mercoledì 19 aprile 2017

La scuola. Le cifre dell'inclusione

I dati disponibili sulla scuola consentono di trovare risposte oggettive ad altri dubbi o perplessità che possono sorgere a chi ha contatti con la scuola come studente, genitore o lavoratore del settore (quindi, quasi tutti, o tutti non considerando solo il presente).
Per esempio la percentuale sempre crescente di studenti con la certificazione DSA (Disturbi specifici dell'apprendimento): sono veramente in crescita esponenziale? Si nasconde dietro questa crescita il tipico malcostume di certificazioni false o esagerate per avere vantaggi in termini di facilitazione scolastica, un po' come le pensioni di invalidità in piccolo? E' un fenomeno abnorme, che non ha confronto in altri paesi europei?

L'inclusione in Italia: i dati
Anche qui i dati ci sono, sono aggiornati all'anno scolastico 2014-15 e si possono leggere un report il cui link è alla fine del post, ma quelli essenziali sono riassunti in questa tabella:


Come si vede è effettivamente un fenomeno in forte crescita, e interessa nelle scuole medie il 4,2% degli studenti e in totale raggiunge il 2,1%. In più andando a vedere i dati sulla diffusione territoriale, si apprende anche che non è distribuita uniformemente. Nelle regioni del Nord Ovest la percentuale è superiore e raggiunge il 3,4% complessivo e il 6,6% alle medie.
Preciso per chi non avesse informazioni in merito che con DSA si intendono ben precisi disturbi cognitivi: la dislessia, la disgrafia, la discalculia e la disortografia (a volte associati), che rendono più difficile l'apprendimento ma non costituiscono affatto un deficit intellettivo.

Quindi è vero, la crescita c'è e per ogni classe soprattutto alle medie e alle superiore non è improbabile che più di uno degli studenti debba ricevere una formazione speciale. Rimane da fare il confronto con il resto d'Europa. Si scopre però che la percentuale complessiva dei soggetti con questo disturbo (di cause non ben precisate) non è noto. è solo stimato con grande approssimazione tra il 5 e il 15% dei cittadini europei.

Quindi in sintesi, dai dati si può dedurre che:
  • la crescita dipende solo da una maggiore attenzione dei sistemi sanitario e scolastico al fenomeno. Prima c'erano lo stesso ma non erano individuati; salvo come al solito qualche caso border line, non sono numeri fuori standard;
  • la differenza fra regioni in Italia ha probabilmente la stessa motivazione:
  • da spiegare la grande differenza tra elementari e medie, perché sono disturbi di solito legati alla scrittura o comunque all'apprendimento;
  • si può trattare di insufficiente preparazione degli insegnanti di questo ciclo nel riconoscere i sintomi oppure (o in parallelo) di resistenza da parte dei genitori a prenderne atto o a chiedere un approfondimento specialistico;
  • oppure ancora, e qui andiamo nei comportamenti meno corretti, a evidenziarlo o addirittura ad amplificarlo solo quando il figlio o la figlia trova forti difficoltà e potrebbe mettere in discussione l'ottenimento della licenza media.
Il confronto con gli altri paesi europei
Non è facile perché i sistemi scolastici per i disturbi dell'apprendimento e in generale per la disabilità sono molto diversi. Noi (e la Spagna) adottiamo da anni il sistema dell'inclusione, altri importanti paesi invece no:
  • Italia: Inclusione
  • Spagna: Inclusione
  • Germania: Separazione (o "distinzione")
  • Gran Bretagna: Sistema misto con prevalenza all'inclusione
  • Francia: Sistema misto
Gli stessi dati da confrontare quindi non sono facili da reperire. In Germania però le "special schools" che indirizzano i disturbi dell'apprendimento avevano 322.000 studenti nel 2015 (link) su 8.335.000 studenti totali, quindi il 3,9%, ma a questi si aggiungono quelli che sono comunque re-inclusi nelle scuole ordinarie, per arrivare a una percentuale del 5,5% (nel 2011, questi sono dati del report allegato). In sintesi una percentuale comparabile con la nostra. Anche in Francia il dato è simile (4,45%). Non siamo speciali.

Anche se approfondire i trend e le cause non sarebbe una cattiva idea. In UK e in Svezia infatti le percentuali sono molto inferiori. Quasi sicuramente dipende da un sistema scolastico più orientato al privato (UK) o dalla demografia molto diversa (Svezia) ma può darsi che ci siano altri fattori.

L'attendibilità di questi numeri
Cosa è successo in questi ultimi anni in Italia? Come mai sono aumentati così tanto gli studenti affetti da varie forme di dislessia? Dipende da qualche fattore esterno? E poi: perché è più presente questa sindrome in alcune zone del Paese?
Non ci sono epidemie in corso, è abbastanza chiaro che c'è una capacità maggiore e crescente (e variabile per Regione) di individuare queste forme di difficoltà di apprendimento, che in precedenza erano ignorate e declassificate a semplice incapacità o svogliatezza e comunque rispetto alle quali il sistema scolastico (e i genitori) non intraprendevano alcuna azione. Tanto un ragazzo o una ragazza dislessici hanno una intelligenza normale e possono fare tranquillamente vari lavori (anche creativi), avere una vita piena fare figli e così via. Ma se riescono anche a imparare e avere strumenti culturali e scientifici come gli altri è meglio.

