sabato 20 giugno 2009

La lunga storia finisce (ER 15x22)

Ci siamo arrivati infine, alla 22a puntata della 15a stagione, l'ultima e definitiva chiusura, dopo un paio di anni di continui annunci, di quella saga che risponde al nome, in Italia, di E.R. Medici in prima linea o, in originale di E.R. - Emergency Room e quindi all'addio ai personaggi superstiti della lunga serie. Prototipo di tutte le fiction sui medici venute dopo, innovazione nei serial e esempio insuperato di fusione tra cinema e televisione, tra realtà e finzione. E' triste, ma è così.

Alla fine dei personaggi di lungo corso ne sono rimasti solo tre dentro l'ER: Morris, ormai primo assistente, Gates, ormai anche lui una colonna del pronto soccorso, e la prima infermiera Sam. La responsabile della E.R.,  la dottoressa Banfield (una eccellente interpretazione della attrice Angela Basset) è una novità di questa ultima serie. E i giovani medici sono tutti personaggi nuovi, appena accennati, anche se qualsiasi appassionato del serial poteva intravedere per loro possibili sviluppi per almeno altre 5 o 10 stagioni.

Ma ogni bella storia deve avere necessariamente una fine, e gli sceneggiatori e tutta la produzione hanno deciso di fermarsi prima di diventare veramente un genere ripetitivo, con il rschio di annacquare progressivamente il bel ricordo, con nuove stagioni sempre meno in grado di competere con quelle classiche.

Così hanno avuto la possibilità di sperimentare altre tecniche nel racconto, non usate in precedenza per le necessità di fidelizzazione del pubblico (o degli inserzionisti). Come il flash back usato nella puntata Shifting Equilibrium (Festa a sorpresa, nella edizione RAI) dedicata soprattutto all'addio all'E.R. da parte del giovane chirurgo Neela (uno dei personaggi hiavi degli ultimi anni).  Oppure i bivii nella vita delle persone determinati dal caso o dalle decisioni umane, sulla scia del celebre film Sliding Doors, con i diversi scenari che ne derivano, una tecnica narrativa utilizzata nella puntata Dream Runner (15x12), uno dei picchi della stagione. E anche una incursione nel reality show (simulato) con le interviste stile nomination delle prime puntate.

Naturalmente, come più volte annunciato, nell'ultima stagione gli sceneggiatori hanno fatto in modo di ricordare, coinvolgendoli nelle vicende narrate, tutti o quasi i personaggi che hanno caratterizzato i quindici anni della serie. In alcuni casi (forzatamente) attraverso il sistema del flash-back, come l'apparizione del medico Mark "Ciccio" Green, nella puntata Oh, Brother, nella quale viene svelato anche il segreto del dolore che accompagna la dottoressa Banfield.

In altri casi rientrano nella vicenda così come sono ora, come nel caso dell'episodio più noto e citato della serie, un espianto e successivo trapianto di rene e cuore che consente a Sam e Neela di reincontrare, ma senza sapere chi sia, proprio il mitico Doug Ross, il pediatra delle prime serie, alias George Clooney, il personaggio che certamente è rimasto più di tutti nella memoria del vasto pubblico, e che ha dato il via alla carriera di uno degli attori più celebri e amati (e più bravi) di questi ultimi anni.

Assieme alla prima delle capo infermiere, Carol (la puntata è Old Times, in Italia, Tornare a vivere, la 19a). Curioso che da diverse parti sia stata scambiata per l'ultima. Dopo il ritorno di Clooney non c'era forse più nulla da dire?  Più nulla da attendere con curiosità?
C'è da aggiungere che nella puntata era coinvolta anche una delle molte attrici (e attori che hanno voluto lasciare un segno nella serie: Susan Sarandon nella coraggiosa parte di ... una nonna.

Abbiamo assistito anche al rientro in pieno di Carter, l'attore Noah Wyle, il primo medico giovane e pivello di tutta la serie, che così potrà dire anche lui di non essere mai uscito (anche se alcune stagioni  le ha saltate o ha fatto solo fugaci apparizioni, ma è stato sempre citato). Unico nell'impresa, a parte due personaggi di contorno come il receptionist Jerry (anche lui con un paio di stagioni saltate) e soprattutto la infermiera Haleh Adams (Yvette Freeman), sempre presente, e alla quale non a caso è affidato il "muro dei ricordi", in un anfratto dei magazzini, dove sono sistemate le targhette degli armadietti di tutti quei medici che hanno lasciato un segno e un ricordo nell'E.R.

