettono sul piatto della bilancia risultati ed errori. Proprio come gli (ex) fascisti riguardo al ventennio e alla guerra.

Sarebbe come invitare i pacifisti senza se e senza ma alla Gino Strada alla commemorazione del 4 novembre, i vegetariani alla festa annuale della Cremonini, quelli di Green Peace alla inaugurazione di una nuova isola artificiale piena  zeppa di centri commerciali a Dubai.

C'è un limite al contorsionismo verbale, alla presenza fine a sé stessa, alla inclusione di tutto e del suo contrario. le conversioni insincere e di comodo non servono a nessuno. Ma, peraltro, in tutti questi anni, a parte qualche tentativo timido di Fini, non ci hanno neanche provato.

La memoria della Resistenza
Una buona metà degli italiani pensa e ha sempre pensato  e sostenuto, come ho sentito innumerevoli volte, che gli italiani nella seconda guerra mondiale hanno tradito, che iniziano una guerra da una parte e la finiscono dall'altra, che le gesta dei partigiani siano state esagerate o inventate per sola retorica, e comunque ne hanno poca memoria, in parte perché nelle loro regioni la Resistenza non c'è stata, in parte perché son passati 64 anni (e per l'oblio ne bastano attualmente molti di meno).

Poi c'è stato anche il contributo non marginale dell'infame Pansa, che ha fornito gli altri argomenti che mancavano per affossare la memoria della Resistenza: gli eccidi dei partigiani ai danni dei fascisti o degli oppositori (quindi: sono tutti uguali) e la riduzione delle vicende belliche ad una banale guerra per bande stile Kabul.

Berlusconi è l'uomo medio di destra italiano, il tipico ex democristiano di destra, e sono più che sicuro che condivida in pieno queste stesse opinioni. Berlusconi non è antifascista, Fini neanche, e non parliamo degli altri ex di AN. Per essere veramente antifascisti dovrebbero rinnegare totalmente il loro passato, come i comunisti di cui sopra, e questi ultimi dovrebbero rinnegare anche il loro mentore e maestro Almirante.

Quindi ascoltarlo e ascoltarli celebrare la Resistenza è una contraddizione in termini. Molto probabilmente sentiremo o sentiremmo qualcosa di diverso, la pacificazione nazionale, l'equiparazione tra vincitori e vinti, un altro modo per mettere una pietra sopra al significato di questa festa.

Aboliamola
Quindi, un po' di coraggio, aboliamola questa festa. Ormai, occorre riconoscerlo, chi ci ha creduto e ha combattuto ha perso. Non la battaglia per liberare l'Italia, per portare nel nostro paese la democrazia, con tutte le sue contraddizioni e i suoi alti e bassi, comunque ne abbiamo goduto in questi 64 anni. Ma ha perso la battaglia per mantenerne la memoria, perché il suo significato sia da tutti condiviso, perché i giovani pretendano di sapere tutto quello che è successo lassù in montagna tra il '43 e il '45. Piuttosto che vederla ridotta a equivoca passerella orientata alla riconciliazione nazionale tra gli opposti, meglio che la ricordi chi la condivide. E che gli altri rimpiangano quel giorno di festa così comodo per i ponti di primavera. Tanto non sarà la festa obbligatoria a tenere viva la memoria, ma quelli che ancora la coltivano perché ci credono.

E aboliamo anche tutte le altre feste superstiti del novecento, ormai prive di significato e in totale contraddizione con il blocco di potere che si è consolidato in Italia e che si prepara a governare per parecchi anni (salvo le sorprese che riserva sempre il nostro amato paese) modificando gradamente ma radicalmente quella "repubblica nata dalla resistenza".

Il 4 novembre, la fine della guerra vittoriosa che ha reso l'Italia finalmente e veramente una sola nazione, in contraddizione palese con una coalizione dove un fondamentale partecipante, la Lega, punta con passo calmo ma con decisione alla secessione e alla fine dello stato unitario, e magari anche all'unità proprio con gli sconfitti di quella guerra, gli odiati austriaci scacciati in quei giorni del 1918 a Nord delle Alpi.

Il 2 giugno, (peraltro già ridimensionata) la festa della Repubblica e della sua Costituzione che tutto il centro destra (e anche qualche sciagurato incauto del centro sinistra) non vede l'ora di cambiare per affossare la sua vera ispirazione, la giustizia sociale, al di là delle motivazioni efficientiste di comodo.

E poi c'è anche il primo maggio, la festa del lavoro ... ma forse è meglio che mi fermi qui.

25-aprile-e-18-aprilePer chi avesse dubbi: il vero significato del 25 aprile è ... (da un documento di Forza Italia che puoi leggere cliccando a lato oppure qui).

(L'immagine è tratta da uno dei migliori film su quella stagione, a tasso di retorica zero: Tutti a casa di Comencini, con Sordi e Serge Reggiani)

4 commenti:

  1. il link a Forza Italia non si apre

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  2. Ora il link funziona (problemi di splinder). Buona lettura.

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  3. La famosa e tanto rimandata presenza di berlusconi al 25 aprile c'è stata. Il negazionismo puro e semplice (vedi documento di FI che ho pubblicato) ovviamente no, sarebbe stato a questo punto stonato. Il discorso è stato più o meno sulla linea di quelli dei bei tempi andati dei primi ministri di destra o di centro DC. Annacquare il significato della Liberazione. La parola più pronunciata nel discorso dell'attuale premier è stata "libertà". La libertà va sempre bene, chi può negarlo? Le parole meno pronunciate (anzi per niente pronunciate) sono state "fascismo" e "antifascismo". E a questo punto con un piccolo sforzo si può anche passare da una problematica festa della Liberazione ad una generica festa omnibus della libertà. E tutti i giornali indipendenti ad applaudire la nuova concordia nazionale. Concordia sul nulla, non è tanto difficile arrivarci. Vedi il post sul blog di Eli "Bolle da orbi" per un giusto commento in merito.

    Confermo la mia idea: aboliamola.

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  4. La discussione è proseguita sul blog "Bolle da orbi".

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