domenica 3 gennaio 2010

Siamo arrivati nel futuro

space_shuttle_discoveryIl secondo decennio del terzo millennio, per noi bambini degli anni '60, era senz'altro e senza alcuna ombra di dubbio il futuro. Magari nel 2001 c'era ancora da colonizzare qualche pianeta del sistema solare, tipo Giove, ma dieci anni dopo ormai i giochi erano fatti, la Luna era una dependance della Terra, Marte era stabilmente abitato, si andava da una parte all'altra del globo in poche decine di minuti e l'uomo era ormai in contatto con altre razze provenienti da ogni angolo della nostra galassia, sperabilmente pacifiche e collaborative con noi. Oggi ci siamo arrivati, nel futuro, l'abbiamo fatto veramente questo emozionante viaggio nel tempo, che era il tema di tanti racconti di fantascienza. Certo, non è stato esattamente breve, ci sono voluti 40 anni da quel 1 gennaio del 1970 che per noi era l'inizio del futuro.

Buttando l'occhio all'indietro, per chi ha abbastanza memoria di ricordare, nel senso di rivivere, quelle aspettative, il futuro nel quale siamo immersi è veramente sorprendente, nel senso che è molto, molto diverso da come veniva descritto nei romanzi di fantascienza e anche nei saggi di previsioni scientifiche e soprattutto da come si formava nella nostra immaginazione. Operazione non semplice, prevedere il futuro. Proprio in quegli anni lì, esplorando la soffitta di mia nonna, avevo trovato un libro di scuola di mia madre delle elementari, dove erano elencate ed illustrate le invenzioni del futuro secondo la visuale degli anni '30. C'erano treni superveloci che arrivavano fino in Cina, aerei ancora più veloci e grandi come treni (ma sempre ad elica) dai quali si poteva lanciare la posta al volo (la posta aerea, appunto), macchine velocissime per tutti; peccato aver riposto una infantile fiducia nel fatto che quei tesori della soffitta rimanessero lì per sempre, mi piacerebbe consultare quel libro ora.

lego_shuttleLe previsioni degli scrittori di fantascienza degli anni '60 non erano poi molto diverse, e andavano sempre nella direzione della velocità, che avrebbe consentito all'uomo di raggiungere in poche decine di minuti ogni angolo del pianeta, grazie ai razzi che volavano nella stratosfera, o magari al teletrasporto, e di collegare la Luna, Marte e gli altri pianeti abitabili (quasi tutti, si credeva allora) con i tempi che erano necessari ad andare a New York in aereo o in nave.

Invece le persone si spostano oggi con la stessa velocità con cui si spostavano negli anni '60. Quando gli amici di mio zio facevano a gara nel percorso casello-casello tra Bologna e Roma e riuscivano a coprire la distanza in tre ore con la potente Alfa Giulia 1600 (tutor prescindendo, ci si mette lo stesso tempo, 40 anni dopo). E addirittura siamo andati indietro nella velocità nel trasporto aereo, avendo abbandonato il volo supersonico civile, e il generoso e futuristico tentativo del Concorde, che ha iniziato a volare in 3 ore da una parte all'altra dell'Atlantico negli anni '60, ma che ha malinconicamente fermato la sua corsa negli anni 2000. Chi poteva immaginare che invece che sullo spostamento delle persone tutto il progresso si sarebbe indirizzato sullo spostamento delle informazioni, anzi soprattutto della informazione di base, la più semplice e la più caratterizzante per la razza umana: la parola?

Anche tutta quell'altra parte di aspettative pessimistiche che si manifestavano nella fantascienza catastrofica si sono via via dissolte negli anni, dall'anno 1984 del libro di Orwell, al 1997 del film di Carpenter (1997: Fuga da New York), al 1999 nel quale le scimmie non hanno preso il sopravvento sulla razza umana come nel film "1999: Conquista della terra" (parte della saga "Il pianeta delle scimmie"), al 2001 di Kubrick (questo però non era catastrofico), e gli anni '80 si sono conclusi più o meno felicemente senza che scoppiasse la terza guerra mondiale profetizzata o temuta nei film "The Day After" e "War Games".

