sabato 26 settembre 2009

La meravigliosa storia del ragazzo più intelligente del mondo - Cap.2

Secondo capitolo: Il PC dilaga(Tempo di lettura previsto: 3 minuti)

Sì, dovevamo parlare delle amare sorprese per la IBM, ma prima è necessario ricordare come era la situazione in quegli anni, che stavano ponendo le basi del computer come strumento universale.

La operazione di John Opel fu coronata dal successo. La IBM creò il mercato dei PC che divenne, da fenomeno di nicchia, un segmento importante dell'area computer, e in pochissimo tempo. In realtà fu un successo ancora tutto dentro il mercato professionale, con una presenza ancora marginale del PC per uso privato, dell'home computer. Il fatto è che il PC, non si sa se sotto la regia dell'IBM o in modo casuale (propendo ancora una volta per la seconda ipotesi) aveva intercettato una esigenza di rinnovamento della utenza tradizionale dei grandi computer, i mainframe, che erano terra di monopolio IBM. A differenza dei mini in rete di Digital, che puntavano a rimpiazzarli completamente, i PC potevano aggiungersi ad essi, dando una ventata di modernità e rispondendo ad alcune esigenze diffuse. In pratica l'utente del mainframe usava il PC come un terminale per le applicazioni professionali (tipo la gestione dei conti correnti in una banca), e quindi non cambiava in sostanza nulla per la organizzazione, ma poteva usare il PC anche in locale per suoi scopi individuali, tipo scrivere una lettera, come questa, o per fare calcoli.

Il PC veniva usato al 10% delle sue potenzialità, ma se ne vendevano a carrettate.

Gli altri? Apple non era stata a dormire. Alla fine degli anni '70, il geniale Jobs aveva già avuto la idea vincente, copiandola ancora una volta da qualcun altro. Si trattava dell' Apple Lisa, un computer venduto in non grandi volumi dal 1982 in poi, e solo tra la utenza professionale, ma che avrebbe gettato le basi del nuovo modo di usare il PC.

L'idea geniale era ricondurre l'uso del PC a modi di agire consueti, in particolare ricorrendo alla metafora della scrivania. I documenti (file) erano mostrati come fogli di carta, con scritte o numeri, disposti a caso sulla scrivania e liberamente spostabili e sovrapponibili, e lo schermo era come una finestra scorrevole sulla scrivania, anzi su una scrivania grande a piacere, i caratteri, come nella realtà, erano neri su fondo bianco, potevano comprendere anche disegni o foto, e si poteva scegliere liberamente il documento su cui lavorare, senza perdere d'occhio gli altri, "toccandolo" e "prendendolo". E come si faceva? Usando al posto del dito un puntatore chiamato "mouse" (topolino) per la forma ergonomica che rimaneva nell'incavo della mano.

C'è poco da dire di più, perché è il modo di interagire con il computer ormai usuale per tutti, ma all'epoca del tutto rivoluzionario, perché il PC IBM (come anche i Digital, HP o Unix dell'epoca) avevano una interfaccia "a comandi", con istruzioni in uno pseudo inglese, da imparare con un corso di formazione, e poco accattivanti scritte verdi o bianche su sfondo nero, senza grafica.
Rivoluzionaria ma non originale, perché riprendeva pari pari la interfaccia "umana" messa a punto dai ricercatori della Xerox nei laboratori di Palo Alto, e commercializzata dalla Xerox stessa con il modello Star 100 (o 8000), che però era indicato solo per danarosi istituti di ricerca (perché costava 100 milioni dell'epoca, ed oltre, a postazione).

Il Lisa invece costava più del PC IBM, ma era sempre abbordabile, ed inoltre aveva a bordo interessanti ed esclusivi programmi di grafica e di architettura, che consentivano, per esempio, di progettare a computer l'arredamento di un appartamento.

E la Digital? Anche se il boss Ken Olsen era scettico sulla utilità dei PC la azienda USA si buttò lo stesso nell'agone, proponendo un PC che era per definizione migliore dell'IBM (alla Digital erano molto orgogliosi e convinti di essere superiori), quindi non compatibile.

Il Lisa Apple ebbe un successo di critica ma non di pubblico (come ho detto i compratori erano più che altro gli uffici acquisti delle società, infeudati tipicamente dalla IBM e poco propensi ad osare), mentre il Digital DECstation non ebbe successo né tra la critica nè tra il pubblico. Un flop clamoroso.  seguito del quale la Digital nel 1984 andò proprio a bagno (economicamente parlando), e per la prima volta nella sua breve storia ha dovuto applicare un "salary freeze", cioè un blocco di un anno intero degli aumenti di stipendio programmati (ai tempi d'oro era previsto un aumento tutti gli anni, ai manager restava solo l'onere di stabilire l'entità).

Risultato: l'IBM PC era IL PC, agli altri (Apple, Commodore, Amiga, Sinclair, CPM) rimanevano le briciole o mercati di nicchia, e se si voleva competere bisognava essere "IBM - compatibili".

Uno dei primi compatibili fu proprio dovuto al genio italico, e in particolare a Carlo De Benedetti. L'imprenditore infatti, appena tornato dalla Fiat alla Olivetti, decise (lungimirante) di creare un laboratorio in USA, nella stessa zona dove si stavano sviluppando  le industrie del computer, la in seguito famosa "silicon valley" e lì un gruppo di ricercatori italiani e americani mise a punto il migliore IBM compatibile dell'epoca, l' Olivetti M24, meno costoso e migliore nelle prestazioni dell'originale. Un successo mondiale e la Olivetti salva per la seconda (e penultima) volta.

E la Xerox invece? Che ne ha fatto della sua supremazia iniziale? Nulla, esattamente come per la futura rete locale universale Ethernet, ideata sempre a Palo Alto (e poi ingegnerizzata e venduta, in accordo con Xerox, da Digital).


(Nelle foto, dall'alto, La Xerox Star 8010, una workstation di oltre 30 anni fa che, come si vede, potrebbe essere stata commercializzata anche adesso, l'Apple Lisa 1, il primo mouse (della Xerox Star), i laboratori di Palo Alto)

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