domenica 15 novembre 2009

Esame di dialetto

viale monza"Non si abita un paese, si abita una lingua. Una patria è questo e nient'altro" . Così afferma una nota massima del filosofo e pensatore (non propriamente progressista) E.M. Cioran.
Coerentemente con questa evidente ma non troppo diffusa verità la Lega sta procedendo con metodo e costanza alla diminuzione (o demolizione?) del ruolo dell'italiano, inteso come lingua italiana, nel nostro amato paese. Per il suo obiettivo di lungo (o di medio?) periodo, vale a dire la secessione della Padania, è necessaria anche una nuova lingua che distingua la nuova patria.

La nuova lingua, nella semplicistica visione dei nostri leghisti, è appunto il dialetto. Esami d dialetto per i professori che vogliono insegnare in Padania, esami di dialetto per gli extra-comunitari (o anche per i comunitari?) che vogliono la cittadinanza o semplicemente il permesso di soggiorno, trasmissioni TV in dialetto, giornali in dialetto, canzoni in dialetto al festival di Sanremo o a X-Factor.

Una strategia però semplicistica, e quindi puramente di comunicazione (serve per far parlare gli altri della Lega e tenere alta la tensione dei loro seguaci sul tema secessione).

enzo_jannacciProviamo con un esame di dialetto. La versione che propongo è sicuramente in un dialetto padano. Gli aspiranti padani secessionisti, o semplicemente i leghisti DOC d'accordo con i loro capi, oppure i curiosi, sono pregati di rispondere (ma senza andare a cercare la soluzione su Internet, come fanno i liceali con le versioni di latino):

A. Di quale città è questo dialetto
B. Breve sintesi dei contenuti di questo brano (è una canzone di un autore che non posso dire chi sia, ma le sue iniziali sono E.J.)
C. Cosè il basell
D. Chi sono i ruchetee

Gli abitanti da 3 o 4 generazioni nella città che si esprime in questo dialetto (che non posso dire, dico solo che i tifosi della Roma la definiscono così: "Dio creò M. poi, la immerse nella nebbia") dovrebbero poter capirne il senso senza problemi (penso). Gli altri abitanti della Padania, veneti, piemontesi, emiliani, non saprei.

T'ho compraa i calzett de seda cun la riga nera
te caminavet insema a mi comme una pantera.
Ti su del basell, mi gio' del basell: se l'era bell!
Ti senza capel, mi cont el capel, me s'eri bell!
 
Caminavom semper insema.
La gent che la pasava la ghe' guardava, la se voltava e le diseva:
"va quel li', el gh'ha compraa anca la stola, el dev ess on poo on pistola".
Quel pistola seri mi.

T'ho vist poer crist, inciuda' su quatra assit
anca mi me sont vist inciudaa su quatra assit,
coma ti pes de ti anca mi me sont vist inciodaa,
inciodaa come un pover crist.

Te scareghi ogni sera in piazza Beccaria
li te mostrett de sott banc la tua mercanzia
ti sul marciapee, mi denter el cafe' di ruchetee!
Ti a fu su i dane, mi a spend i dane coi ruchete!

Tuti i volt che semm insema ge sempre un qualchedun
aca in un cantun
che el me varda e me dis:
"va quel li', el gh'ha la dona che la rola, el dev ess on poo on pistola".
Ah? Saria mi el pistola? El pistola te se ti.
Te ghe la miè de mantegni
Te lavoret tutti el di'...
Ah? Saria mi el pistola? El pistola te se ti.


 

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