martedì 26 ottobre 2010

Marchionne e i sindacati

Tutti contro l'AD della Fiat che con poca diplomazia, cercando di rispondere alle solite accuse sulla Fiat che riceve denaro pubblico, risponde in modo un po' troppo trasparente, per le persone particolarmente sensibili, che in Italia la FIAT non fa utili. "Vuole andarsene". "Si sente più canadese che italiano",  "Parla come se volesse abbandonare l'Italia", "Prima deve decidere cosa fare, e poi come farlo, servono nuovi modelli di auto".

Ho ascoltato l'intervista e, se fossi un sindacalista, mi preoccuperei, piuttosto che di queste polemiche scontate, di un'altra affermazione che invece mi ha molto colpito. Che nello stabilimento in Polonia della Fiat, con 6000 operai si producono le stesse auto che vengono realizzate in Italia con oltre 22 mila. Questa sì che sarebbe una informazione da confutare da parte dei vari sindacati e critici del capo azienda della Fiat, se non fosse vera o fosse forzata.

Perché se è vera certo che una qualsiasi azienda per continuare a produrre in Italia avrebbe bisogno di sostanziosi incentivi. Può essere che lì producono di più perché le linee sono a pieno ritmo mentre i modelli prodotti qui non vendono e quindi le linee sono spesso ferme. O può essere che i modelli che tirano vengono prodotti laggiù perché in quello stabilimento si possono più facilmente rispettare i tempi, la qualità e quindi i costi di produzione e gli utili. Non so quale sia la situazione reale ma questo sì che richiederebbe un approfondimento per scoprire i segreti di questa elevata produttività.

E poi non parliamo della Cina e degli operai che lavorano in condizioni di semi-schiavitù o altre storie consimili (la realtà però credo che sia un po' diversa) ma della Polonia, un paese della Comunità Europea, che si prepara a entrare in zona  Euro nel 2011, con un reddito pro-capite che sarà pure inferiore al nostro (10000 €/anno contro i nostri 23000 €) ma con un tenore di vita simile, in particolare per il lavoro dipendente in genere ed operaio in particolare che in Italia, come noto, è pagato meno della media europea (dal 30 all'80% in meno, per la precisione).

Non mi metto qui a dare consigli o fare rilievi alla Fiat sulle scelte industriali e il modo di produrre, i giornali di oggi ne sono pieni. Meno che mai a difenderle, non ho alcun elemento per farlo. Voglio solo sottolineare che ancora una volta emerge un problema di competitività, un grosso problema con molte facce, delle quali una delle più evidenti è, secondo me, l'irrazionalità del mercato del lavoro, un grosso problema che rimane sempre lì, di convegno in convegno.

lunedì 25 ottobre 2010

Writers: la soluzione fai da te

In un commento al post precedente un gentile visitatore mi suggerisce di approfondire quello che fanno attivamente alcuni volonterosi cittadini riuniti nel gruppo "Riprendiamoci Roma". Un impegno in prima persona che è testimoniato anche dai molti link in tutta Italia riportati nel blog citato sopra, e che trova conferma anche in iniziative di questi giorni come quella a Bologna che ha visto la partecipazione anche del leader dell'UDC Casini.
Ammiro senz'altro chi si impegna a risolvere le cose che non vanno e non si limita a denunciarle o a mugugnare (o a guardare dall'altra parte).

Ma temo che questo approccio fai da te non sia sufficiente per incidere sul fenomeno, non solo perché apparentemente i writers sembrano essere di più dei cittadini che cercano di pulire le loro opere, ma perché sono molto più veloci! Ci vuole più tempo, lavoro e materiali, e soprattutto costanza, per ripristinare che per disegnare un graffito o scrivere un tag, come le recenti creazioni di Polis Beso e dei suoi amici che ho fotografato oggi nel centro di Roma in strade che avrebbe un certo fascino (Via della Navicella).

Questo è un compito che spetta alla comunità organizzata, a chi gestisce la città, e chi ha affidato la gestione, i cittadini, dovrebbe pretendere efficienza e tempestività in questo compito, il mantenimento del decoro urbano, come negli altri. Non penso sia giusto che i cittadini facciano invece supplenza di questi compiti, ma che invece sarebbe bene che non si stancassero mai di incalzare chi dovrebbe intervenire.

Sono rimasto sull'astratto, ne sono consapevole. E' opportuno andare in maggiore dettaglio su alcune parole che ho usato.
Stancarsi: io penso che la grande maggioranza delle persone che girano per Roma non apprezzino affatto i graffiti sui muri dei palazzi, vorrebbero che la città avesse un aspetto ordinato come quelle del Nord Europa, e si chiedano come mai ci sono persone che fanno azioni come platealmente stupide. Non fanno però nulla e guardano dall'altra parte perché sono stanchi della impotenza che la comunità evidenzia anche in questi aspetti esteriori. Molto meno faticoso (psicologicamente) adeguarsi, non vedere, e sognare magari di andare a vivere prima o poi in un comprensorio con sorveglianza.

Stupidità. Uno studioso, Carlo Maria Cipolla, ha studiato a fondo questo tratto caratteristico della nostra specie che ha affascinato molti (ma non Ennio Flaiano che amava ripetere con finta auto-ironia: la stupidità degli altri mi affascina, ma preferisco la mia). I writers, in particolare quelli impegnati a ripetere in modo ossessivo i loro tags, sono la illustrazione più efficace della terza legge della stupidità: "Si definisce stupida una persona che causa un danno ad un'altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita". Il danno è sicuro, ma anche la perdita: ettolitri di vernice e bombolette spray che certo i writers dovranno pur comprare, oltre al rischio di essere arrestati, e dubito che esista da qualche parte un essere umano di sesso femminile affascinato dalla loro opera, e tendo ad escludere quindi anche questa possibile molla per un comportamento illogico sotto ogni aspetto.

