sabato 17 ottobre 2009

La meravigliosa storia del ragazzo più intelligente del mondo. Cap. 5

Quinto capitolo: Il tradimento(Tempo di lettura previsto: 5')
Microsoft_Windows_Logo_from_1992_to_2000Gli anni '90 si aprivano con un grande successo commerciale, quello del già citato Windows 3.x (3.0 e 3.1), ma sotto i peggiori auspici per il futuro della allora ancora relativamente piccola Microsoft. La IBM sotto le cui ali aveva prosperato e fatto affari, aveva deciso che la ricreazione era finita e che era giunto il momento di riprendere in mano il gioco. E aveva iniziato lo sviluppo del sistema operativo definitivo per tutti i PC: l’OS/2.

I competitori di IBM erano ben aggressivi, Digital e Apple sembravano ancora in grado di portare l’assalto alla incontrastata supremazia di “big blue” e, nei centri di ricerca e negli ambienti di grafica computerizzata avanzava un terzo incomodo, anzi numerosi terzi incomodi, accomunati dalla scelta di utilizzare Unix, quel sistema operativo realizzato oltre dieci anni prima da un ricercatore dei Bell Laboratories, Ken Thompson, che in realtà non si occupava strettamente di informatica ma che, stanco e annoiato dai limiti dei computer che gli toccava usare (per la cronaca era il Digital PDP-11 con il sistema operativo RSX-11) aveva deciso di impiegare un po’ del suo tempo a realizzarne uno tutto suo, lo Unix appunto. Certo prima aveva dovuto impiegare un altro po’ di tempo, ma questa volta con l’aiuto di un collega, a realizzare un linguaggio di programmazione ad hoc, che era appunto il linguaggio C. I terzi incomodi erano Sun, HP, la stessa AT&T, Olivetti, anche la francese Bull, parecchi, Unix costava poco e rendeva molto in termini di immagini, era “aperto” e, non si sa perché, alla fine degli anni ’80 questa era considerata una caratteristica fondamentale.

Il ruolo per Bill Gates e la sua Microsoft era disegnato dalla IBM: partecipare allo sviluppo di OS/2 portando in dote il proprio know-how. E poi realizzare alcuni applicativi per il nuovo ambiente, cominciando dal “porting” del suo Excel e continuare così come partner minore.

Un ruolo comodo e tranquillo, ma gregario, al quale il ragazzo più intelligente del mondo (non aveva all’epoca ancora 40 anni) si è ribellato, facendo la fortuna sua e di parecchie generazioni di suoi discendenti a venire.

“Volete un nuovo sistema operativo?”, “Dio solo sa quanto ce ne sia bisogno, ma possiamo farlo noi in molto minore tempo, vi anticipiamo e vedremo chi resterà sul campo”.
Una sfida temeraria ma che partiva da qualcosa di consolidato, stabile, sul quale si poteva costruire il nuovo, con qualche speranza di successo.

Vi ricordate il sistema VMS della Digital del quale parlavo alcune puntate fa? Un ottimo sistema, a 32 bit, come avrebbe dovuto essere l’OS/2, con una architettura funzionale e completa, da cui l’idea meravigliosa del nostro: assumiamo i progettisti e facciamolo rifare in ambiente Intel (Intel è l’hardware dei PC IBM, come noto). Loro sanno come si fa un sistema compatto, alla IBM non è detto, e arriveremo primi. D’altra parte la Digital stava entrando proprio allora (siamo all’inizio degli anni ’90) in quella fase di stallo nella quale non sapeva bene come sfruttare i suoi gioielli (il VMS, ma anche il nuovo hardware Alpha a 64 bit, che sarebbe ancora all’avanguardia oggi, a quasi vent’anni di distanza) e che le sarebbe stata fatale (ma questa è un’altra storia).

Si poteva fare, e si è fatto, il capo progetto delle ultime versioni del VMS, Dave Cutler, è arrivato alla Microsoft con (immagino) alcuni dei suoi progettisti, ed è iniziato lo sviluppo di quello che sarebbe stato WNTWindows New Technology, secondo la più accreditata spiegazione dell’acronimo (che è sempre rimasto non ufficiale). Ma che in realtà era una citazione da un noto film, ed un auspicio. Nel capolavoro di Kubrick 2001 Odissea nello spazio il calcolatore che prende il possesso dell’astronave si chiamava difatti HAL, erano le tre lettere che precedono quelle della prima società di computer, la IBM. Ora il riferimento era ovviamente al VMS (Virtual Memory Storage, sarebbe la sigla) e le lettere erano le tre successive nell’alfabeto inglese.