Manca ancora qualche anno al 2019 di Blade Runner, ma è improbabile a questo punto che avremo i cloni replicanti dell'uomo tra 3 o 4 anni, e qualche anno ancora per "2022: i sopravvissuti", ma anche in questo caso è improbabile che la sovrappopolazione sia un problema ingestibile. Infatti uno statistico demografico mi ha spiegato che il tasso di natalità si riduce a meno della metà quando oltre il 50% dei maschi di una popolazione non è più analfabeta, e arriva al tasso di mantenimento, quello tipico dell'occidente, quando anche il 50% delle donne supera l'analfabetismo. E ormai ci siamo.

I telefonini all'orecchio di un essere umano parlante su due (e a tutti in Occidente), non li ha immaginati proprio nessun scrittore di fantascienza. Al massimo nel futuro c'erano i videotelefoni (fissi). Che poi sono arrivati, più di dieci anni fa. Ma non hanno mai interessato a nessuno. E neanche la grande Internet, che mette in circolo tutte le informazioni e una parte via via crescente dei saperi del mondo, non c'era in nessun racconto di fantascienza che io ricordi. E neppure i voli low-cost che hanno accorciato veramente il mondo. C'era invece un futuro dominato dalla Cina e con una lingua universale chiamata "neocinese" (non ricordo in quale racconto). La Cina forse si avvia ad avere un ruolo dominante nel mondo (lo dicono tutti, mi permetto di avere dei dubbi) ma la lingua universale proprio non si vede all'orizzonte. Internet e i telefonini ci consentono di entrare in contatto con qualsiasi altro essere vivente sulla terra o quasi in tempo reale e in qualsiasi luogo e situazione, ma ci rimane da abbattere una barriera insormontabile per la comunicazione totale: la barriera della lingua. Passare ad una lingua universale non comporterebbe grandi difficoltà, ma è probabile che arrivino prima i traduttori elettronici portatili (questi c'erano, nei romanzi di fantascienza, anche se di solito servivano per comunicare con gli alieni, nel mondo del futuro gli umani parlavano tutti la stessa lingua). Ma sarà sempre una forma di comunicazione che ci manterrà divisi.

voyager_golden_recordRileggendo i racconti degli anni '60 qualche profezia la si trova. Nel racconto "L'uovo di cristallo" che apriva la prima edizione della famosa antologia "Le meraviglie del possibile" (quella di Einaudi, curata da Fruttero e Lucentini, dove compariva ad esempio il celebre racconto "La sentinella" di Dick), H.G.Wells immaginava qualcosa che ora esiste: una webcam, puntata in questo caso su Marte, e collegata via rete wireless al suddetto uovo di cristallo. Nel racconto "Il Veldt" Bradbury preconizza i videogiochi sempre più realistici nei quali è possibile perdersi. Nel racconto "Servocittà" le macchine e i computer continuano a combattere la terza guerra mondiale anche quando sono finite le munizioni e (quasi) gli uomini. Mi viene sempre in mente quando incontro dei siti web abbandonati, progetti falliti e superati, che però continuano a rispondere con cortesi messaggi del tipo "Abbiamo preso in carico la sua richiesta ..." e continueranno così per il resto dei giorni. E anche Blade Runner, che in origine era un romanzo, non ha predetto l'avvento dei cloni, ma un mondo dove convive l'arcaico sottosviluppo e la più moderna tecnologia, sì.
La migliore profezia è però in un bellissimo racconto di Ballard dei primi anni '60, "Il giardino del tempo", nel quale il grande narratore inglese immaginava, anche se in forma simbolica, proprio il nostro mondo di oggi, ossessionato dall'arrivo dei barbari e rivolto solo all'indietro.

