venerdì 9 ottobre 2009

La meravigliosa storia del ragazzo più intelligente del mondo. Cap.4

Quarto capitolo: Apple e Digital alla riscossa
(Tempo di lettura previsto: 5')
Facciamo un passo indietro e torniamo a metà degli anni '80, quando il PC IBM sbaraglia il mercato e mette in un colpo solo all'angolo Digital e Apple.

Digital e i miniNessuna delle due multinazionali concorrenti di IBM  rimase però passiva davanti al successo della IBM nel nuovo mercato. Digital decise di concentrarsi nuovamente nel settore che aveva inventato: i minicomputer. L’arma vincente l’aveva già in casa, era il nuovo sistema VAX e soprattutto il sistema operativo VMS. Questo sistema, dovuto a un team di progettisti guidato dal geniale scienziato Hustvedt (che purtroppo sarebbe stato messo fuori gioco qualche anno dopo da un grave incidente di macchina, nel quale perse l’uso della memoria a lungo periodo) è tuttora (seppur non più in produzione da anni) il migliore sistema operativo mai prodotto, di gran lunga superiore agli attuali sistemi Microsoft, ma anche a Unix o Linux. Il fatto che non sia praticamente più in uso è un’altra prova dei paradossi della tecnologia, ma ci torniamo dopo per differenze rispetto ai traballanti sistemi Microsoft. Il VMS poteva essere usato da uno o da 100 utenti assieme, non si impallava e, se proprio si verificava un malfunzionamento in qualche condizione particolare o utility secondaria, questo non era considerato un evento ineluttabile né dai sistemisti né dall'azienda. I sistemisti avevano fatto corsi di "internals" del sistema e avevano una idea non solo di cosa sia un "sistema operativo" ma persino di quello che dovevano manutenere. E se trovavano un errore noto lo risolvevano ricorrendo alla letteratura disponibile o ai forum che li connettevano con tutti gli altri dipendenti della multinazionale nel mondo, oppure, se proprio era un problema non noto, mai accaduto, lo comunicavano alla casa madre che provvedeva ad inviare una "patch" per risolvere il problema e, in attesa, forniva un "workaround" per convivere temporaneamente con esso. 
 
Il MicroVAX
Digital non fece altro che ridurre di taglia il VAX (che era un sistema per piccoli / medi gruppi di lavoro, era grande come una fotocopiatrice da ufficio e costava non meno di qualche centinaio di milioni di oggi) introducendo un sistema ridotto in dimensioni e costi, il MicroVAX, che poteva anche essere utilizzato come stazione di lavoro individuale (VAXStation, essenzialmente per grafica, architettura e progettazione in genere). Il MicroVAX costava fino a un decimo del VAX, era grande come un paio di PC di oggi  uno dietro l'altro (MicroVAX II) ed ebbe un successo enorme per l’epoca, persino per uso in campo militare (poteva anche essere inserito sugli aerei, e garantiva potenze di calcolo prima impossibili). Il MicroVAX è stato anche il protagonista di una interessante storia di spionaggio, che ha visto alcuni di questi sistemi prendere la strada di Cipro, poi attraverso una serie di passaggi con altri OEM, arrivare in Sudafrica per giungere infine in URSS. Alla caduta dell'impero sovietico, pochi anni dopo, però la copia del MicroVAX non era ancora pronta, e la informatica russa era ancora ferma ai sistemi mainframe RIAD, copia degli IBM 360 degli anni '60, e alla copia dei sistemi PDP a 16 bit della Digital degli anni '70. Che avevano però consentito di formare una intera generazione di validi (e creativi, giocoforza) informatici, che sarebbero stati utili alla ripresa di questi paesi dopo la fine dell'impero.

La stagione d'oro della Digital Equipment Corporation
microvax-3600Sospinta dal MicroVAX e dalle scelte nel settore delle reti (la rete locale Ethernet, quella usata ancora oggi da tutti come standard, implementata in accordo con Xerox, le prime reti di computer per lo scambio di informazioni, precorritrici di Internet) la Digital entrò nella sua stagione d’oro, diventando la società di computer a più alta crescita, arrivando addirittura ad assediare la supremazia di IBM a fine anni ’80, quando il fatturato della compagnia arrivò ad ¼-1/5 di quello IBM, in affanno per la perdita di mercato sui grandi computer e per la competizione sui PC.

La Digital puntava esplicitamente alla grande impresa e a rimpiazzare i sistemi mainframe IBM, con nuovi sistemi VAX a prestazioni più elevate, o interconnessi in rete, in cluster (i progenitori degli attuali servers). I sistemisti della multinazionale attaccavano al muro con le puntine ironici manifesti nel quale si autoproclamavano “hostbusters”, cacciatori di host (il nome tipico dei grandi sistemi IBM), facendo il verso al famoso film dell’epoca Ghostbusters (gli acchiappafantasmi).

