domenica 18 febbraio 2018

Basic income: parliamone

Il basic income è l'idea alla base del reddito di cittadinanza, cavallo di battaglia dei 5S. Solo l'idea di base perché il movimento non ha mai definito in modo chiaro di cosa si tratta, e comunque non è un reddito. Un reddito dipende da qualcosa che frutta guadagno (un lavoro, un affitto, azioni, ecc.) mentre il basic income (che è quello che poi tutto hanno capito sarebbe) è una entrata incondizionata.

Se non fosse un argomento di lotta politica non sarebbe una idea da scartare a priori, perché sarebbe la soluzione ad un problema sociale che sta interessando fasce sempre più ampie della popolazione e che già produce e produrrà una perdita progressiva di coesione nella società. Il problema deriva da una evoluzione sempre più rapida della tecnologia che provoca una continua variazione dei lavori che servono alla società. Il che induce a sua volta la impossibilità per un numero sempre crescente di lavoratori (e di nuclei famigliari) di raggiungere e/o mantenere costantemente i parametri minimi richiesti dal nostro welfare e dalla vita sociale.

Deve essere quindi ripensato completamente il welfare e il basic income è un modo radicale di ripensarlo, a patto che sia nella versione più semplice.

Il basic income globale
La versione più semplice è molto semplice: ogni cittadino da quando costituisce un nucleo famigliare autonome (anche se single) riceve dallo Stato una entrate incondizionata, che gli consente di raggiungere il livello minimo di tenore di vita richiesto dagli standard del nostro paese (o europei). Questo al netto delle prestazioni di welfare che rimangono: assistenza sanitaria gratuita per tutti e pensione minima per tutti dopo che è conclusa la vita lavorativa (la possibilità pratica di lavoro), oltre che istruzione, difesa ecc.

La soluzione
Funziona, le persone che entrano nella vita lavorativa non devono preoccuparsi di finire sotto i ponti se non hanno genitori da cui tornare, una entrata minima per sopravvivere in modo dignitoso ci sarà sempre, così come una pensione sempre minima, ma sufficiente per sopravvivere ai livelli inferiori del tenore di vita anche. Una vita più serena.

L'applicazione
Applicare veramente questo sistema non è però facile, è quasi impossibile. Non tanto per il costo che comunque è inferiore di molto a quanto già ora lo Stato spende per le pensioni, quanto per:

  • le possibili ricadute sul mondo del lavoro
  • la difficoltà di mantenere condizioni uguali per tutti.
Vediamo i problemi e i nodi da sciogliere:
  1. Basic income sempre (incondizionato) e quindi anche quando la persona lavora?
  2. La casa: basic income uguale per tutti o differenziato per chi ha una casa di proprietà o un affitto sotto una certa soglia?
  3. Costo della vita ineguale nel Paese: basic income variabili?
  4. Basic income famigliare o personale? Si riduce per 2 persone (o anche più per figli conviventi in età lavorativa)
  5. basic income variabile per genitori con figli?
  6. per quanti anni di inattività si può percepire? Per sempre?
E' chiaro che tutte queste varianti "inquinano" l'idea e il concetto iniziale e generano tutta una legislazione ed una organizzazione che deve controllare gli inevitabili e continui tentativi di aggiramento. Il basic che funziona è incondizionato e uguale per tutti, le situazioni di ulteriore svantaggio devono essere gestite a parte dal sistema del welfare. Il che vuol dire in Italia affrontare  problemi incancreniti da anni:
  • gli affitti non coerenti con il livello degli stipendi 
  • le case in affitto in numero insufficienti
  • l'edilizia popolare / pubblica gravemente insufficiente
  • l'assenza di un'assistenza aggiuntiva e specifica per chi ha figli
  • l'insufficiente diffusione degli asili nido
La questione lavora pone invece diversi nodi da sciogliere. Anche qui il concetto di basic income rispetto al lavoro è molto semplice: il reddito da lavoro si aggiunge e consente di raggiungere il tenore di vita che è l'obiettivo del nucleo famigliare e rappresenta quindi la spinta per lavorare. Se invece si interrompe,  ai livelli retributivi attuali potrebbe essere preferibile, in particolare per coppie conviventi, rinunciare al lavoro. Oltre che essere un forte incentivo al lavoro nero.

