domenica 2 agosto 2009

La movida

almodovar_pepi_luci_bomL'Italia era una nazione un po' come tutte le altre, prima. I cinema chiudevano prima di mezzanotte, i teatri anche, solo se c'era La Fedra di Racine o altre mattonate del teatro classico che trascinavano gli spettatori stremati sin dopo mezzanotte. La televisione chiudeva i programmi con la mitica sigla basata sulla ouverture del Guglielmo Tell di Rossini, quella con l'antenna interminabile in carrello all'indietro, poco dopo mezzanotte. Addirittura, ai tempi della crisi energetica, dopo la guerra del Kippur, il governo decise, per risparmiare energia (era il '73-'74, il periodo delle "Domeniche a piedi") di anticipare la chiusura delle trasmissioni TV (e dei cinema) alle 11 e 30. Dopo mezzanotte restavano aperti i pochi ristoranti specializzati nella "cena dopo teatro" e i pochi e costosi "night club" che, come dice il nome, avevano lo scopo di intrattenere a notte fonda gli ormai pochi clienti alla ricerca dell'ormai perduto clima degli anni del boom, gli anni "della dolce vita".

Poi, è morto Franco. Franco nel senso di Francisco Franco, il "generalissimo", il dittatore spagnolo. Dopo quasi quarant'anni di potere, il brillante ufficiale fedelissimo alla tradizione spagnola, diventato generale ancor prima, come età, di Napoleone (aveva 33 anni), condottiero vittorioso nella guerra civile contro i repubblicani appoggiati dai socialisti, dai comunisti, dagli anarchici e dai liberali un po' di tutto il mondo, concludeva la sua parabola personale il 20 novembre del 1975.

La successione era stata pianificata da tempo, nella delusione di chi attendeva un cambio (e non solo perché anelava a maggiore libertà di pensiero e di parola) ma la Storia aveva deciso come sempre di non procedere in linea retta. Franco aveva lasciato la guida del paese nel 1973, essendo ormai molto malato, all'energico primo ministro Carrero Blanco, che avrebbe continuato la sua opera mantenendo al potere la Falange, il partito fascista spagnolo. Ma i fanatici terroristi dell'Eta, i famosi guerriglieri baschi alla ricerca di una indipendenza (e, allora, anche di una altrettanto utopica repubblica socialista) progettarono e portarono a compimento uno spettacolare attentato contro il suddetto Carrero Blanco, non solo nuovo dittatore in pectore, ma soprattutto incarnazione dell'oppressione degli spagnoli castigliani ai danni dei Paesi Baschi. Una potente carica di tritolo telecomandata esplodeva, nello stesso 1973 sotto la macchina del primo ministro, scaraventandola sopra il tetto di un palazzo vicino.

La discontinuità imprevista nella successione consentiva così ai circoli che puntavano ad una liberalizzazione dei mercati e dei consumi di riprendere forza, puntando al giovane (quello che regna ancora adesso). Il genero di Franco, marchese di Villaverde, nonché brillante medico, per allungare ancora la vita dell'uomo che teneva assieme il regime, e avere il tempo di individuare una soluzione alterantiva per mantenere i franchisti al potere, lasciando un ruolo puramente di immagine al re ricreato nel 1969 dallo stesso Franco, Juan Carlos, aveva utilizzato ogni tecnica, sino ad abbassare progressivamente la temperatura del sangue dell'anziano dittatore.

almodovar_pepi_luci_bom_2Ma alla fine la morte di Franco non poteva più essere negata, e Juan Carlos prese nelle sue mani con decisione il timone del passaggio alla democrazia e, con l'aiuto decisivo di un uomo del vecchio regime, Adolfo Suarez, convinto della inevitabilità di questa transizione, condusse in meno di un anno l'antico paese iberico tra i paesi democratici. Opponendosi anche, con altrettanta decisione, pochi anni dopo, ad un tentativo di colpo di stato franchista (poi non stupiamoci se Juan Carlos è così popolare in Spagna). 

Gli spagnoli uscivano così nel 1976, un anno dopo la caduta anche dell'altra dittatura parallela in Portogallo (la "rivoluzione dei garofani", Grandola Villa Morena, il 25 aprile ... ma questa è un'altra storia) senza rivoluzioni e senza spargimenti di sangue da quarant'anni di regime totalitario, e nel 1979 potevano votare nelle prime elezioni libere dagli anni '30.

 
Esplodeva così anche in Spagna la così a lungo complessa voglia di esprimersi su ogni cosa ma, a differenza del Portogallo, dove la maggiore passione era rivolta al dibattito politico, in Spagna, forse proprio per la grande "sinergia" tra Chiesa spagnola e potere franchista, esplodeva con maggiore forza il desiderio di farla finita con la cappa di piombo di quello che all'epoca chiamavano "regime clerico-fascista". Un po' quello che succederà tra qualche anno in Iran, almeno speriamo. Il cinema di Almodovar (che senza la caduta di Franco sarebbe rimasto un oscuro tecnico della Telecom spagnola) esprimeva nel modo più esplicito questa nuova ansia di riapproppiarsi del divertimento. E una canzone in lingua spagnola, un successo soprattutto in Spagna e poi in tutta Europa di pochi anni dopo (anche se il gruppo, i Flans, veniva dal Messico), esprimeva nel modo più diretto ed efficace il sentimento che dominava la maggioranza degli spagnoli. Si chiamava significativamente No controles, un brano martellante di discoteca nel quale la cantante Ivonne ripeteva "No controles mis vestidos, no controles mis sentidos, no controles mis vestidos, no controles mis sentidos no!! No controles mi forma de bailar ... no controles mi forma de pensar!"

