giovedì 23 luglio 2009

Pluralismo in arrivo?

La Delibera 181/09/CONS dell'8 aprile 2009 dell’Agcom, delinea il panorama prossimo venturo della televisione digitale terrestre in Italia: 21 reti nazionali: quattro per la Rai, quattro per Mediaset, tre per Telecom Ialia Media, una per Rete A, Retecapri, Europa Tv e Europa 7. Le cinque restanti, definite "dividendo digitale" nella delibera saranno messe a gara. La gara dovrà essere indetta dal Ministero per lo Sviluppo economico entro l'anno, secondo gli auspici del garante Calabrò.

sony_hdr_fx7e_camcorderTra queste cinque, un lotto di tre reti sarà riservato ai nuovi entranti, mentre alla gara per le altre due potranno partecipare anche i tre operatori principali: Rai e Mediaset potranno aggiudicarsene al massimo una,  e in tal caso dovranno cedere il 40% della capacità trasmissiva (la rete, Rayway per Rai e Elettronica Industriale per Mediaset) a terzi; Telecom Italia potendo subire una dotazione maggiore, potrà aggiudicarsele entrambe, ma dovrà cedere il 40% di una di esse a terzi.

A seguito di questa delibera la UE ha sospeso (non chiuso) la procedura di infrazione contro l'Italia per la insufficiente pluralità del settore televisivo, ed in particolare per la posizione dominante di Rai e Mediaset, il famoso duopolio. Una procedura iniziata a luglio 2006 e poi confermata a luglio 2007.

 
Un futuro pluralista per l'Italia nel settore televisivo?
Già dalla delibera si capisce che Rai e Mediaset hanno tutte le possibilità per mantenere una posizione di preminenza, se non dominante. Solo Telecom, se investisse nel settore (mentre pare invece che ne voglia uscire, vendendo TI Media) potrebbe arrivare ad un numero di reti analogo (5). Il quadro è in realtà ancora più complesso, perché accanto a queste 21 reti nazionali ne esistono (o esisteranno) altre 4: le reti in tecnologia DVB-H, che utilizzano cioè la rete per i telefonini per trasmettere in broadcast, appunto per i telefonini di ultima generazione. Di queste reti ne sono attive (anche se con bassa diffusione) al momento tre, e due di queste sono già controllate, ancora una volta, di Rai e Mediaset (l'altra è di H3G, cioè il gestore di telefonini 3). E poi c'è la IP-TV, la TV veicolata attraverso Internet, con canali virtualmente infiniti (vedi YouTube) ma spettatori certamente finiti, e fatalmente non molto numerosi. E poi, c'è naturalmente la alternativa al momento più significativa al duopolio: la TV satellitare in abbonamento (Sky). Poi c'è la separazione tra editori e gestori di rete presente, anche se solo in stadio embrionale, nella delibera (la cessione del 40% delle reti, che però continua a garantirne il controllo).

Ma non voglio addentrarmi in scenari e futurologie, il pluralismo in Italia dipende solo in parte dalla tecnologia e molto di più dalla economia, e in particolare dalla raccolta pubblicitaria. Le TV in chiaro, quelle che hanno maggiore importanza per garantire il pluralismo, esistono ovviamente grazie alla pubblicità. E in questo settore esiste e rimane intoccabile il duopolio più importante, quello dei due gestori della raccolta pubblicitaria, Sipra per la Rai e Reteitalia per Mediaset. Loro hanno i clienti, e i gestori collegati, grazie ai loro ricavi possono investire sui programmi e avere quindi i telespettatori da vendere ai clienti.

sipraUn eventuale terzo (o quarto, o quinto) attore nel mercato televisivo dovrebbe prima investire grandi capitali per fornire programmi appetibili al livello molto alto di quelli Rai e Mediaset (non parlo di qualità dei contenuti, ma di qualità tecnica "percepita" dagli spettatori, una qualità molto costosa) e poi entrare in un mercato chiuso togliendo clienti alle due concessionarie citate prima. Con una politica di sconti, evidentemente, e quindi con ultriori costi. Molto più probabile che faccia invece accordi con le due concessionarie dominanti per smaltire i messaggi pubblicitari in eccesso, quelli oltre le soglie previste dalla legge (o dalla pazienza dei telespettatori).

Nessuna sorpresa che l'unica alternativa, peraltro di buon successo (ha superato Mediaset come ricavi ma, occorre ricordarlo, non per utili), vale a dire Sky, è fuori dal perimetro della TV in chiaro, ha un basso fatturato pubblicitario, prospera vendendo maggiore qualità (in gergo, "premium") con la formula dell'abbonamento e dei programmi a pagamento.

Per approfondimenti: La delibera Agcom , Il comunicato Agcom (dal sito del Governo), Il sito Agcom, Il sito Publitalia '80, Il sito Sipra (curiosamente ospitato da un servizio "MagnoliaPublic": sarà collegato alla casa di produzione Magnolia, quella de "L'isola dei famosi" e "X-Factor"?)


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