venerdì 4 dicembre 2009

Non capisco

Non capisco perché i magistrati siano così preoccupati. D'ufficio e per legge viene tolto loro fino al 40% del lavoro, senza che lo abbiano chiesto e ne abbiano alcuna responsabilità, e potranno dedicarsi solo ai nuovi processi.

alice and the queenNon capisco perché invece non siano affatto preoccupati gli elettori del centro destra, all'epoca, nel lontano 2006, così indignati per l'indulto, alla notizia che gli imputati dell'1% dei processi almeno sarà libero alla data di pubblicazione della nuova legge sul "processo breve". Non so se è vero che saranno l'1% o se saranno di più, ma essendo i processi pendenti oltre 3 milioni e 300 mila, gli imputati che beneficeranno di questa inattesa amnistia e torneranno liberi da ogni pendenza saranno come minimo 33 mila, che non mi sembrano poi così pochi.


Non capisco perché sarebbe una così grande emergenza la durata troppo estesa dei processi, se poi quelli in corso che sarebbero interessati dal provvedimento sarebbero solo l'1% del totale.

Non capisco perché la Lega e i suoi elettori dovrebbero essere soddisfatti del fatto che è escluso il reato di immigrazione clandestina: è un reato introdotto qualche mese fa e quindi evidentemente i processi non possono essere ancora andati in prescrizione.

Non capisco perché si fanno leggi retroattive come se fosse una cosa normale e nessuno fa obiezioni su questo. Dalle mie rudimentali cognizioni di diritto sapevo che le leggi retroattive non si devono fare, è come cambiare le regole del gioco mentre si gioca.

Non capisco perché la opposizione al provvedimento sembra essere pregiudiziale e assoluta. Se non fosse retroattiva sarebbe una delle tante leggi a tutela dei diritti dei cittadini. Come si mette (o si dovrebbe mettere) un termine massimo per altre pratiche in carico alla pubblica amministrazione, come l'approvazione di un progetto edilizio, così si da' un termine anche per la "pratica" più importante che può coinvolgere un cittadino.

Non capisco perché provvedimenti come questi di tutela del cittadino siano in Italia proposti dalla destra e non dalla sinistra, come nel resto del mondo, e perché invece la sinistra sembri invece essere dalla parte dello stato contro il cittadino, anche quando lo stato è palesemente inefficiente e non è in grado di arrivare a un giudizio definitivo in un processo neanche in sei lunghi anni.

Non capisco perché pare che nessuno faccia chiarezza sui numeri e dica in modo semplice che esistono tre numeri per valutare l'impatto dei provvedimenti: a) la percentuale di processi che andrebbero oltre i termini il giorno di pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale, per effetto della retroattività della legge (il numero di Alfano), b) il numero stimato di processi che andrebbero in prescrizione dopo l'approvazione della legge, perché il tempo rimanente non sarebbe sufficiente, nelle sedi giudiziarie meno efficienti o con meno personale (il numero dell'ANM), c) il numero stimato medio di processi che andrebbero in prescrizione dopo l'approvazione della legge, perché il tempo rimanente non sarebbe sufficiente, considerando tutte le sedi (il numero del CSM).

Non capisco perché la durata dei processi sia dipendente, secondo l'associazione dei magistrati, solo dalla carenza di risorse o dalla complessità delle leggi, visto che appunto, come certificato dal CSM, ci sono sedi che non hanno arretrati o quasi e altre che ne hanno molti, e sono sedi di dimensioni e geografia variabili.
  