E per qualche anno, fino ai clamorosi passi falsi di Ken Olsen, peccato di superbia rispetto al nuovo che avanzava (Unix e Internet) il tentativo di assalto al cielo sembrava riuscire. Poi un venerdì nero del 1991 gli uomini e le donne DEC, sbigottiti, appresero in rapida successione, nel pomeriggio inoltrato, prima delle dimissioni di Ken Olsen e poi del suo numero due, l’italiano Carlo Falotti, ed ebbero all'unisono il fondato timore che quell’epoca era finita.
Apple e il Mac
Ma sono andato troppo avanti, a metà anni ’80 la Digital trionfava, e anche la Apple non era da meno. Steve Jobs aveva fatto tesoro del Lisa e l’aveva riproposto, migliorato, con il nome di MacIntosh, o semplicemente Mac, nel 1984. Era il futuro, aveva già tutto quello che faticosamente si è visto sui sistemi Microsoft e IBM solo anni dopo. Mouse, grafica, navigazione a ipertesti (quella tipica di Internet di oggi) e, presto, già l'anno dopo, una nuova versione del Visicalc, potentissima, facile da usare ed accattivante, chiamata Excel. E sviluppata da Microsoft, come già si è visto.

IBM subiva quindi un attacco su tre fronti, i sistemi professionali che si abbassavano di prezzo (non solo Digital VAX e MicroVax, ma anche Sun e HP, con le loro versioni di Unix), il Mac, e i PC compatibili, non solo quelli di Olivetti, ma anche quelli a prezzo ancor più bassi prodotti a Taiwan, ad esempio da una piccola casa americana che avrebbe fatto molta strada, la Compaq.

La reazione di IBM fu affidata in prima battuta ancora una volta alla piccola Microsoft di Bill Gates, che oppose al "nuovo che avanza" uno dei peggiori prodotti informatici di tutti i tempi, il Windows 3.1, pessimo oggetto ma grande successo. In  pratica era un vestito che camuffava il vecchio sistema DOS per dargli un aspetto moderno, e consentire l’uso mediante finestre (windows) e i comandi via mouse. la Microsoft sfruttava la positiva esperienza fatta con Excel in un ambiente a finestre, ma il Windows 3.1 manteneva sotto la superficie i limiti del DOS, tra tutti, due: operare in serie (durante una stampa il PC era inutilizzabile, per esempio), e la instabilità, quel fenomeno, sconosciuto a tutti gli altri sistemi professionali, chiamato anche “spegni-e-riaccendi” o “CTRL-ALT-DEL” (la sequenza di tasti per far ripartire il PC quando entrava in stallo). Una sequenza inventata da un ingegnere della IBM,  evidentemente disperato, per dare comunque una soluzione agli utenti. L'ingegnere si chiamava David Bradley ed è diventato famoso per questa semplice idea.

Oltre a tutto, la interfaccia era praticamente copiata di sana pianta dal Mac, e la Apple non ci mise molto a fare causa per plagio. Perdendola, perché a sua volta aveva copiato dalla Xerox.

La strategia di IBMMa il Windows 3.1 per il gigante IBM ("big blue" era il soprannome) era solo una mossa tattica, per prendere tempo. La enorme multinazionale, con la lentezza del pachiderma, ma altrettanta forza, si apprestava con calma a raccogliere il successo dei PC, prendendo in mano essa stessa lo sviluppo di un nuovo sistema, che doveva superare i limiti del DOS/Windows di Microsoft. Come dire, “fatti da parte ragazzino e lasciami lavorare”.
Momento difficile per Microsoft. La IBM lanciava lo sviluppo del nuovo sistema definitivo, destinato nei piani a diventare lo standard per i PC, l’OS/2 (come dire, il secondo sistema operativo, il primo era il DOS/VSE dei mainframe, l'MS-DOS di Bill Gates solo un incidente di percorso), e la forza commerciale di una compagnia che allora aveva 440.000 impiegati nel mondo, era pronta per la invasione del mercato. Per Microsoft era previsto un ruolo di partner, avrebbe collaborato allo sviluppo di OS/2, mettendo in comune la sua esperienza, e diventando sempre più satellite di IBM, con un futuro di probabile inclusione nel gigante.

Nessun dubbio da parte di IBM nel successo della operazione, che avrebbe fermato Digital, i nascenti sistemi Unix di Sun e HP, e avrebbe consolidato attorno allo standard dominante di IBM il mercato più promettente di tutti, quello dei PC. L'unico dubbio era su quanti mesi sarebbero stati necessari per completare il programma. E Microsoft? Non era neanche contemplato come possibile rivale, era un piccolo partner che poteva solo dire di sì e ringraziare per la fiducia (non del tutto meritata, e anche IBM lo pensava) che ancora veniva accordata.

Come ha fatto il nano Microsoft ha mettere nel sacco il Golia IBM? Come ha fatto il prodotto peggiore a conquistare il mercato sbaragliando il campo dai prodotti migliori?

Lo sapremo nella prossima puntata: Il tradimento.
(Nelle foto la famiglia VAX negli anni '80, VaxStation 2000, il MicroVAX II e il Macintosh 1985)

 

1 commento:

  1. mi sto divertendo sempre di più!
    ;-)
    non vedo l'ora di leggere del tradimento!

    (cugino R.)

    PS. quando hai finito sarebbe una buona idea rimettere in ordine cronologico i post, leggerli "al contrario" è un po' defatigante!
    :-P
     

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