martedì 26 maggio 2009

L'invidia

Leggevo la settimana scorsa una interessante osservazione in una lettera a Zygmunt Bauman, sul supplemento del sabato di Repubblica. Scriveva Agata P.: "Non cerchiamo un contatto con le persone ma solo la loro ammirazione, l'invidia, ossia il loro odio. Perché vogliamo essere odiati?"

Invidia, non ammirazione. L'ammirazione nasce da un merito riconosciuto, da parte di chi sa che non può essere in lizza per il premio Nobel. L'invidia nasce dalla consapevolezza di essere inferiori ma nel rifiuto di accettare la inferiorità. Di persone ammirate incondizionatamente in Italia non ce ne sono molte, magari qualcuno o qualcuna premiata dalla bellezza, come Monica Bellucci, o dalle doti sportive, come la Pellegrini. Doti per le quali non servono le raccomandazioni, la scorrettezza, l'appartenenza alla famiglia o a un clan. Che sono le motivazioni che di solito l'invidioso attribuisce alla persona di successo, per mitigare il suo senso di fallimento.

L'invidia degli altri è però addirittura cercata, come dice giustamente Agata P, l'invidia è la comprova del successo. E c'è anche chi la vende, e molti che la comprano. Per esempio sotto forma di SUV, o di SUV al quadrato (il Cayenne) o di SUV al cubo (l'Hummer). Mezzi che hanno solo un significato, il messaggio che mandano agli altri (che guidano più in basso): invidiatemi.

Una volta ho visto uno che, nel caso gli altri non avessero del tutto capito il messaggio metaforico, aveva attaccato sulla coda del suo Touareg una decalcomania con un disegno stilizzato e la scritta "Attenzione: famiglia feroce!". Volevo fargli una foto con il telefonino ma poi ho osservato meglio il capofamiglia e ho deciso di soprassedere.

L'invidia è la nuova motivazione inconscia per il voto a sinistra. Tre anni fa era più prosaicamente la coglionaggine. Non nel senso spregiativo classico, voleva dire che chi vota a sinistra lo fa contro i suoi interessi, come un coglione, appunto. E non a caso lo diceva alla assemblea della Confcommercio. Come dire: "bisogna essere coglioni per votare a sinistra e farsi tartassare dalle tasse".

Ora l'altra spiegazione per questo inconcepibile comportamento (non votare per il PdL) è la invidia. Appunto "Chi è malato di invidia personale e di odio politico vota per la sinistra" diceva Berlusconi (23 maggio, da La Stampa e altri quotidiani).

Invidia rivolta in primo luogo a lui, pare di capire. Certo è l'uomo più ricco e potente d'Italia.
Eppure una buona parte degli italiani ha qualcosa che lui non ha, almeno per ora: una famiglia unita, una moglie che lo ama o almeno ha ancora affetto e considerazione per suo marito, oppure, se il matrimonio è finito (capita) almeno una donna che lo ama. In fondo, come cantava John Lennon "Ogni uomo ha una donna che lo ama". Anche Sarkozy, è finita la storia con Cecilià, ma ora ha Carlà.

Certo i soldi e il potere compensano parecchio di quello che manca e, come si dice, "il denaro non da' la felicità, figuriamoci la miseria", ma anche Paperon De' Paperoni che pure ha il suo deposito dove tuffarsi nel denaro, deposito invidiato e metaforicamente e instancabilmente insidiato dai Bassotti, senza Paperino e i nipotini Qui, Quo e Qua avrebbe una  vita vuota. Anche l'eterna caccia di Brigitta Papera alla fine gli riempie la vita, e perfino se sparisse l'eterno nemico Rockerduck si sentirebbe privo di qualcosa.

Senza di loro sarebbe come il suo prototipo, Ebeneezer Scrooge, il protagonista del celebre racconto di Dickens, Canto di Natale, e il primo nome di Paperone in USA era appunto Uncle Scrooge (o Scrooge McDuck).
Ma già nelle mitiche storie degli anni '30 del suo creatore Carl Barks la macchietta dell'avaro era sostituita dall'infaticabile, anche se un po' fissato, imprenditore che si buttava nelle più fantastiche avventure assieme al suo nipote sfaticato e incapace (ma che lui cercava sempre) e ai micidiali nipotini. E poi gli sceneggiatori italiani hanno completato negli anni il suo mondo di amicizie e affetti.

In sintesi: attenzione con l'invidia, è un sentimento difficile da maneggiare in entrambe le direzioni.

Commento musicale: I Vianella in "Semo gente de borgata" (e stamo mejo noi, che nun magnamo mai), che avevano già detto tutto.

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