Costanza: è l'unico sistema (oltre agli ausili tecnologici garantiti dalla moderna tecnologia, come le telecamere a circuito chiuso ormai made in China e disponibili a prezzi inferiori a quelli di un telefonino). Vedere l'ultima foto della piccola galleria.

Pretendere attenzione dagli amministratori. Qui temo invece che l'assuefazione al degrado e altri fenomeni più volte citati (come l'individualismo) renda basse le pretese e scarsa la preoccupazione degli amministratori. Come testimoniano altre foto che seguono.

24102010584Cominciamo con un palazzo appena (ri)riverniciato a Via di San Clemente

Via Labicana


E sul palazzo d'angolo. Dove si notano anche alcuni manifesti


Affissioni abusive

Che straripano ovunque (e le foto sono del 24 ottobre ...). Chissà cosa ne pensa il sindaco della iniziativa dei suoi sostenitori e dei loro attacchini.
Ma non stavo parlando di affissioni più o meno abusive, ma di scritte, ed ecco un esempio contrario:


 E' il muro di San Clemente. Che era bersagliato dai writers più degli altri, anche perché è a un passo dal Colosseo (preferiscono colpire dove fa più male).  Solo che i religiosi (o chi per loro) lo riverniciano sistematicamente. E ai writers alla fine è passata la voglia.

venerdì 8 ottobre 2010

Vorrei conoscere Polis Beso

18092010530E chi è questo Polis Beso? Se lo chiedono in molti, penso, in questi ultimi mesi. E' quello che ha sostituito Kotone nel ruolo di graffitaro (writer) più prolifico del momento, a Roma. In realtà non sembra proprio un writer di quelli che coprono pareti (non importa di cosa) con grandi immagini di ispirazione fumettistica. E' uno di quelli che si limitano a ripetere ovunque il loro nickname, il tag.

Vorrei conoscerlo, sarei curioso di sapere quanti anni ha. Se è un adolescente iperormonale, o al contrario uno di quelli che non parlano mai e poi esternano le loro pulsioni con azioni fuori dalle regole (e non troppo dannose in questo caso, niente a che vedere con Bowling For Columbine). Oppure è un trentenne e oltre che sta ancora a casa con i genitori ma la notte va disegnare muri e vagoni sognando di diventare un secondo Keith Harig. Oppure invece è un semplice coatto come tanti che ignora del tutto chi sia questo Keith Harig e che fa queste cose perché le fanno tutti nel suo gruppo. Può darsi anche che sia un freak di 63 anni ancora abbastanza agile, come lascerebbe pensare il numero (47) che accompagna i suoi tag, ma mi sembra tra tutte l'ipotesi meno probabile. Magari è il voto che ha preso alla maturità.

19092010534Vorrei vedere casa sua e la sua stanza, e verificare cosa direbbe sua madre se scrivesse qualcosa sui muri della sala, o magari anche della sua cameretta. O cosa direbbero i suoi vicini o l'amministratore se queste scritte le facesse sul suo palazzo. Mi chiedo se queste cose se le chiede anche lui o se ha una naturale divisione di tipo bipolare, come buona parte degli italiani, del tipo "mio - non mio".

Certo con queste osservazioni si passa proprio per benpensanti vecchio stile, quelli che appunto avrebbero cancellato i graffiti di Keith Harig o di Basquait provocando la perdita irreversibile di riconosciuti capolavori dell'arte contemporanea. In questo caso però, pur non potendomi considerare un cultore dell'arte, penso proprio che possiamo stare tranquilli, ripulendo le scritte di Kotone e di Polis Beso la nostra civilità e la nostra cultura non perderanno nulla.

Perde invece qualcosa di sostanzioso il decoro della città. Decoro, che parola triste ed ottocentesca: "Complesso di valori e atteggiamenti ritenuti confacenti a una vita dignitosa, riservata, corretta".
Eppure questa mi viene in mente, quando vedo questi muri, questi palazzi (magari appena riverniciati, i writer li prediligono) o queste serrande di negozi o addirittura questi furgoni decorati dai tag.

22092010536O quando, come l'altro giorno in taxi, mentre percorrevo una lunga via di Roma, Via Nomentana, e non avevo molto da fare (anche perché ero da solo e il telefonino era quasi scarico) provavo a guardare Roma con gli occhi di uno straniero. Non si presentava poi male, nel giorno luminoso di inizio ottobre. Abbastanza pulita, un po' di foglie ma siamo pur sempre in autunno, i grandi palazzi dell'ottocento non molto dopo aver superato il ponte sull'Aniene, Villa Torlonia che emerge imponente tra gli alberi del parco, il filobus, il traffico abbastanza ordinato, regolato dai cordoli, in fondo la sagoma inusuale (per un americano o un giapponese) di Porta Pia. Unica nota che il suddetto straniero avrebbe osservato con stupore sarebbe stata la ininterrotta sequenza di tag che ornavano quasi ogni palazzo, non importa quanto signorile, sino all'altezza di due metri.

Si può fare qualcosa, oltre a stanziare 5 milioni di Euro (!) per ripulirli e preparare così nuovi spazi per ripeterli (quanti asili nido ci entrano in 5 milioni?) o prevedere forti multe che però nessuno commina perché nessuno ha tempo e risorse per controllare? Ma certo, mettere telecamere ovunque, con registratore e tutto, costano molto ma molto meno del servizio di pulitura. Ma non collegate alla Polizia che ha altro di più urgente da fare, ma proprio ai proprietari dei palazzi o degli immobili che sono il target preferito dei writers.

(Nelle foto,ovviamente, alcune opere di Polis Beso)