Stabilito che si aggiungono, rimangono parecchi nodi:
  • al momento dell'applicazione e fino alla stabilizzazione sarò usato dai datori di lavoro per liberarsi licenziandoli dei lavoratori meno produttivi senza conseguenze morali 
  • il differenziale deve essere comunque alto per giustificare l'impegno lavorativo rispetto a "vivere di rendita" (seppur non consistente)
  • i datori di lavoro pagano solo la differenza, il costo del lavoro diminuisce; deve essere compensato con extra tasse?
  • i datori di lavoro potrebbero approfittare del basic income per licenziare lavoratori non più necessari senza farsi problemi morali
  • i lavoratori con uno stipendio non troppo lontano dal basic income o con altre fonti di reddito o situazioni favorevoli (case ereditate, investimenti mobiliari, ecc.) e7o con tenore di vita compatibile potranno decidere di licenziarsi e vivere con il basic income
  • in entrambi i casi il lavoro produttivo diminuirà e quindi le entrate fiscali che coprono il basic income
  • se il basic income fosse solo in Italia e non nel resto d'Europa si vericherebbe un forte sbilanciamento dello stato sociale, le politiche europee non sarebbero applicabili 
In sintesi 
Un cambiamento radicale che richiederebbe:

  • individuare soluzioni per mantenere in equilibrio il mercato del lavoro (e aggiornarle in base all'esperienza)
  • cambiare l'articolo 1 della Costituzione
  • una grande coesione politica e sociale: la maggior parte dei cittadini e dei partiti politici deve condividere l'obiettivo
  • una coesione a livello europeo (o la decisione di uscire dall'Europa).
La fattibilità quindi è prossima a zero e potrebbe avvicinarsi in un futuro forse non lontano con la progressiva estensione dei lavori robotizzati con intelligenza diffusa (Internet Of Things).

domenica 11 febbraio 2018

Chi lavora in Italia e chi no (Infografica Istat)

Più che una vera infografica è un semplice schema ma in una sola immagine sono raccolte le informazioni principali per fotografare il lavoro in Italia (al II trimestre 2017, la situazione è leggermente migliorata):

  • le persone che lavorano sono 23 milioni, il 38,4% dei cittadini italiani
  • di questi, 17,7 milioni sono lavoratori dipendenti e 5,4 milioni lavoratori indipendenti (autonomi, professionisti, imprenditori, collaboratori, consulenti, ecc.)
  • tra i lavoratori dipendenti i dipendenti pubblici sono ca. 3,5 milioni più circa 0,8 milioni di dipendenti in aziende controllate da amministrazioni pubblici (società in-house, enti pubblici, ecc.) (questo non c'è scritto ma sono dati noti).
  • tra i dipendenti 15 milioni sono a tempo indeterminato (permanente secondo Istat) e 2,7 milioni a tempo determinato.
  • gli italiani e le italiane che non lavorano ma sono in età lavorativa sono il 22,3% della popolazione, 13,4 milioni
  • di questi, 10,3 milioni non cercano un lavoro (17,1%)
  • quelli che cercano lavoro ma non sono disponibili a lavorare sono quelli che non hanno sottoscritto il PSP o la DID (non c'è scritto ma è sicuramente così)
  • i disoccupati sono 5,9 milioni il 10% della popolazione in età lavorativa
  • di questi 2,8 milioni sono nel mondo del lavoro e 13,4 ne sono fuori da uno o più anni-
Ecco l'infografica, che ci serve per i post successivi.