 
 Era nata la movida, divertimento obbligatorio, la Spagna diventava negli anni '80 il paese dove si lavorava tutto il giorno, ci si dava ai divertimenti tutta la notte, e non si dormiva mai. Un mio amico qualche anno dopo è andato a lavorarci per qualche mese e ha scoperto che però facevano ancora la pennichella (la siesta, volevo dire). Grazie allora che cenavano alle dieci e andavano a dormire alle quattro. Ma forse era solo nell'ufficio dove andava lui.

Il problema è che la movida non è rimasta confinata alla Spagna, dove magari uno poteva andare un mese o anche una settimana a vivere in modo "no controles" e poi tornava nella nostra sonnacchiosa ma tranquilla Italia. No, era in realtà una pandemia di cui nessuno avrebbe sospettato l'esistenza e la pericolosità, che presto avrebbe contagiato tutto il mondo. Quando inizia una festa? Alle dieci? Roba da scuola elementare. A mezzanotte? Non vado a feste di liceali. Prima dell'una non mi muovo. E così in un inseguimento continuo alla conquista di sempre nuovi traguardi, una ricerca limitata dal fatto che la notte prima o poi finisce per via di un fenomeno chiamato alba. E così, per chiudere il cerchio, il "popolo della notte" ha inventato l'ultimo rito, il "cornetto all'alba" (al quale ha vanamente tentato di opporsi qualche mese fa il sindaco Alemanno).

movida_madridIn una allegra e caotica irrazionalità tutte le persone d'Europa che vogliono sentirsi nel flusso del presente hanno cambiato in pochi anni le abitudini. Dopo la normale fine delle attività (studio, lavoro) diciamo alle 7, alle 8, inizia la lunga attesa dell'ora giusta. E questo avviene non più solo nel giorno giusto (il sabato da noi, il venerdì, nei paesi anglo-sassoni) ma anche negli altri giorni, almeno d'estate. Per una discoteca seria può essere anche l'una (le tre in Spagna). Sono 4,5,6 ore da passare dopo la cena, durante le quali non si può e non si deve fare niente di divertente (se no diventi istantaneamente uno "squallido" o, meglio, uno "sfigato"), al massimo si può bere qualcosa. Per forza poi aumenta il consumo di alcool tra i giovani.

Un altro modo per passare questo lungo lasso di tempo è cercare il locale giusto in macchina. Con gli ingorghi che si fanno in questo modo nel centro di Roma (c'è molto più traffico all'una di notte che alle 9 del mattino) le ore di attesa passano in un lampo. Dentro la macchina, però. Finalmente poi arriva l'ora giusta e può iniziare il divertimento. E si può anche iniziare a bere qualcosa di adatto all'ora, non per passare il tempo, e qui arrivano i famosi cioppini intervallati ai cocktail e quelle altre cose lì. L'alcool infatti ha l'effetto di far venire il sonno ma anche di farlo passare, almeno per un effimero breve periodo.

Naturalmente l'allegria bisogna mostrarla a tutti, e l'alcool aiuta. Così risate e divertite chiacchiere echeggiano sempre più nelle notti romane. Non più però tra le dieci e mezzanotte, ma tra le due e le 4 ed oltre. Con qualche immaginabile screzio con chi abita nelle case vicine ai locali alla moda.

Gli abitanti del Celio contigui al nuovo centro trasgressivo della vita notturna romana (la cosiddetta "gay street", per i romani sarebbe all'inizio dello "stradone di San Giovanni") e in generale tutti gli abitanti del centro storico (ma non solo) osservano con ansia e preoccupazione i lavori per l'apertura di nuovi locali sotto le finestre della propria abitazione, sicuro annuncio di notti poco tranquille. Ma, ricordando che in fondo anche questo è un prezzo che si paga alla libertà, e pensando magari all'Iran di oggi o alla Spagna di ieri, ritengo che si possa anche scendere ogni tanto a bersi una birra, e fare le ore piccole così invece che davanti alla televisione (dove la "seconda serata" comincia ormai alle 11 e mezza, anche oltre, se in prima serata c'è X-Factor o L'isola dei famosi) e, se proprio è necessario, comprarsi un paio di efficienti tappi per le orecchie di ultima generazione tecnologica.

In sintesi: la movida è una cosa assurda, ma profuma di libertà.

(Le immagini dei manifesti si riferiscono al primo film di Almodovar, del 1980, "Pepi, Luci, Bom e le altre ragazze del gruppo") 

2 commenti:

  1. Si è il Guglielmo Tell ma non l'ouverture bensì una delle scene finali... cc

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  2. Cc: non cantava nessuno per un bel pezzo, così mi sono rafforzato nella mia opinione che non poteva che essere l'ouverture!

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