Comunque in questo modo Noha Wyle riesce a superare tutti e ad essere, con il suo personaggio Carter, il più presente in assoluto (255 episodi), seguito da Laura Innes con la dottoressa Weaver (251, dal '95 al 2009), Maura Tierney  è al quarto posto con 191 episodi, ma in un arco temporale ristretto a 10 anni, dal 1999 (quando il personaggio è entrato nella storia come infermiera "precaria") al 2009, a conferma della preminenza del personaggio Abby Lokchart.

Centomila storie, mutevoli come la vita vera, senza timore, per la prima volta, di mostrarne anche gli aspetti drammatici, sino addirittura all'ultima puntata, a costo del rischio di temporaneo abbandono da parte degli spettatori per eccesso di carico psicologico (è successo anche a me). Volevano farci capire, anche se in modo simulato, cosa provano i veri medici e come si può conviverci? Forse è solo un caso.

E tanti spaccati della vita vera in USA e nel nostro mondo globalizzato, che abbiamo imparato a conoscere negli aspetti che meno si notano, come i veri effetti dell'assistenza sanitaria privatizzata, o l'inarrestabile avanzata del mondo multi-etnico (più multi-etnico dell'E.R. non c'è nulla, alla faccia di tutti i leghisti della vecchia Europa declinante). Ma anche tanto amore. Ebbene sì, le storie d'amore tra i protagonisti, che si lasciano o passano dall'uno all'altro. Ingrediente indispensabile alla Beautiful? Piuttosto un ulteriore riflesso della vita vera, con la vita che fanno, i turni, la tensione continua, con chi altri dovrebbero mettersi i medici e i paramedici del pronto soccorso? Ma anche amore senza confini, di età e di genere. Ad iniziare dal celebre coming out (a lungo rinviato) della dottoressa Weaver (Laura Innes), la "capa" del pronto soccorso più a lungo in carica e che più ha segnato la serie.
Che, nella laica America, ha anche potuto avere un figlio dalla sua compagna ed allevarlo lei dopo la sua scomparsa. (E alla fine, per la gioia degli appassionati, anche la bella storia tra Sam e Gates si ricompone).

I personaggi sono stati veramente tanti, ad iniziare dalle triadi: capo pronto soccorso (il dottor David Morgensten, alias l'attore William Macy, il dottor Romano, la dottoressa Kerry Weaver), medico giovane (Carter, Lewis, Morris / Pratt, Gates, Brenner), medico esperto (Doug Ross - Clooney, Mark Green - Anthony Edwards, Luka Kovac - Goran Visnijc), giovane chirurgo (Peter Benton, Elizabeth Corday, Neela Rasgotra - Parminder Nagra), prima infermiera (Carol Hathaway - Julianna Margulies, Abby Lockhart - Maura Tierney, Samantha "Sam" Taggart - Linda Cardellini).

Il personaggio forse più riuscito di tutti, quello attorno al quale sono ruotate più vicende, con più sfaccettature e più storie da ricordare, risulta alla fine quello di Abby, anche grazie alla bravura dell'attrice che l'ha interpretato dal 1999 al 2009, Maura Tierney. Ma gli elevati livelli della recitazione, della regia e del montaggio senza respiro (citato e portato al parossismo proprio nelle prime puntate dell'ultima serie) è un'altra delle caratteristiche di questa fiction, pur con le inevitabili variazioni di anno in anno. (Principalmente a lei, ad Abby, la inarrestabile "gnappetta" dell'E.R., dedico quindi la breve rassegna fotografica.)

Cosa dire per concludere? Che se questa serie fosse andata in onda negli anni del mio liceo forse in Italia ci sarebbe un medico in più.


Altri post su ER:  La fortuna di ER,
Le due ultime stagioni
, La colonna sonora di E.R.
Per saperne di più  (forum)

sabato 6 giugno 2009

Il tramonto della carta di credito

Un tempo era uno status symbol. Negli anni '80, gli anni dello yuppismo, quando la carta di credito è arrivata in massa anche qui da noi (prima o poi tutte le abitudini americane arrivano), si faceva a gara a chi ne aveva di più nel portafoglio. Anche io, lo ammetto, giravo con tre carte di credito inserite negli appositi comparti del portafoglio.

Nasceva con uno scopo molto semplice: andare in giro senza contanti, con pochi spiccioli, per motivi di sicurezza. Era nata come una evoluzione dei traveller's cheques, gli assegni prepagati ma non circolabili inventati dalla American Express per i primi turisti degli anni trenta. Averla voleva dire essere solvibile, avere un lavoro o una attività sicura e remunerativa. Tirarla fuori mandava un messaggio di solidità e di successo. Non la davano a tutti, la carta di credito. Usare le banconote per acquisti consistenti mandava un messaggio inverso, di fortuna occasionale e precaria. Andava appena un po' meglio con gli assegni, anche se la facilità di trucchi e di assegni scoperti provocava quel cartello così frequente nei negozi: "non si accettano assegni".