Devo concludere banalmente che, con la memoria delle profezie di ieri, è consigliabile il massimo scetticismo sulle profezie di oggi? No, solo che è sempre più difficile trovare profeti in giro. La fantascienza si dedica ormai da tempo a reinventare il passato (la chiamano fantasy), così come la politica (e qui Orwell è stato buon profeta). Gli ambientalisti continuano ad immaginare scenari catastrofici sempre diversi (che fine ha fatto il buco dell'ozono degli anni 80?) tra l'ovvio e difensivo disinteresse generale. Nessuno è più disposto a spendere un dollaro o un euro di più in tasse per qualcosa di esaltante come una impresa spaziale (anche solo per tornare sulla Luna per smentire finalmente la leggenda metropolitana del "non ci siamo mai stati"). Preferivo tutto sommato gli ingenui profeti degli anni '60 che non temevano di sbagliare e consideravano passato quello che era passato cinque anni prima. In fondo, come diceva non mi ricordo chi, "solo i profeti possono sbagliare le profezie".

(Le immagini: dall'alto la nostra unica nave spaziale, lo Shuttle (il Discovery, in questo caso), una immagine dal film Waterworld, uno dei tanti catastrofici-climatici, il Golden record, biglietto da visita e book di referenze della razza umana attualmente in viaggio oltre i confini del sistema solare a bordo dei Voyager 1 e 2)

7 commenti:

  1. Bellissimo articolo, Aberto. Come sempre. Sono anch'io un bambino degli anni sessanta e anch'io immaginavo il futuro in maniera leggermente diversa. Soprattutto mi angosciava l'idea che sarebbe sparito tutto il verde e le città sarebbero diventate tante Brasilia o Las Vegas di vetrocemento , con automobili volanti e gente vestita on tute fosforescenti
    Solo ti devo segnalare un refuso: La sentinella è un racconto (stupendo) di Clarke, non di Dick :-)
    Un salutone

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  2. E' vero! Non è di Philip K. Dick. Ma neppure di Clarke, è un racconto, anzi una idea fulminante, di Fredric Brown. Il mio refuso può essere una buona occasione per rileggere questo memorabile apologo, consigliato soprattutto ai leghisti. Si trova tranquillamente in Internet.

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  3. Viene attribuito a Clarke in tutte le fonti. Anche l'antologia di storie di fantascienza che ho letto tanti anni fa e che me lo ha fatto apprezzare, lo attribuiva a Clarke. Da dove trai l'attribuzione a Brown?
    E' vero ...Dovrebbero leggerlo i leghisti. Soprattutto il finale, con il disgusto dell'alieno-sentinella per la pelle senza squame dei nemici... :-)

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  4. Da dove traggo l'attribuzione a Fredric Brown? Ma dall'indice del libro! Il libro è appunto "Le meraviglie del possibile" di Einaudi.

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  5. Non parliamo dello stesso racconto. C'è una sentinella di Brown e una di Clarke, in effetti. Ma quella a cui faccio riferimento anch'io è quella di Brown. Però non capisco perchè l'antologia su cui la lessi l'attribuiva a Clarke...

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  6. Bellissima antologia di fantascienza "Le Meraviglie del Possibile"!, un altro dei libri di mio padre.

    Essendo più giovane, i miei riferimenti futuristici sono molto giapponesi: il manga Trigun, che si svolge molti secoli avanti nel futuro, o l'anime Cowboy Bebop, ambientanto nel 2071. Speriamo di arrivarci!

    Buon Anno!

    Kenpachi

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  7. Bellissimo anche Cowboy Bebop, colonna musicale e tutto il resto. Mitica la puntata con Yesterday. Io ci vedevo dentro qualcosa di Jeff Hawke e qualcosa di Hugo Pratt, ma chissà se Watanabe li conosceva veramente.
    Mi sono ricordato anche un'altra "profezia" scaduta: quella di "io sono leggenda", dove la fine del mondo era posizionata nel 2009 (e la rinascita, controcorrente, nel 2012).

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