sabato 13 marzo 2010

Giochiamo a fare i cattivoni

"Gli immigrati irregolari, con figli minori che studiano in Italia, non possono chiedere di restare nel nostro Paese sostenendo che la loro espulsione provocherebbe un trauma "affettivo" e un calo nel rendimento scolastico dei figli. Infatti, secondo il nuovo orientamento della Suprema Corte l'esigenza di garantire la tutela della legalità alle frontiere prevale sulle esigenze di tutela del diritto allo studio dei minori." (da Repubblica, 11 marzo 2010).

Manu chaoIl giorno dopo, un sondaggio volante tra gli ascoltatori di Radio 24 riportava il 70% di SI a questa decisione. Gli ascoltatori di Radio 24 non sono caratterizzati come di destra o leghisti, nei giorni scorsi si erano espressi in grande maggioranza a favore del rispetto delle regole nella questione delle liste, o per l'abolizione dell'assurda legge elettorale per il voto all'estero voluta dal centro destra e così in molte altre occasioni. Figuriamoci quindi quale sarebbe stato il risultato di un sondaggio di questo tipo in Lombardia o in Veneto.

Quindi si conferma che gli italiani sono a grande maggioranza per il massimo rigore nei confronti degli immigrati clandestini. Sono riusciti lo stesso a mandare i loro figli a scuola pur essendo clandestini e sono stati "beccati"? Tornino a casa. E i figli? Se la moglie o il marito sono regolari possono pure rimanere con un solo genitore, altrimenti, tutti a casa loro e subito. Ma così la famiglia si divide, non siamo un popolo che mette la famiglia al primo posto? La nostra, mica quella degli altri. Il figlio è nato in Italia e non conosce neanche la lingua del suo paese? Peggio per loro che non gliela hanno insegnata, dovevano essere più previdenti e meno fiduciosi, ora se ne vadano a casa. E se uno diventa irregolare perché nel frattempo ha perso il lavoro regolare e ne trova soltanto in nero (dagli italiani)? Mi dispiace, non è un problema nostro ma suo, le regole sono regole, a casa. E se è diventato irregolare perché la durata dei permessi di soggiorno è quasi uguale al tempo che ci mettiamo noi italiani con i nostri uffici a rinnovarlo? La nostra inefficienza non può essere una scusa, interverremo anche sulla efficienza, ma intanto, a casa.

Quanto ci piace fare i cattivoni, in particolare con i clandestini, i precari del mondo globalizzato. Cattivoni virtuali, nessuno si sogna di fare nulla, naturalmente. Si aspetta che lo faccia qualcun altro. Ad esempio la polizia, le forze dell'ordine. Il fatto è che negli ultimi 10 anni (quando ha governato quasi sempre la Lega assieme alla destra) gli stranieri e i clandestini sono diventati moltitudini. E sono anche diffusi capillarmente ovunque, non sono mica concentrati in una città. Per controllarli ci vorrebbero moltitudini di poliziotti, vigili urbani, carabinieri, finanzieri. Che costano e hanno altre priorità. Dovremmo assumermene di più mettendo mano al portafoglio (ancora più tasse) e questo gli elettori leghisti non lo vogliono. Si accontentano, pare, di leggi feroci e inapplicate, un po' come quelle contro la pirateria musicale e cinematografica, con i DVD falsi che continuano ad essere tranquillamente venduti nelle piazze o nelle spiagge.

E anche loro, le forze dell'ordine, non sembrano troppo propense a fare questi controlli. La colf che lavorava da noi tempo fa, dopo aver ottenuto faticosamente il permesso di soggiorno (grazie ad una delle tante sanatorie del centro destra, quella volta trasformò 700 mila clandestini in regolari) non vedeva l'ora che la fermassero per un controllo, per mostrare l'agognato pezzo di carta. Era bianca, di nazionalità moldava, ma un occhio appena attento si accorgeva che non era italiana. Sono passati gli anni ma quella semplice richiesta di documenti non è arrivata mai. Così come non li ho mai visti chiederli ai simpatici immigrati (sospetto che spesso siano clandestini) che mi lavano quasi tutti i giorni il parabrezza.
Sembra che le forze dell'ordine abbiano altre priorità, che la lotta alla clandestinità, a differenza della Lega (che ha adesso addirittura il ministro dell'interno) non ha per loro la stessa centrale importanza.

Vorremmo essere un paese a tolleranza zero, ma in tutti i campi restiamo sempre un paese a controlli zero (ma leggi tante).

Ma poi in fondo, perché dovremmo fare tutta questa lotta alla clandestinità? Bisognerebbe casomai vedere cosa fa per vivere l'immigrato. Se fa lo spacciatore o il ladro nelle villette bifamiliari ed è in possesso del permesso di soggiorno? Se è clandestino ma fa il muratore, o il/la badante, o la baby-sitter? In questo secondo caso fa evidentemente qualcosa che serve e che è del tutto onesto. E' piuttosto il suo datore di lavoro che è irregolare, perché lo paga in nero, magari sfruttando la situazione a suo vantaggio. Oppure è la legge con tutti i suoi ostacoli (ora anche il permesso a punti) che è irregolare, nel senso che fa di tutto per rallentare la regolarizzazione.

Ma in fondo in fondo quelli che parlano sempre dei clandestini (che non sono solo i leghisti) in realtà intendono un'altra cosa: stranieri, estranei. Non li vorrebbero, vorrebbero che si tornasse ai bei tempi della loro infanzia, quando gli stranieri li incontravano solo al mare a Rimini (ma non erano moldavi o cingalesi, non sapevano anzi neanche dov'era la Moldavia o lo Sri Lanka). Sognano questo mondo felice, non so se sarebbero disposti anche a rinunciare per questo sogno ai loro lavoratori immigrati, badanti, colf baby-sitter e dipendenti a basso costo, ma certo sempre a quello pensano.
Non sanno che in questo mondo globalizzato (i veri no-global sono i leghisti e in Italia sono persino al potere, e da più di 10 anni) questo sogno è impossibile.

O meglio, è possibile, e forse con un po' di buona volontà possiamo anche arrivarci. Basta diventare più poveri dei paesi emergenti e sicuramente i tanto temuti clandestini in Italia non avrebbero proprio più motivo di venirci. Come ai bei tempi andati quando, appunto, non c'erano e ad emigrare erano gli italiani.

(Tempo di lettura previsto: 3')

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