A questo è possibile che si aggiunga, come per la famosa legge 104 e altre leggi di civiltà, la tipica propensione ad approfittarne per trarne vantaggio, in questo caso da  parte di genitori alle prese con figli pluribocciati o prossimi alla bocciatura ed interessanti solo al "pezzo di carta" e non al raggiungimento degli obiettivi di apprendimento. Perché il diploma ottenuto dopo certificazione DSA ha lo stesso valore degli altri, non riporta alcuna specificazione in merito.

Così sono riportati casi da più parti certificati di dislessia che arrivano alla fine del secondo trimestre, di scoperte tardive e altri casi dubbi. Da notare che la dislessia è riconoscibile con una serie di test oggettivi, ma se è certificata dalla ASL di competenza la scuola non può chiedere, a quanto risulta, una convalida con propri test.
Sarebbe quindi molto interessante avere anche dati sull'andamento delle richieste, sulle richieste per lo stesso ragazzo che arrivano solo dopo anni di scuola (elementari o medie) nelle quali i disturbi non erano mai stati evidenziati né dichiarati e così via. Anche per sfatare i sospetti o ricondurre i casi di impropria richiesta a percentuali fisiologiche.

Rapporto competo (link)

domenica 2 aprile 2017

La scuola in cifre

La scuola è giustamente al centro dell'attenzione di quasi tutti e quasi sempre. Secondo alcuni il nostro sistema scolastico è tra i migliori del mondo, secondo altri è tra i peggiori, dati statistici parziali vengono piegati alla esigenza di sostenere la tesi del momento, ma i dati reali ci sono, sono facilmente disponibili grazie agli "open data" e basta leggerli per togliersi dubbi e a volte pregiudizi.
Per esempio è proprio vero che c'è un'invasione di studenti stranieri? O che il liceo classico è ormai il preferito dagli studenti? O che i bidelli sono 150.000 in tutta Italia, come diceva un ex ministro in TV? O che i professori sono quasi tutti vicini alla pensione? O che c'è un boom delle scuole private?

Per avere le risposte basta leggere i dati dal sito open MIUR per l'anno scolastico in corso e fare qualche semplice calcolo percentuale. Si scopre quindi che:
  • Gli studenti stranieri ci sono, ma sono nella stessa percentuale degli stranieri nel nostro paese (9,2% contro 9,1%) e per il 73,2% sono nati in Italia e quindi parlano la nostra lingua;
  • Sono in percentuale maggiore alle elementari, ma non di molto (10,8%) e a scendere negli altri due cicli, come c'è da aspettarsi; nelle superiori (il dato non c'è) diminuiscono quasi certamente anche i nati in Italia e quindi quelli di madre lingua;
  • Circa la metà degli studenti scelgono il liceo alle superiori;
  • Tra i licei, il liceo classico è al quarto posto tra le preferenze per i licei con solo l'11.9% degli studenti, che quasi 1 su 2 preferiscono i licei scientifici (44,9 %); le differenze pre-'68 rimangono;
  • Al secondo posto c'è il linguistico con quasi 220.000 studenti (in maggioranza studentesse): la conoscenza delle lingue tra i giovani non dovrebbe essere cosi scarsa come si afferma: sarebbe interessante fare un sondaggio per verificare l'efficacia di questi corsi di studi;
  • La dispersione scolastica non sembra così elevata, dalle cifre globali: riportati per anno gli studenti dalle elementari sino alle superiori sono sempre intorno ai 500.000, che è un numero vicino al numero di nati per anno;
  • L'incidenza delle paritarie sul totale è molto bassa (4,7%) e prevalente, stranamente, alle medie, nonostante i soli 3 anni del ciclo (13,7%);
  • Il corpo insegnante effettivamente mostra un turnover moto basso, anche includendo quelli che nei dati MIUR sono indicati come "supplenti", meno di 1 su 10 ha meno di 35 anni (9% poco più di 50.000 in tutta Italia, 2-3 per scuola). Mentre quasi la metà hanno più di 55 anni (47,5%);
  • Le fasce MIUR per età non sono molto aggiornate e dovrebbero comprendere anche la fascia oltre 64 anni (ovvero prossimi alla pensione) che su questi dati non c'è;
  • I bidelli probabilmente sono meno di 150.000 ma il personale ATA (amministrativo, tecnico e ausiliario) nelle scuole è in numero consistente, sono 207.000, il 21,5% del personale totale, quindi 1 su 5 dei dipendenti della scuola e circa 10 per scuola.
Molti altri dati di sintesi si possono ricavare dagli open data sulla scuola, come le valutazioni, gli stessi dati scorporati per area geografica, i dati relativi agli studenti DSA (Disturbi Specifici dell'Apprendimento), la situazione e il numero delle scuole e degli edifici scolastici e così via.

A questo link un report sintetico con i dati commentati in dettaglio.