domenica 11 aprile 2010

Il leghista ha parlato

wavejapan2Dopo l'ultimo post, che risale a diverso tempo fa, il leghista ha parlato col voto, e ha consegnato al partito del Nord un successo che è stato prontamente definito uno "tsunami" (bisogna sempre esagerare, e poi lo tsunami non mi sembra un fenomeno così da augurarsi e da celebrare).

Insomma, nonostante gli argomenti facilmente smontabili con un paio di ragionamenti, nonostante la crisi economica che ha interessato sicuramente anche qualcuno degli elettori leghisti, nonostante incredibili e inqualificabili azioni riconducibili alla Lega come la vicenda delle mense scolastiche tagliate per i figli dei genitori morosi (colpire i figli per punire i genitori, pura barbarie, ci confermiamo un paese ipocrita che ama i bambini solo a parole e solo se sono lontani o se sono i nostri, forse), persone sicuramente perbene e con condivisibili obiettivi, in tutto il Nord, sopra e sotto il Po, hanno scelto la Lega.


Il motivo è che la Lega si presenta come un partito che ha le risposte alle domande che vengono da quella stessa gente. Che ha però, in più, conquistato la credibilità di saper applicare quelle risposte nella amministrazione concreta, con l'attenzione ai particolari (in cui ricade anche l'attenzione ai costi con i discutibili metodi di cui sopra), alla amministrazione di tutti i giorni, quella che non suscita entusiasmi e non fornisce l'occasione per dibattiti e convegni, la noiosa routine dell'amministratore della cosa pubblica alle prese con mille imprevisti e budget sempre carente.


La politica non è che questo, sarà banale dirlo in presenza di tante raffinate analisi, una serie di domande che arrivano dagli elettori e una serie di risposte che chi si vuol fare eleggere offre a loro. E che deve avere la credibilità sufficiente per far sì che siano le sue, le risposte che vengono scelte. Le referenze, in altre parole, come per esempio aver realizzato qualcosa di concreto o aver concluso una legislatura senza dividersi. Le domande possono essere contradditorie tra di loro, le risposte puro marketing (fumo) e di questo gli elettori se ne accorgeranno solo dopo aver votato. E' il problema del sistema democratico, un sistema altamente imperfetto dove chi vota spesso non sa perché vota ma, come diceva qualcuno, è un sistema imperfetto ma è contemporaneamente, e come ampiamente sperimentato, anche il migliore che si conosca.


Però non bisogna dimenticare mai che c'è un altro aspetto che con un sistema democratico non va tanto d'accordo, la possibilità per qualcuno di suggerire le domande, scegliendo quelle per le quali ha già le risposte pronte. Ad esempio la domanda di sicurezza enfatizzata e trasformata in "problema dei clandestini" grazie al controllo del sistema dei media. Non che questa domanda sia impropria, ma quello che fa la differenza è la priorità che si riesce a dare ad essa.

Il resto, gli spiriti padani, la secessione dolce (chissà cos'è), le bandiere verdi, le ronde, il dialetto a scuola e le graduatorie privilegiate per gli indigeni sono un misto di fumo per gli elettori stessi (facciamo vedere che siamo decisi) e un misto di pressing su Roma (facciamo vedere che siamo decisi).

A parte qualche distorsione gli elettori della Lega hanno le risposte che cercano, dunque, e quindi perché preoccuparsi? Un motivo c'è, tutte le risposte sono vecchie, rivolte all'indietro, inattuabili, adatte ad un paese per vecchi, con tasso di sostituzione di 1,3 figli per coppia (dovrebbe essere 2,1 per mantenere la popolazione stabile), insomma per l'Italia di oggi che qualcuno (per esempio io) non vorrebbe rimanesse così. E vorrebbe anche che rimanesse tutta assieme e avesse ancora un ruolo in Europa e nel mondo (per esempio partecipasse ancora al G8).

Cosa dovrebbe fare il centro sinistra o, meglio, cosa dovrebbero fare i democratici? Mi pare semplice e banale, ascoltare le domande, elaborare risposte comprensibili ed efficaci, cercare di recuperare credibilità, ed evitare un indiscriminato "al lupo al lupo" che, come si è visto alle ultime regionali, non serve sicuramente con gli elettori dell'altra parte con qualche dubbio, e nemmeno più tanto per compattare i propri. E soprattutto, dare priorità al problema dei problemi: come far arrivare le risposte agli elettori con questo sistema dei media.

(Le immagini per illustrare il post le ho trovate: non molto originale, la famosa stampa giapponese di Hokusai)

Nessun commento:

Posta un commento