mercoledì 28 ottobre 2009

Il ponte sullo stretto

(Tempo di lettura previsto: 3')
Nella disattenzione generale lo scorso luglio è stato istituito il comitato che dovrà presiedere la fase operativa della costruzione del ponte sullo stretto di Messina. E fino alla tragica alluvione di settembre nessuno si è curato del ponte. Poi tutti a dire che è un'opera inutile e che le priorità sono ben altre. Poi di nuovo l'oblio e tutti a discutere su qualcos'altro.

Ponte di Nyborg 2In Italia praticamente tutto è etichettabile "di destra" o "di sinistra", dalla tecnologia (il digitale terrestre è di destra, la TV satellitare è di sinistra) alle auto (il SUV è di destra, il monovolume è di sinistra) ai sistemi per gestire il traffico (le rotonde o "roundabout" sono di sinistra e i semafori sono di destra) e anche le grandi opere infrastrutturali non fanno eccezioni in quanto a sponsor, e il ponte è proprio il simbolo principe della grande opera di destra.

Non so se si arriverà mai alla fine, o almeno a vederlo iniziato, ma, nel caso, cosa accadrà di così drammatico e negativo? Vediamo gli argomenti ripetuti sino a farli diventare ormai luoghi comuni:

1. Non finirà mai, sarà una eterna incompiuta. Bè, questo è possibile, guardando la Salerno - Reggio Calabria e gli eterni lavori in corso a Lagonegro (40 anni!). Bisognerebbe fare un atto di realismo e di umiltà e affidarlo ad una società di costruzioni cinese,  possibilmente quella che ha completato un ponte di lunghezza e complessità quasi simile in 3 anni. O quella che ha costruito lo stadio di Pechino nel tempo che noi impieghiamo a rifare una fermata della metropolitana.

2. I soldi degli appalti finiranno alla mafia. E perché solo questi e non tutti gli altri erogati dallo stato in Sicilia e in Calabria? Se l'unica soluzione per far morire di fame la mafia è sospendere ogni erogazione pubblica a queste regioni diciamolo subito, in particolare ai siciliani e ai calabresi.

3. Non serve a nulla se prima non si fanno le autostrade in Sicilia e non si completa la Salerno-RC, le ferrovie a 2 sensi di marcia ecc. ecc. Ok, sono 20 anni che la sento questa, la SA-RC è sempre lì allo stesso punto e le autostrade in Sicilia pure. Forse bisogna proprio invertire l'approccio, sarà il ponte a imporre la costruzione delle strade ai due lati, come avviene sempre in Italia (lavoriamo bene solo sotto emergenza) e magari la Salerno-RC si deciderà a passare da un'altra parte, abbandonando Lagonegro.

4. E' zona sismica il ponte crollerà. Avete presente Los Angeles e tutta la California? Oppure Tokyo? Mi risulta che siano zone sismiche peggio dello stretto, eppure sono piene zeppe di grattacieli e ponti. Se non ci fidiamo dei calcoli degli ingegneri e dei programmi di simulazione che utilizzano diciamocelo subito, ma per coerenza andiamo ad abitare in un prefabbricato di legno ad un piano.

5. Il ponte sarà un monumento nel deserto e tutti continueranno ad utilizzare i traghetti. Un precedente c'è, il ponte tra la Danimarca e la Svezia, qui (nonostante il pedaggio sia piuttosto salato) i traghetti sono spariti in pochi anni e il ponte è diventato un elemento di unificazione molto potente tra i due territori, appartenenti addirittura a due paesi diversi che si sono spesso combattuti in passato.

6. Costa moltissimo e non è una priorità. Questo ultimo è l'argomeno principe "tanto non ci sono i soldi". Non è vero, per uno Stato ci sono sempre, Casomai è una questione di priorità. Prima bisognerebbe .. a) completare la Salerno - RC (ancora! ...) ,,, b) rilanciare lo sviluppo del mezzogiorno (magari aiuterà lo scopo proprio questa nuova unificazione fisica dell'Italia) oppure, perchè no, prima bisognerebbe risolvere il problema degli X milioni di famiglie sotto la soglia della povertà. Con questi ragionamenti nessuna opera pubblica si dovrebbe fare mai, non il ponte, ma neanche l'Auditorium di Roma, o l'Ara Pacis, ma neanche in passato il Palazzo dello Sport di Nervi, o il Duomo di Milano, o il Duomo di Orvieto (per il quale si erano tassati i commercianti della città) o gli Uffizi o ... potrei continuare per pagine intere di opere superflue, ma senza le quali non concepiremmo il nostro amato paese, o di infrastrutture che sembravano inutili fughe in avanti ma delle quali ora non potremmo fare a meno.
Un paese deve fare, osare, costruire, progettare, guardare al futuro, se no, tanto vale chiudere e aspettare che gente giovane venga a sostituirci. Negli anni '60 abbiamo costruito in 4 anni l'autostrada del Sole, ma come abbiamo fatto?

Insomma non vedo proprio tutti questi drammi e rischi in questo famoso ponte, l'unica perplessità, derivante da numerosi e lampanti esempi passati (e presenti), è sulla credibilità della realizzazione nei tempi, che è da noi strettamente connessa al grado di convinzione degli sponsor politici, e nella conseguente facilità che un cantiere diventi eterno.
 

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