Come è andata si sa, il WNT non è arrivato prima di OS/2, casomai dopo (1996) a parità di funzionalità, e parecchio dopo (2000) con la sua prima versione effettivamente commerciale e di vasta diffusione (che era il Windows 2000) e non era neanche così superiore e così stabile rispetto al rivale, ma più che la gara per il nuovo sistema poté l’inerzia dell’ormai enorme parco installato.

Solo grandi organizzazioni che potevano spendere forti somme nell’assistenza tecnica per il passaggio da un sistema all’altro, con tutto il loro corredo di applicazioni già installate, file utente importantissimi e da salvare (e che gli utenti si erano ben guardati dal salvare) e interfacce che stavano su per miracolo con i sistemi centrali (era tutto client / server, all’epoca). E poi la IBM si incaponiva ancora con la sua rete proprietaria token-ring, e voleva far cambiare anche quella.

E anche quando le potevano spendere si chiedevano (giustamente) perché avrebbero dovuto spenderle e se forse non era meglio attendere i nuovi sistemi man mano messi a disposizione da parte del fornitore originario del sistema che stavano usando, Microsoft appunto, e quindi i vari Windows 98, Windows ME, fino appunto al mitico Windows 2000 o Windows 2K.
Avevano sperimentato che, pur nella instabilità che caratterizzava tutti quei sistemi, il passaggio dall’uno all’altro, l’upgrade, era una operazione che di solito si riusciva a fare; addirittura, in alcuni casi sembrava che poteva pensarci addirittura l’utente da solo.

Il risultato è stato che solo poche organizzazioni ciecamente fedeli a IBM (banche e simili) si sono buttate nella migrazione a OS/2. E figuriamoci se l’hanno fatto i privati, quelli che avevano un PC a casa. Qui (ma anche in molte organizzazioni) un’altra differenza la faceva il copyright del software. Che Microsoft ha sempre lasciato astutamente senza protezioni (almeno sino a non molti anni fa) seguita in questo da molti altri produttori di applicazioni. L’aspettativa (corretta) era che IBM non sarebbe stata così di manica larga e quindi, perché rischiare di dover non ricomprare, ma proprio comprare tutto?

E poi, per quali motivi cambiare, per quali vantaggi sostanziali? In fondo la stessa IBM ai tempi dell’accordo di ferro con Microsoft aveva già dato a tutti la nuova funzionalità più importante, l’ambiente a finestre e il mouse, con il Windows 3.0/3.1 (1990-92). Certo non era “multitasking” a differenza dell’OS/2, qualsiasi cosa questo volesse dire ma, appunto, cosa vuol dire di preciso “multitasking” e perché non potrei farne a meno?

logo_next_largeE il mercato è rimasto nelle mani di Microsoft. Che, in pochi anni, grazie a questa unica semplice mossa, è stata lei la società che è riuscita a superare alla fine la grande IBM, numero uno dei computer sin dai primordi, non l’ambiziosa e arrogante Digital convinta (non a torto) di essere la numero uno in qualsiasi tecnologia, non la Apple con le sue idee innovative e il suo approccio marketing, non il sistema operativo del futuro, il sistema aperto, lo Unix. La IBM era ora costretta addirittura ad una pesante cura dimagrante, con decine di migliaia di posti di lavoro in fumo (era arrivata a 440 mila dipendenti nel mondo alla fine degli anni ’80, erano la metà dieci anni dopo).

Quindi lo scenario nel nuovo millennio era ben delineato: un mercato dei PC in crescita inarrestabile, e un solo ambiente operativo, quello di Microsoft, anche perché la Apple negli anni ’90 era entrata in uno dei suoi periodi grigi, Steve Jobs era addirittura uscito nel decennio precedente (fondando una sua compagnia, la Next) e non poteva proporre nessuna alternativa credibile. Mentre la Digital era addirittura uscita di scena, acquistata prima da Compaq (un ex semplice clonatore di PC IBM) e poi dalla ex rivale (disprezzata) HP, che aveva mangiato il pesce Compaq.

Ma non ho risposto alla domanda iniziale: (perché i PC si impallano?). O forse la risposta è già nella storia narrata sopra? Comunque ci torno sopra nella prossima (e ultima) puntata.

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