Ricordo uno che raccontava di essere andato a pagare, per provocazione, un videoregistratore con soltanto monete. I pochi che tiravano fuori la carta di credito avevano invece un credito, appunto, assicurato. Passavano magari per gente che andava spesso all'estero.
All'estero infatti la usavano già da tempo. Ad esempio in Francia erano già molto più avanti. Ricordo la fila per pagare ai magazzini La Fayette, saremo stati alla fine degli anni '80, ero a Parigi per lavoro e con un collega eravamo lì per le solite spese e regalini che si fanno alla fine di un viaggio. Alla cassa ci siamo resi conto che, tra 12 o 15 persone che c'erano, eravamo gli unici a pagare con banconote. Le usavamo perché per il viaggio avevamo preso un anticipo cassa e ci sarebbero rimaste poi da cambiare in Italia. Ma gli altri avevano tutti carte di credito o Bancomat. Con i nostri contanti ci sentivamo fuori posto, quasi dei pezzenti.

Vuoi mettere invece quella mitica pubblicità della American Express di fine anni '70 che inquadrava il sedere di un tizio in jeans, con in tasca soltanto lo spazzolino da denti e il rettangolino di plastica verde? Che senso di libertà e di indipendenza che dava? La carta non dava alcun vantaggio economico, anzi costava (e lo status symbol nello status symbol era che te la pagasse l'azienda). Un minimo vantaggio è che il pagamento veniva differito da 10 a 40 giorni. Ma ovviamente non faceva alcuna differenza sul budget familiare.

E' stato qualche anno dopo che qualcuno ha pensato di differire il pagamento un po' di più, anche all'infinito. La carta di credito (chi ce l'ha, ha credito) diventava carta di debito (chi ce l'ha, è uno che fa debiti). Ed è diventata uno strumento per affrontare la crisi, prima post inflazione post Euro, poi post crack finanziari USA, uno strumento per linearizzare le uscite sull'anno, pagando ovviamente gli interessi (e che interessi) a chi fornisce la carta di debito.
Che è diventata in questo modo facilissima da ottenere, differenza di un tempo. Infatti chi ci guadagna è chi te la da', e infatti ora la danno anche gratis (come costo annuale).

Poi, in generale, si può anche usare come carta di credito tradizionale, saldando il 100% ogni mese, ma la tentazione (e i bisogni) sono a favore dei gestori. Così in fila al supermercato tirare fuori la carta di credito (o di debito, ma non è che c'è scritto sopra) non è più uno status symbol, non suscita sorpresa e interesse nelle massaie in fila.

Ce l'hanno ormai tutti. Se usi la carta sei probabilmente uno che fa debiti, o almeno che ha bisogno di differire le spese, magari hai il conto in profondo rosso, quindi sei potenzialmente sospetto. Così, come prima cosa, ti chiedono un documento. Alla faccia della pubblicità dell'American Express e del "denaro sicuro" e garantito dal sistema delle carte. Poi segnano l'acquisto su un libriccino, non si sa mai. A questo punto per distinguersi in fila al supermercato bisogna avere almeno una "carta oro" (quella che danno a chi spende un sacco di soldi con la carta) ma si tratta comunque di un messaggio per intenditori. E comunque il documento te lo chiedono lo stesso.

Molto meglio il Bancomat. Almeno dimostri che i soldi sul conto ancora ce li hai. Ma ancora meglio tirare fuori i contanti, se sono quelli giusti. L'ideale è la banconota da 100 Euro, così rara, dimostra che il tuo reddito è consistente. Quella da 500 no, è esagerata, senza meno chiamano il direttore per controllare se è vera, non se ne vedono mai in giro, e non parliamo del resto. 100 Euro è l'ideale. E peraltro per la spesa settimanale di una famigliola ne servono un paio. Triste tramonto della carta di credito nel mondo globalizzato.


(Nelle immagini, tratte ovviamente dal relativo sito istituzionale [è tutta pubblicità, in fondo, non dovrebbero avere da ridire] la carta American Express, o familiarmente Amex. La pubblicità degli anni '70 non la ho, ma qui sopra ecco l'ultima campagna USA con la cantante Beyoncè come testimonial. Altro che viaggi in libertà, si torna ai messaggi base, vita nel lusso, jet privati, auto sportive, pellicce politically uncorrect, pure il vestito e le scarpe sono d'oro)