venerdì 28 luglio 2017

Lo stage post-laurea

Nel sistema duale scuola-lavoro lo stage ha un ruolo fondamentale: per completare un percorso di studi orientato ad un lavoro (e non alla ricerca rimanendo all'interno del sistema universitario) è necessario svolgere un periodo adeguato in un luogo di lavoro coerente col percorso di studi. In questo periodo sotto la guida di un tutor lo studente svolge un'attività lavorativa semplice, ma comunque coerente con le proprie conoscenze tuttora in sviluppo.
Stesse esigenze e stesso meccanismo per i master post laurea, anche qui lo stage completa con un'esperienza pratica si completa e si rafforza la parte informativa e ovviamente per i tirocini, che sono gli stage obbligatori per le professioni. Sempre stage curriculari.

Ma ci sono anche gli stage extra-curriculari, dove gli stagisti sono ex studenti, ormai laureati e/o già con diploma di master. Non servono più a completare il percorso di studi rendendosi più concorrenziali come neo-laureati che si affacciano al mondo del lavoro, ma ad arricchire il curriculum con ulteriori competenze ed esperienze. 

Tutto questo in teoria, e con in più la innovazione del jobs act che ha imposto che gli extra curriculari non potessero essere senza retribuzione. Come invece avveniva di frequente (mentre per i curriculari ovviamente rimane non obbligatorio, ma facoltativo).

In teoria, perché in Italia i datori di lavoro sono sempre alla ricerca di sistemi per diminuire il costo del lavoro, sia per migliorare i propri margini, sia perché "tutti gli altri lo fanno e se non lo faccio anche io sono fuori mercato". E dopo l'abolizione (ma non totale, in realtà) del contratto di collaborazione a progetto lo stage è apparsa la risposta alle loro esigenze. Anche meglio del co.co.pro per il datore di lavoro perché non ha vincoli e sanzioni e si applica anche al lavoro subordinato (e costa pure meno).

E in questo modo che l'Italia è diventata in questi ultimi anni, anche per un'altra "riforma che era meglio non fare", La repubblica degli stagisti

E non solo per opera dei datori di lavoro, ma anche delle Regioni e della UE che, credendo che sia ancora valida la teoria dello stage come arricchimento del CV, hanno basato diverse loro azioni rivolte ai giovani sullo stage, rimborsandoli alle aziende che vi ricorrono. Iniziative come Garanzia giovani o Torno subito della Regione Lazio, funzionano così.

Risultato: per molte lauree il passaggio per lo stage post-laurea e' obbligatorio (si chiama tirocinio in questo caso), nella migliore delle ipotesi sostituisce il periodo di prova di un tempo, nei peggiori procede a rotazione (più stagisti per lo stesso posto di lavoro reale) e/o fa passare il neolaureato da uno stage all'altro per anni. Senza pagare contributi al sistema pensionistico e senza acquisire anni di contribuzione. Ed essendo pagato molto meno un lavoro subordinato.

Rimedi: viene logico considerare divieti e sanzioni, ma l'esperienza (legge Fornero, protocollo welfare) ne dimostra da una parte la scarsa efficacia, dall'altra lo spostamento verso altre scorciatoie magari ancora peggiori, e infine gli effetti indesiderati e imprevisti.
Oppure viene logico citare la mitica diminuzione del "cuneo fiscale" (costo del lavoro) di cui si parla da anni, anzi ormai da decenni e che dovrebbe rendere meno attraente economicamente lo stage. Ma non si batte qualcosa che costa all'azienda fino a un quarto.

Non è facile individuare una soluzione immediata, ma almeno 2-3 cose si possono fare: 1) chiudere con gli stage curriculari o extra rimborsati dalle pubbliche amministrazioni o dai progetti europei: le aziende neanche li pagano, nessuna sorpresa che siano in aumento, e poi spesso li usano a rotazione; 2) tornare al concetto di tirocinio: lo stage come parte del percorso di studi o di specializzazione o di master: in altre parole niente più extra-curricolari; eliminare l'ennesimo contratto di lavoro di serie B; e anche 3) limitare gli stage curricolari o tirocini alle università pubbliche o private e non ammetterle per i corsi master privati (in un altro post spiegherò meglio il perché).
E poi, inutile quasi ripeterlo: procedere con decisione nella creazione di  un sistema efficiente di politiche attive del lavoro e di orientamento durante gli studi.

(Nella immagine la home del popolare sito citato prima).


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