mercoledì 23 settembre 2009

La meravigliosa storia del ragazzo più intelligente del mondo

Primo capitolo: L'importanza di essere al posto giusto al momento giusto

(Tempo di lettura previsto: 3 minuti)
dec_VT100
Il computer individuale (personal computer o PC), ovvero il computer per la casa (home computer) era un sogno degli anni '70, sul quale molti si sono esercitati da quando, complice la guerra del Vietnam, Intel e Digital hanno sviluppato i primi microprocessori integrati (e miniaturizzati). Proprio un fuoriuscito della Intel, l'italiano Federico Faggin, ha sviluppato quel processore attorno al quale è nato e si è sviluppato il fenomeno PC ad inizio anni '80, lo Zilog Z80. Mentre alla fertile fantasia di Ken Olsen, il professore del MIT e mitico co-fondatore e poi presidente della Digital si deve il primo vero PC, il PDT-01, in pratica un terminale Digital della classe VT100 con all'interno il computer vero e proprio, e come unità di archiviazione un floppy disk, il "disco floscio" antenato dei moderni supporti. Eravamo a metà degli anni '70 e lui, Bill Gates, era uno studente, ma conosceva bene quei computer.

Nella seconda metà degli anni '70 due ragazzi americani, entrambi genialoidi e di nome Steve (Steve Jobs e Steve Wozniak), uno ancora studente e l'altro appena assunto alla HP, si rinchiusero nel garage di casa Jobs con il preciso obiettivo di progettare e costruire il primo vero PC. Non erano soli perché altri ci provavano negli stessi anni (Commodore, Amiga, Psion), ma il loro progetto si sarebbe dimostrato vincente. Trovati fortunosamente dei finanziatori riuscirono a mettere sul mercato, dopo diversi tentativi e iniziali difficoltà, il primo vero PC alla portata dei privati (il Digital PDT-01 era ancora un componente professionale, acquistabile solo se l'investimento era giustificato da un ritorno in profitti o da organizzazioni di ricerca e simili). Era l'Apple II (1977) seguito nel 1983 dal più usabile e più economico Apple IIe, primo vero successo nel settore dell’home computing. Così noto il IIe rispetto ai predecessori (c’era stato anche un quasi prototipale Apple 1 nel 1976) che per anni è girata la leggenda che il modello IIe fosse il primo Apple e che il futuro genio del marketing Jobs lo avesse chiamato "secondo" per rassicurare gli acquirenti.

Il PC era nato e si sviluppava, era tutt'altro che un fenomeno di massa, ma attirava finanziamenti e costruiva attorno a sé un nuovo mercato, ma qui entra in scena un altro personaggio, un "visionary" come dicono gli americani, che non significa "visionario" ma piuttosto "idealista", dove l'ideale è però tipicamente incentrato sul successo e sul denaro. In questo caso però qualcosa di visionario, a giudicare dai risultati. c'è stato. Si chiamava John Opel ed era il capo (il CEO) della IBM, la prima casa di computer dell'epoca, che superava la seconda (la Digital, che aveva inventato i mini-computer) di almeno 10 volte. Opel era un simpatico signore, appassionato di golf, posato e realizzato nella sua invidiabile posizione, ma voleva qualcosa di più, per esempio passare alla storia, e così, probabilmente spinto da qualche consulente, decise di lanciare la grande IBM nella nuova sfida, il computer che passava da strumento professionale a bene di largo consumo.

Bisognava anzitutto bruciare sul tempo i piccoli ma dinamici concorrenti, e proporre sul mercato un prodotto analogo, per prestazioni e prezzo, ma tranquillizzante e affidabile grazie al marchio IBM. Il processore c'era già, la IBM scelse un modello della Intel (l'8080) invece dell’allora leader di mercato, lo Z80 della Zilog, l’azienda dell’italiano Faggin, e anche per il resto dell'hardware non c'era problema. Il problema era il sistema operativo, il software che governa il funzionamento della macchina. Invece di svilupparlo nei potenti laboratori della multinazionale, Opel decise di prenderlo già pronto. E in questo è stato "visionary".

La Microsoft era all'epoca una piccola società che si era lanciata nel nascente mondo dei PC. Come molti altri in quel mondo inventavano  ben poco, più che altro adattavano in scala più piccola prodotti professionali utilizzati sui mini-computer professionali. In particolare Microsoft aveva preso come base uno dei sistemi operativi della popolare serie PDP-11 della Digital (un computer tra i più usati in ambito militare e di ricerca, che anni dopo si sarebbe scoperto essere stato clonato perfettamente dai russi), l'RT-11, che era proprio il sistema operativo del PDT-01 ricordato prima. Era stato adattato da Microsoft per l'Intel 8080 e questa è stata la prima fortuna di Bill Gates, non aver puntato sul più brillante e più popolare Z80. In questo modo aveva meno concorrenti e la scelta di Microsoft divenne, se non obbligata per IBM, certo più mirata.

Naturalmente i soliti dietrologi e complottisti hanno per anni ipotizzato motivazioni recondite per la scelta proprio di quella piccola società di Seattle, miracolata così dalla IBM, ma io, da buon seguace di Monod, propendo per il caso, aiutato in questa occasione dalla propensione di Bill Gates per le scelte di retroguardia (che sarà costante anche negli anni a venire) e dalla analoga propensione alla prudenza della IBM.

Nasceva così il PC IBM, enorme successo degli anni '80, avanguardia della invasione futura, con all'interno il sistema operativo Microsoft MS-DOS. La IBM sorpassava la Digital sul suo terreno, andando oltre i mini computer, arrivando ai micro-computer (si chiamavano anche così) e usando con spregiudicatezza inusitata (anche per Digital) prodotti non suoi.

Era convinta di avere comunque il pieno controllo di tutto, ma avrebbe avuto qualche amara sorpresa, e presto.

(Caccia all'errore. Per esigenza di brevità e scorrevolezza in questa puntata e nelle successive sono presenti alcune semplificazioni. Tutti i pierini in ascolto possono segnalarle come commenti. E'  chiaro che non si vince nulla: siamo in Internet e tutto è gratis - Nelle immagini l'Apple IIe il Personal Computer IBM 5150)
 

1 commento:

  1. e questo è molto interessante!

    aspetto di leggere il resto!

    ;-)


    (cugino R.)

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