3 commenti:

  1. No, Alberto: la retroattività di una legge, nell'ordinamento italiano, è del tutto ammissibile, tranne che per le norme penali sfavorevoli al reo, per le quali vi è un divieto di rango costituzionale. Per le leggi ordinarie, invece, la irretroattività è stabilita,come regola, dall'art.11 delle preleggi al codice civile, dunque da una norma ordinaria. Pertanto,  ben può una legge ordinaria (ossia di pari grado rispetto alla norma codicistica) derogare a tale principio, con i limiti di cui sopra.
    Per  il principio tempus regit actum, poi, le norme processuali si applicano anche ai giudizi pendenti alla data di entrata in vigore delle nuove disposizioni. Il tempus regit actum viene applicato anche ai procedimenti amministrativi (legge 241/90) e ai procedimenti disciplinati in base alla legge 689/81 sulle sanzioni amministrative, motivo per cui può capitare che un procedimento si avvii favorevolmente per il cittadino e si interrompa strada facendo perchè nel frattempo è entrata in vigore una legge sfavorevole  al conseguimento del bene della vita (come dicono i giuristi) a cui aspira colui che si è rivolto alla p.a.; così come chi ha avuto elevato un verbale di accertamento di sanzione amministrativa non ricava alcun vantaggio se, in seguito, entrano in vigore norme a lui favorevoli (che, per es., abrogano lo specifico illecito amm.vo di cui si è reso responsabile). In materia penale, invece, chi commette un reato beneficia retroattivamente delle disposizioni favorevoli che dovessero entrare in vigore dopo la commissione del  fatto.
    Un salutone

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  2. Ok, avevo premesso che la mia cultura giuridica non è particolarmente approfondita. Grazie al tuo commento ora è molto più approfondita. Avevo però detto che le leggi normalmente "non devono" essere retroattive, non che "non possono". Evidentemente l'indulto o l'amnistia hanno un valore retroattivo, è come se abbassassero la pena a suo tempo comminata. Cambiare le regole del gioco mente si gioca però non è una cosa molto bella. E' come se al 65' di una partita di calcio, mentre la squadra che perde può ancora rimontare, venisse promulgata una legge che riduce la durata delle partite a 70'. Qualcuno avrebbe qualcosa da ridire.
    Se sapevano che si giocavano 70' invece di 90 si sarebbero organizzati in un altro modo. Così come i PM dei processi che pensavano di avere tutto il tempo e invece all'improvviso gli fischiano la fine partita. Fortuna che, secondo il ministro di Giustizia, saranno solo l'1% del totale.
    Anche sul fatto che la retroattività è ammissibile se è favore della parte più debole, cioè del reo (se ho ben capito) le cose non mi tornano.  In un processo la parte più debole non è detto che sia il reo. Potrebbe anche essere chi ha fatto causa, magari ad una potente multinazionale, e che si trova nelle condizioni di non avere più giustizia, pagamento dei danni e così via.
    Tutto ciò premesso, su un limite di tempo ai processi, sulla riduzione dei gradi di giudizio, su una giustizia più veloce, e sulla introduzione della meritocrazia nella magistratura, sono del tutto d'accordo. Così come sulle partite di calcio a 70'. Basta che si introducano le nuove regole *prima* di iniziare la partita.

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  3. Infatti Albè,dici bene: le leggi normalmente sono irretroattive. Ma non è obbligatorio che lo siano, salvo si tratti di leggi penali che introducono nuovi reati o una regolamentazione più severa dei vecchi.(art. 2 c.p., art. 14 prel. c.c. e art.25 cost.)
    Va detto in merito  che i  giuristi che lavorarono al codice Rocco erano quasi tutti di formazione liberale e temperarono non poco- per quanto gli fu possibile- l'impronta autoritaria che il fascismo avrebbe voluto dargli
    L'art. 2 ne è un esempio.
    Sul fatto che il reo possa non essere il soggetto debole, sfondi una porta aperta :-) Nondimeno, preferisco vivere in un Paese che ha nel suo patrimonio giuridico un principio come il favor rei piuttosto che in posti dove simili principi non hanno dimora...
    D'altronde,la misura del  risarcimento del danno conseguente alla commissione del reato (art.185 c.p.), ossia il cd pretium doloris o danno morale soggettivo, è determinata dal giudice sulla base di criteri parzialmente svincolati dalla misura e qualità della pena inflitta al colpevole, motivo per cui l'amm.re delegato della multinazionale può anche non finire (in concreto)  al gabbio ma essere ugualmente costretto a pagare un forte risarcimento alle vittime.

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