giovedì 14 gennaio 2010

Investiamo in carceri

fuga_da_alcatrazNeanche tre anni dopo il tanto deprecato indulto (non ricordo altri, a parte me, che erano d'accordo) le carceri sono di nuovo troppo piene. Nessuno ha fatto nessuna delle cose al tempo promesse, quindi nessuna sorpresa, si confermano le previsioni dei soliti qualunquisti.  Ma ecco che viene trovata la soluzione, tra il plauso dei leghisti: costruire nuove carceri. Per arrivare dalla attuale capienza di 60 mila posti ad 80 mila. Che sarebbe il 30% in più. E quindi anche il 30% in più di costi. Non solo il costo di costruzione delle suddette carceri. Che è molto superiore al costo di costruzione di case, o magari di scuole. Ma anche il costo di esercizio. Secondo dati USA un detenuto costa 22.000 $ all'anno. I suddetti leghisti, sempre pronti a criticare ogni spesa come superflua, in questo caso non fanno problemi. E d'altra parte in un paese per vecchi, in preda a paure varie e propenso a chiudersi in casa davanti ai canali satellitari, sembra effettivamente più coerente investire in carceri, anziché magari in scuole (in edilizia scolastica, persino).
Mi pare di sentire le obiezioni ("vorrei vedere se succedesse qualcosa a te ...") ma il fatto è che la dissuasione per i reati non è rappresentata dalla lunghezza dei soggiorni in carcere, ma dalla certezza, o almeno dalla elevata probabilità, dell'aspirante delinquente di essere individuato e punito. Lo si capisce da alcune esperienze di vita vissuta, come ad esempio le pene durissime previste per chi spaccia DVD contraffatti (e anche per chi li compra) che non provocano alcun timore negli spacciatori, visto che la probabilità di essere presi sul fatto è inferiore a quella di vincere a WinForLife, e non parliamo delle multe per gli acquirenti. Non si è mai sentito in cinque anni che sia mai stata elevata a nessuno. Eppure qualcuno avrà comprato un DVD pirata in questi anni.


Del fatto che con quello che costa un detenuto all'anno si possono pagare gli studi ad un giovane in una delle migliori università se ne sono accorti persino gli americani, forse anche perché detengono il record mondiale di detenuti (76 carcerati ogni 10.000 abitanti, in Italia sono circa un decimo). Per esempio tra le nuove idee contro corrente per il nuovo anno la rivista Wired citava proprio "aprire le celle delle prigioni".

E' chiaro, non ai detenuti pericolosi. Che non sono certo tutti, ad esempio in USA meno di metà sono ristretti per aver commesso atti di violenza. In Italia anche molti di meno. Ma per quelli che hanno una elevata probabilità di tornare in galera (2 su 3 dei detenuti in USA vengono arrestati di nuovo, e il loro costo per la società diventa quindi stabile) è più economicamente conveniente un programma di recupero. Questo vale in particolare, come è ovvio, per i tossicodipendenti, ma non solo per loro. E per molti tipi di reato è altrettanto dissuasiva una pena che elimina la possibilità di delinquere, o che incide sulla posizione sociale acquisita, come la radiazione perpetua dalle posizioni assunte nelle amministrazioni o nelle professioni, con il conseguente obbligo pratico di cambiare vita.

E poi c'è la prevenzione. Nel paese dove, invece della tolleranza zero, è applicato il sistema dei controlli zero (ma con 15.000 leggi che proibiscono vanamente non tutto ma di tutto) anche sapere che qualcuno controlla, almeno ogni tanto, potrebbe diminuire la tentazione a delinquere. Anche magari per gli aspiranti immigrati clandestini che stanno tanto a cuore agli elettori leghisti di cui sopra. E infine anche abbreviare la durata dei processi e quindi la carcerazione preventiva aiuterebbe, quindi ben venga anche il limite temporale ai processi (purché non retroattivo, come ho già scritto).

3 commenti:

  1. Nella Svezia socialdemocratica di Palme una volta fecero un esperimento: differenziarono le carceri a seconda della pericolosità dei detenuti, del reato commesso e delle recidive. Quello soft era una specie d'albergo, ma chi scappava da lì o reiterava le condotte criminose finiva nell'altro tipo di carcere, di ben altra natura. Pare che funzionasse

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  2. Non ho citato il braccialetto elettronico, oggetto di inutili e poco centrate ironie un anno o due fa, che sarebbe una buona soluzione per non affollare inutilmente (e ad alto costo) le carceri.

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  3. Sì, potrebbe essere una buona soluzione ma il braccialetto presuppone che tutti quelli dotati di braccialetto siano seguiti a distanza 24 ore su 24 ma non ci sono nè mezzi nè tecnologie, al momento.Non credo, infatti, che lo scippatore incallito si fermi solo perchè ha un braccialetto.  A parte che, con tutte le diavolerie in circolazione, ritengo ci voglia poco a metterlo fuori uso.

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