giovedì 28 maggio 2009

Gli stipendi più bassi d'Europa

A intervalli regolari si succedono lanci di notizie, arrivano come fenomeni naturali ineluttabili, se ne parla per 2-3 giorni e poi spariscono. Ad esempio la notizia che gli stipendi dei parlamentari italiani sono i più alti d'Europa. O che il sistema pensionistico italiano non può reggere. O che il tasso di natalità italiano è il più basso del mondo. O che gli stipendi italiani sono i più bassi d'Europa.

I giornali (tutti assieme, sono abbonati alle agenzie) riportano la notizia,  che deriva dalla solita recente indagine statistica. A volte la commentano, e tutto finisce lì. Ci sarà però una ragione per questi fenomeni (non) naturali? Magari non è neanche tanto difficile da trovare.

Ad esempio, proviamo a capire perché gli sipendi italiani sono (in media) i più bassi d'Europa. Potremmo cercare di partire da quello che differenzia il mercato economico e il mercato del lavoro italiano da quello europeo. Se sono diversi per aspetti sostanziali magari poi sono diverse anche le retribuzioni.


Il PIL italiano deriva per circa il 50% dal settore pubblico. Questo è interessante, altrove la percentuale è inferiore. E' assai probabile che anche il 50% dei lavoratori, più o meno, siano nel settore pubblico. Chi decide le condizioni retributive dei dipendenti pubblici? I governi, che sono espressione della volontà popolare. Quindi se gli stipendi pubblici sono mediamente più bassi degli stipendi privati (è così ovunque) e quindi più bassi due volte della media europea, la motivazione è la volontà popolare
Se in Italia prendesse il potere un improbabile partito per l'innalzamento degli stipendi nel settore pubblico, questa (presunta) anomalia si sanerebbe.

Il secondo motivo è che i lavori stabili sono a tempo indeterminato e non interrompibili bilateralmente. Solo il lavoratore può interrompere il rapporto di lavoro per sua scelta (pagando eventualmente una penale per mancato preavviso). Il datore di lavoro può invece interrompere il rapporto solo per giusta causa, da dimostrare davanti a un giudice in caso di ricorso.

Non è così ovunque, in particolare non è così nel Nord Europa. Dove i lavori sono quasi sempre a tempo indeterminato (nel senso che nel contratto non è prevista una data di conclusione) ma sono sempre interrompibili dal datore di lavoro. Per mezzo di una procedura piuttosto rara in Italia (per fortuna, direbbe chiunque) chiamata licenziamento.

Poiché statisticamente ad una certa quota di lavoratori, ad esempio, inglesi, può capitare il licenziamento (o la riduzione unilaterale dell'orario, come fanno ultimamente, in tempi di crisi globale) ne consegue che: 1) gli stipendi devono essere mediamente più alti per coprire gli intervalli tra un lavoro e un altro; 2) lo stipendio può anche essere più alto, ma se capita una interruzione di qualche mese la retribuzione annuale si abbassa e il lavoratore inglese, apparentemente privilegiato, scende in classifia rispetto al suo omologo italiano.

E' una applicazione dello scambio tra rischio e retribuzione. Maggiore è il rischio del lavoro (nel senso della instabilità) e maggiore deve essere la retribuzione. La stabilità, con tendenza addirittura alla inamovibilità, con corredo di tutele assistenziali e previdenziali pagate dal datore di lavoro, a sua volta ha un valore e viene in sostanza detratta dalla retribuzione, che quindi mediamente è inferiore.

Il terzo motivo è che, probabilmente a compensazione della sopra descritta peculiarità, si sono sviluppati  da noi (da anni, non solo recentemente) varie forme di cosiddetto precariato. Il lavoro precario, la diffusa collaborazione in particolare, racchiude in sè il peggio dei due sistemi: licenziabilità e bassa retribuzione media, aggiungendo anche l'ulteriore abbassamento del reddito su base annua nel caso (frequente) di interruzioni e (visto che ci siamo) anche la scarsa tutela previdenziale e di welfare in generale.

Il lavoro interinale è meno penalizzato (in Italia sono trattati meglio i diplomati dei laureati, qualsiasi cosa questo significhi) ma comunque soggetto a interruzioni, ed è sempre e comunque più basso (per il dipendente, per il datore di lavoro è più costoso per via delle commissioni di agenzia) di quello cosiddetto a tempo indeterminato.

Poichè sono in crescita questi lavori e costituiscono una quota crescente del complessivo, anche da qui nasce la verità statistica degli stipendi più bassi d'Europa.

Quindi abbiamo la spiegazione. Perché abbiamo gli stipendi più bassi d'Europa? Perché lo vogliono la maggioranza degli italiani quando votano. Considerando giusto che il lavoro pubblico sia pagato meno di quello privato. Non considerando giusto o conveniente abolire forme contrattuali come le collaborazioni. Considerando non prioritario riformare un mercato del lavoro non equo, dove a parità di compiti e competenze corrispondono tutele molto diverse.
E considerando invece prioritari problemi come la cosiddetta clandestinità (nel paese che chiama e richiede più lavoratori stranieri) , la criminalità spicciola (nel paese con i più bassi tassi di piccola criminalità d'Europa, ma con i più alti tassi di criminalità organizzata) o le buche delle strade di Roma.

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